Il Governo ha varato il Piano triennale per il lavoro “Liberare il lavoro per liberare i lavoratori”” predisposto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Il Documento, la cui presentazione era stata già anticipata dal Ministro Sacconi in un intervento in Aula del Senato in risposta ad interrogazioni sulla materia, sarà inviato alle Parti sociali con l`obiettivo di costituire la base per un confronto su ipotesi condivise di riforma del mercato del lavoro.
Il testo, oltre all`analisi delle azioni portate avanti nel primo biennio di Governo al fine di salvaguardare la base occupazionale e la coesione sociale, definisce le priorità da perseguire nel prossimo triennio.
A questo riguardo, in particolare, vengono distinte tre linee di azione:
1. “Liberare il lavoro dalla illegalità e dal pericolo””
In quest`ambito viene ribadita, tra l`altro, la necessità di potenziare in termini qualitativi le attività di vigilanza orientandole alla repressione delle violazioni sostanziali più gravi.
Viene, altresì, evidenziata l`importanza della programmazione delle azioni ispettive ai fini della messa a regime di programmi straordinari di vigilanza, come il piano, già avviato, per i settori dell`edilizia e dell`agricoltura nel Mezzogiorno, correlati con lo sviluppo del controllo sociale degli organismi bilaterali a livello settoriale e territoriale.
Riguardo al ruolo degli organismi bilaterali viene citato l`esempio dell`edilizia: un settore “caratterizzato dalla frammentazione delle imprese e dei rapporti di lavoro rispetto al quale le parti sociali hanno saputo organizzare insieme servizi che tutelano le persone e sostengono il tessuto produttivo“.
Viene, quindi, rilevata la necessità di un potenziamento di tali enti che potranno fornire “utili elementi conoscitivi in ordine ai fenomeni di maggiore criticità presenti sul territorio, fornendo così agli enti pubblici competenti elementi per programmare e gestire in modo più puntuale ed efficace le diverse tipologie di intervento e anche svolgere, in sinergia con le associazioni di settore, una azione di ampia sensibilizzazione delle aziende operanti negli stessi settori in ordine agli istituti giuridici utilizzabili per far emergere, da un lato, e contrastare, dall`altro lato, forme di lavoro irregolare e sommerso“.
A conferma della funzione di controllo sociale esercitata da tali enti viene menzionato, altresì, il Documento unico di regolarità contributiva (DURC) e le recenti modifiche introdotte al Testo unico sulla salute e sicurezza dei lavoratori (D.Lgs 81/2008) sulla patente a punti in edilizia e il sistema di qualificazione delle imprese (D.Lgs 106/2009).
Tra le priorità delle azioni ispettive e di vigilanza viene evidenziata, inoltre, quella in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, intesa non solo come attività di natura prettamente tecnica volta alla verifica del rispetto della normativa prevenzionistica ma, anche quella avente ad oggetto tutta la disciplina di gestione del rapporto che comunque incide sul profilo della integrità psico-fisica del lavoratore.
Tra le priorità dell`azione di governo per liberare il lavoro dalla illegalità e dal pericolo viene ricordato, infine, “lo sforzo per procedere alla completa e puntuale implementazione del Testo Unico di sicurezza e tutela della salute nei luoghi di lavoro attraverso la normativa settoriale e di dettaglio“, così come viene ritenuta fondamentale la definitiva attivazione del sistema di governo, su base tripartita, delle attività in materia di salute e sicurezza sul lavoro per la individuazione di indirizzi di attività e interpretazioni uniformi sul territorio nazionale. Elemento centrale di tale sistema tripartito sarà il sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro, tramite il quale le amministrazioni potranno condividere i rispettivi patrimoni informativi al fine di definire linee strategiche comuni in materia di salute e sicurezza.
Nell`ambito della gestione integrata delle competenze viene altresì evidenziata la costituzione di un Ente unico per la sicurezza dei lavoratori attraverso l`integrazione di ISPESL ed IPSEMA in INAIL.
Viene, infine, confermato il sostegno alle attività promozionali per la salute e la sicurezza sul lavoro.
2. “Liberare il lavoro dal centralismo regolatorio””
Viene anticipata, tra l`altro, la presentazione di un disegno di legge delega in Parlamento il cosiddetto “Statuto dei lavori“, che dovrebbe costituire la “rinnovata cornice dei diritti inderogabili di legge entro la quale le tutele potranno trovare una modulazione più moderna, prodotta in parte dalla legge stessa e poi flessibilmente derogabile o integrabile dalla contrattazione nei vari contesti e nelle dimensioni in cui si realizza“.
Sullo spirito a cui il provvedimento sarà informato viene sottolineato che il nuovo Statuto promuove “la sussidiarietà orizzontale verso le organizzazioni di tutela e rappresentanza dei lavoratori e degli imprenditori come la sussidiarietà verticale verso i livelli più prossimi al rapporto di lavoro“ e che “affida alla bilateralità e alla contrattazione collettiva l`obiettivo di incentivare la produttività del lavoro e il connesso incremento delle retribuzioni, diretto o indiretto, attraverso servizi integrativi e tutele aggiuntive di tipo promozionale“.
3. “Liberare il lavoro dalla incompetenza””
Viene ricordato, in particolare, l`accordo Governo Regioni e parti sociali del 17 febbraio 2010 sulle linee guida per la formazione, in cui sono modificati i criteri attuali di finanziamento e la concezione stessa delle attività formative sulla base di tre presupposti:
– il lavoro è parte essenziale di tutto il percorso educativo, formativo e professionale di una persona;
– l`impresa e l`ambiente produttivo sono il contesto più idoneo per lo sviluppo delle professionalità;
– la certificazione formale deve interessare la reale verifica delle competenze di una persona, maturate anche attraverso l`esperienza e il lavoro.
Al riguardo, vengono, altresì, individuate quali azioni concordate che il Governo si impegna ad implementare rapidamente:
o una rilevazione tempestiva su base territoriale e settoriale dei fabbisogni professionali di competenze sostenuta da una cabina di regia nazionale, a partire da un ampliamento su base provinciale del programma Excelsior, e lo sviluppo dei servizi di placement nelle università e scuole superiori;
o l`impiego diffuso del metodo di apprendimento “per competenze”” in situazione lavorativa in luogo di quello “per discipline separate”” in situazione scolastica, la rivalutazione dell`istruzione-formazione tecnico-professionale, il coinvolgimento delle imprese, singole o associate, nelle attività educative e formative;
o l`accesso degli inoccupati a tirocini di inserimento, il rilancio dei corsi di istruzione e formazione tecnico superiore (IFTS) e dei contratti di apprendistato della legge Biagi, privilegiando l`apprendimento nella impresa, la rivisitazione degli stage;
o il rientro anticipato dei cassaintegrati sulla base di accordi di formazione e lavoro;
o l`accreditamento di “valutatori”” indipendenti in grado di certificare le effettive competenze dei lavoratori comunque acquisite, in modo da rafforzare la trasparenza e la migliore informazione nel mercato del lavoro, accrescere la capacità di offerta sul mercato del lavoro, migliorare l`incontro tra domanda e offerta e stimolare la ricerca delle più utili attività formative.
Per tutte le azioni elencate viene sottolineato, quale essenziale, il ruolo sussidiario delle imprese, delle associazioni datoriali e sindacali e degli enti bilaterali, “senza dubbio più efficace delle funzioni pubbliche che, comunque, dovranno essere potenziate e riqualificate a partire dai centri per l`impiego, in sinergia con le agenzie private per il lavoro, nell`ambito di una più marcata collaborazione tra Stato, Regioni e Province“.
In allegato il testo del Piano triennale per il lavoro
3036-Testo del piano triennale per il lavoro.pdfApri