Nel documento approvato evidenziata, tra l`altro, la necessità di una semplificazione degli oneri amministrativi e burocratici a carico delle imprese, dell`omogeneizzazione della pressione fiscale e contributiva, dell`introduzione di un sistema premiale per i comportamenti imprenditoriali virtuosi e rispettosi delle normative in materia.
La Commissione Lavoro della Camera dei Deputati ha approvato il documento conclusivo dell`indagine conoscitiva su taluni fenomeni distorsivi del mercato del lavoro (lavoro nero, caporalato e sfruttamento manodopera straniera).
Nel testo vengono illustrati il programma e gli obiettivi dell`indagine, i principali elementi emersi nel corso delle audizioni, nonchè le relative conclusioni e proposte.
In particolare, riguardo ai soggetti auditi, viene menzionato, tra l`altro, il contributo dell`Ance (si veda al riguardo la notizia su “Interventi ANCe”” del 3 dicembre 2009, n.33), riguardante la necessità della promozione delle attività di formazione, prevenzione e controllo della regolarità attraverso lo strumento della bilateralità che ha promosso l`adozione di efficaci misure di intervento, come il DURC, nonchè dell`introduzione di un sistema premiale che aiuti le imprese a essere virtuose nella sicurezza e nella regolarità contributiva, di un intervento di riduzione del cuneo fiscale contributivo e dell`introduzione di requisiti di qualificazione delle imprese, per impedire l`instaurarsi di un regime di concorrenza sleale.
Viene, altresì, ricordato l`intervento del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, che ha chiuso il ciclo delle audizioni, evidenziando, in particolare, l`esigenza di concentrarsi sulle forme più odiose del lavoro nero, soffermandosi soprattutto sull`estrema pericolosità (legata all`assenza di tutele) del lavoro totalmente non dichiarato – particolarmente diffuso nel Meridione nell`ambito dell`agricoltura e dell`edilizia – collegato ai fenomeni del caporalato e dell`intermediazione abusiva, entrambi connessi alla criminalità organizzata.
Il Ministro ha, inoltre, confermato l`importanza dell`elemento della bilateralità in chiave di collaborazione con i servizi ispettivi e di prevenzione dei fenomeni di lavoro nero, attraverso un controllo del territorio che tali organismi, soprattutto nel campo dell`edilizia, hanno dato dimostrazione di poter assicurare ed ha auspicato, anche per altri settori, la costruzione di una rete territoriale bilaterale – in sussidiarietà rispetto alle funzioni pubbliche – che possa svolgere una serie di funzioni, tra cui quella di intermediazione nella fornitura di manodopera, di collocamento, di formazione, di promozione delle forme di prevenzione per la salute dei lavoratori.
Tra le conclusioni e proposte viene sostenuta, tra l`altro, l`importanza di ricondurre i singoli aspetti dei fenomeni esaminati su un piano generale, con un approccio integrato che preveda la proficua azione di collaborazione e concertazione di diversi soggetti istituzionali e non – tra cui, ad esempio, gli enti bilaterali, come suggerito dall`ANCE e dallo stesso Ministro Sacconi – nonchè la messa in campo di vari interventi di natura economica, culturale, politica, repressiva, preventiva, fiscale e di regolazione dei flussi migratori, che sappiano coesistere nell`ambito di un progetto di azioni coerenti e coordinate tra di loro, capaci di orientare le azioni pubbliche in un nuovo contesto internazionale, caratterizzato dalla liberalizzazione dei servizi e dalla libera circolazione delle persone.
Viene evidenziata, altresì, come condizione necessaria per un`efficace azione di contrasto al lavoro nero, l`attuazione di adeguate riforme di più ampio respiro di natura economica, fiscale e del mercato del lavoro.
Nello specifico, in relazione alla manodopera straniera, viene rilevata, tra l`altro, la necessità di semplificare le procedure per il rilascio del permesso di soggiorno in favore dei lavoratori regolarmente presenti sul territorio, agevolando la tempistica e le relative procedure e mettendo, altresì, a disposizione delle imprese una quota di ingressi più rispondente ai bisogni delle stesse. In riferimento all`esigenza di rendere più costante e qualificata la presenza di lavoratori immigrati sul territorio, viene prospettata l`ipotesi di un`estensione del periodo di soggiorno per ricerca di lavoro, in caso di sopravvenuta disoccupazione, oggi limitato a 6 mesi, ricollegando la decorrenza di tale proroga non al giorno del licenziamento bensì a quello della scadenza del permesso di soggiorno e rendendo meno probabile lo scivolamento di tali lavoratori verso condizioni di irregolarità, anche attraverso il loro impiego in attività di formazione. A tale riguardo, risulterebbe, inoltre, essenziale l`avvio di politiche sociali di integrazione adeguate, riguardanti gli alloggi e la formazione linguistica e scolastica, nell`ambito delle quali gli enti locali dovrebbero rivestire un ruolo di primaria importanza. Occorrerebbe, inoltre, semplificare la normativa dei rinnovi dei permessi di soggiorno stagionali.
Con riguardo alle altre fasce deboli dei lavoratori, come i giovani e le donne, viene, inoltre, ritenuto essenziale promuovere lo sviluppo di una rete di bilateralità, in sussidiarietà rispetto alle funzioni pubbliche, che sia capace di svolgere attività di collocamento, di formazione, di promozione delle forme di prevenzione per la salute dei lavoratori, garantendo una forma preventiva di controllo sociale sugli stessi fenomeni distorsivi del mercato del lavoro.
Sul versante più specifico delle imprese, viene sottolineata la necessità di una semplificazione amministrativa e burocratica, a cui dovrà accompagnarsi, come auspicato dall`Ance, una generalizzata politica di omogeneizzazione della pressione fiscale e contributiva. In particolare, “si tratta di rendere sempre meno conveniente per il datore di lavoro e per il lavoratore stesso il ricorso al lavoro sommerso (avendo anche in mente l`idea di agevolare – in specifiche ipotesi da definire mediante accordi bilaterali – la possibilità, per i lavoratori stranieri, di versare i propri contributi agli enti del Paese di origine, al fine di fruire di trattamenti pensionistici di adeguata entità)“.
Al fine di una leale concorrenza tra le imprese viene proposto, altresì, di rivedere l`attuale quadro normativo, in modo da premiare, come proposto dall`Ance, comportamenti imprenditoriali virtuosi, centrati sulla qualità del prodotto e sulla tutela della manodopera, oltre che orientati agli investimenti e rispettosi delle leggi, sanzionando i trasgressori delle normative in materia, purchè si tratti di violazioni sostanziali e non meramente formali, come evidenziato dallo stesso Ministro Sacconi nel corso della sua audizione.
A fronte dei casi più gravi di sfruttamento della manodopera, viene, inoltre, prospettata l`ipotesi di intervenire sul piano del diritto penale, introducendo un reato specifico per tali fattispecie, così come previsto da alcune proposte di legge presentate sia alla Camera dei Deputati, sia al Senato (DDL 1220/C, 1263/C e 753/S), “a conferma dell`idea che il fenomeno del caporalato deve essere affrontato anche mediante adeguate politiche di ordine pubblico, dal momento che esso ha preso piede anche a causa di una scarsa presenza dello Stato e delle istituzioni sul territorio””.
Per i precedenti si vedano le notizie del 4 agosto 2009, del 23 ottobre 2009, del 6 novembre 2009, del 12 gennaio 2010, dell`11 febbraio 2010, e del 12 maggio 2010.
Testo del documento conclusivo dell`indagine.
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