L’Ambasciata d’Italia a Lisbona ci informa che, nonostante le previsioni di deficit eccessivo avanzate dalla Commissione Europea per il biennio 2010-2011 e la maggioranza soltanto relativa detenuta in Parlamento, uno dei pilastri del nuovo Governo Socrates è rappresentato dalla prosecuzione dell’imponente piano di rilancio degli investimenti pubblici promosso nel corso della precedente legislatura.
Si tratta, in particolare, di un ampio ventaglio di misure destinate al miglioramento infrastrutturale del Paese nei diversi settori considerati strategici e funzionali all’ammodernamento del Portogallo. Gli interventi più importanti, infatti, saranno destinati al rinnovo delle infrastrutture scolastiche e sanitarie, al potenziamento degli impianti di sfruttamento di energie rinnovabili, alla diffusione delle reti in fibra ottica di nuova generazione, allo sviluppo delle infrastrutture di trasporto aeroportuale, ferroviario e stradale.
Tra i progetti di maggiore interesse spicca ovviamente la realizzazione delle linee ad alta velocità ferroviaria, in considerazione sia della transnazionalità del progetto, sia dell’avviamento delle procedure relative alla linea Lisbona-Madrid avvenuto nel corso dell’ultimo biennio.
Come noto, l’ambizioso progetto infrastrutturale è stato al centro di un vivace scontro politico nel corso della recente campagna elettorale. Il PSD, principale partito di opposizione, ha ripetutamente manifestato forti perplessità sull’opera, sostenendo che essa, per caratteristiche e dimensioni, finirebbe con il favorire unicamente multinazionali straniere.
Tale tesi sembra tuttavia smentita da un recente studio commissionato dalla RAVE – l’ente pubblico incaricato della gestione delle procedure di affidamento relative al progetto dell’alta velocità – secondo il quale il tessuto produttivo portoghese potrebbe beneficiare di un ammontare prossimo al 90% del totale degli investimenti pubblici previsti. Lo studio realizzato dall’ISCTE Business School of Lisbon, infatti, si riferisce alla potenziale partecipazione diretta o indiretta delle imprese nazionali alla realizzazione dell’opera. Diverse imprese portoghesi disporrebbero infatti dell’esperienza e del know how necessari per l’elaborazione e la gestione dei progetti, la realizzazione delle opere di ingegneria civile e l’impiantistica concernente la fornitura di energia. A ciò vanno aggiunti gli introiti derivanti dagli espropri dei terreni dalle subforniture e dai subappalti relativi alla costruzione, gestione e manutenzione delle nuove linee ferroviarie.
Un minore apporto da parte delle imprese nazionali verrà offerto alla componente industriale relativa alla segnaletica ed alla fornitura di materiale circolante, ambiti per i quali sarà ovviamente preponderante il ruolo delle imprese internazionali.
Nel complesso, secondo lo studio realizzato dall’ISCTE, le imprese portoghesi potrebbero captare una somma compresa tra gli 8 e gli 8,5 mld di Euro del totale dei 10,5 mld di investimenti pubblici che verranno stanziati per la costruzione delle linee Madrid-Lisbona e Lisbona-Porto-Vigo.
Nel corso del prossimo anno, la RAVE procederà al lancio della gara relativa al materiale circolante, il cui costo complessivo a carico dell’erario dovrebbe ammontare a circa 1 mld di Euro. La procedura dovrebbe prevedere l’acquisto dei treni da parte dello Stato, che a sua volta li cederebbe in regime di leasing operativo ai vettori ferroviari aggiudicatari del servizio di trasporto sulle singole linee ferroviarie. Secondo informazioni anticipate alla stampa dagli stessi dirigenti della RAVE, è molto probabile che il bando venga predisposto in maniera da favorire quei gruppi internazionali che sviluppino sinergie e trasferimenti di know how con l’industria automobilistica. Più in particolare, la RAVE starebbe predisponendo la forma più adeguata per l’inserimento, nel capitolato del concorso pubblico internazionale, apposite clausole dirette a valorizzare questo legame con la filiera nazionale della componentistica per automobili, con l’obiettivo di favorire un processo di innovazione e riconversione di questo specifico settore produttivo, tra i più colpiti dell’attuale crisi economica internazionale.