Le parti sociali europee hanno raggiunto una intesa lo scorso 28 giugno per la revisione dell'accordo quadro in materia di congedo parentale.
Le parti sociali europee hanno raggiunto una intesa lo scorso 28 giugno per la revisione dell’accordo quadro in materia di congedo parentale, con un prolungamento da tre a quattro mesi del periodo di assenza del genitore e la sua estensione a qualsiasi lavoratore dipendente, a prescindere dalla tipologia contrattuale.
Tale intesa dovrà ora essere tradotta in una proposta legislativa dalla Commissione europea e sottoposta alla approvazione del Consiglio a maggioranza qualificata.
L’accordo in parola, siglato dalle Confederazioni sindacali Ces, dalle associazioni imprenditoriali Businesseurope, Ceep e Ueapmi, rivisita le tutele minime previste per i lavoratori che si devono assentare per la nascita di un figlio, fissate in origine da un primo accordo europeo del 1995.
Gli Stati europei possono, come nel caso dell’Italia, porre in essere protezioni ancora più favorevoli per le madri e i padri che lavorano.
Le modifiche principali apportate con detta revisione sono le seguenti: innalzamento da tre a quattro mesi della durata del congedo parentale per ciascun genitore, prevedendo la non trasferibilità di uno dei quattro mesi da un genitore all’altro; viene chiarito che l’intesa di che trattasi trova applicazione nei confronti di tutti i lavoratori, a prescindere dalla forma del contratto, quindi anche se a termine o a part-time; la garanzia della possibilità, per i genitori che rientrano al lavoro dopo il congedo parentale, di chiedere l’adattamento delle condizioni di lavoro; un accrescimento della protezione, non solo in caso di licenziamento, ma di ogni trattamento sfavorevole connesso all’esercizio del diritto al congedo parentale.
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