-La trasmissione prende spunto dalle parole del Papa nell’Angelusdel 14 novembre scorso.
“Occorre puntare in modo veramente concertato su un nuovo equilibrio tra agricoltura, industria e servizi, perché lo sviluppo sia sostenibile, a nessuno manchino il pane e il lavoro e l’aria, l’acqua e le altre risorse primarie siano preservate come beni universali”.
-Si fa riferimento anche a un articolo di Famiglia Cristiana dello scorso 23 gennaio dal titolo “L’Italia perde campo”. Il periodico in un’intervista a Giulia Maria Mozzoni Crespi fondatrice del Fai (Fondo italiano per l’ambiente) che dice:
“ La drastica riduzione dei terreni coltivati a favore della cementificazione selvaggia ha determinato il lento e pericoloso abbandono dell’agricoltura.
Ha ragione il Papa e condivido in pieno il suo appello: non siamo più custodi della della terra”
Viene ripreso l’articolo di Carlo Petrini su Repubblica dello scorso 18 gennaio. Dopo un’analisi molto critica Petrini arriva a proporre una moratoria:
“Serve qualcosa di forte, una raccolta di firme, una ferma dichiarazione che arresti per sempre la scomparsa di suoli agricoli nel nostro Paese, le costruzioni brutte e inutili, i centri commerciali che ci sviliscono come uomini e come donne. Una moratoria che dovrebbero rendere ufficiale congiuntamente il Ministero dell’agricoltura, dell’Ambiente e dei Beni culturali”.
Si discute del libro La Colata con ospite in studio uno degli autori Giuseppe Salvaggiulo, giornalista prima di Libero, poi de Il Giornale e ora de La Stampa. Gian Antonio Stella che ha recensito il libro lo scorso giugno dice : “Gela il sangue la lettura de La colata”. Nel libro si mette in evidenza una grande contraddizione:
“non è insensato esaltare tutti i giorni il fascino dell’Italia e insieme insistere sul cemento, sui condoni edilizi, sulla politica del laissez faire, lasciando distruggere quotidianamente un pezzo di paese? Se non si ferma la colata di cemento l’Italia non sarà più un Belpaese. I danni saranno irreversibili”
Si parla del tema del fotovoltaico a terra. Un business in crescita e sul quale si stanno scatenando mille polemiche alle quali anche Petrini accenna nel suo articolo. Un articolo di questa estate del Corriere della Sera rivela che:
“Un campo di mais arriva a rendere dieci volte di meno dell’affitto di un equivalente campo ricoperto di pannelli fotovoltaici, con la garanzia per il contadino di un contratto ventennale. In molte aree-dice Alessandro Mortarino coordinatore del movimento Stop al consumo di Territorio-il business dei pannelli è diventato un escamotage per far rendere i terreni senza lavorare. In pratica si disincentivano gli agricoltori a fare il loro mestiere.
DOMANDE
1) La posizione dei costruttori sul consumo di territorio
L’Ance è in prima linea da tempo nel chiedere interventi e agevolazioni per incentivare e promuovere il mantenimento e la valorizzazione del patrimonio esistente. Esiste un problema di sicurezza e di efficienza energetica che l’Ance ha denunciato fortemente mettendo a disposizione le proprie competenze per fornire anche soluzioni a questi problemi: vedi Progetto Scuole e la richiesta di incentivi per il risparmio energetico. Le aziende dell’Ance e i nostri studi e seminari sono da tempo anticipatori di queste esigenze della società e anche del mercato, consapevoli dell’importanza di valorizzare il patrimonio esistente senza ulteriore consumo di territorio. Detto questo è ora anche di ragionare nel concreto: bisogna far partire seriamente la riqualificazione altrimenti la domanda non si soddisfa. Mettere divieti non basta lo dimostrano gli esempi di Firenze e Perugia che hanno messo lo stop alle nuove costruzioni, ma poi la domanda si è riversata sui comuni limitrofi (vedi Prato). I dati dimostrano che c’è ancora un grande fabbisogno di edilizia soprattutto tra le fasce meno abbienti e a queste persone dobbiamo dare una risposta. Finchè però non ci saranno strumenti legislativi urbanistici adeguati e in Italia sarà praticamente impossibile abbattere gli edifici e i capannoni industriali fatiscenti ho il dubbio che i divieti da soli non basteranno.
2) Si possono conciliare affari ed etica ?
Non solo si può, MA SI DEVE. Le nostre imprese aderiscono a un codice etico e si impegnano al rispetto delle regole etiche e della legalità. Se non vogliamo consegnare ai nostri figli un mondo peggiore di quello in cui siamo cresciuti dobbiamo assicurare che lo sviluppo avvenga in modo sostenibile il che vuol dire: qualità del costruire, difesa e tutela del patrimonio esistente, housing sociale per le fasce deboli della popolazione. Ma non basta dirlo: bisogna che la politica ci ascolti e decida misure efficaci che promuovano questi valori, altrimenti rimarranno solo iniziative, seppure meritorie, ma private esattamente come diceva il prof Alberoni qualche giorno fa sul Corriere: “l’edilizia degli ultimi anni ha scelto la strada dell’eccellenza e del gusto ricorrendo a bravi architetti e creando ampie aree verdi. Ma si tratta pur sempre di una minoranza attiva”. Ecco noi non vogliamo far parte solo di una minoranza attiva ma di un sistema Paese che insegue e raggiunge alti standard di efficienza e di bellezza.
3) I costruttori sono disposti ad accettare la proposta di moratoria avanzata da Petrini?
Se la moratoria significa mettere in sicurezza il nostro territorio, come chiediamo da tempo con un programma di piccole e medie opere indispensabili per migliorare la vivibilità del nostro paese, riqualificare le città, attraverso interventi mirati, qualificati e improntati alla sostenibilità energetica e promuovere una cultura del bello, con la creazione di servizi per la cultura e per il benessere degli italiani, allora certamente siamo d’accordo. Attenzione però ad usare indiscriminatamente l’arma, spesso piuttosto demagogica, di porre dei veti. In Italia troppo spesso attraverso l’utilizzo di veti incrociati si è impedito di fare opere importanti e utili e non si è impedito invece di fare abusi e scempi che poi nessuno si cura di abbattere. Quindi bene la cultura della difesa di ciò che c’è ma dobbiamo anche imparare a promuovere qualcosa di bello e sostenibile per il futuro. Altrimenti il nostro Paese rimane immobile.
In questo senso sposo completamente la definizione di sviluppo sostenibile che ne dà l’Onu e cioè che “ lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni”
Perché ciò sia possibile, però, è necessario che ci siano regole chiare e che vengano fatte rispettare. Troppo spesso alcuni scempi edilizi sono stati costruiti sulla base di specifici piani regolatori che risentivano in modo indiscriminato dell’esigenza di dare a tutti una casa. Ora la domanda sta cambiando e gli italiani non vogliono più una casa qualunque, ma una casa bella e costruita con tutti i criteri di efficienza energetica. L’Associazione è in prima linea nel chiedere che siano applicate tutte le leggi e le direttive europee che vanno in questo senso. Le amministrazioni pubbliche devono per essere le prime garanti di questi valori e non demandare solamente al privato il rispetto dei canoni ambientali e paesaggistici.
4) Posizione sul fotovoltaico a terra
Come Associazione siamo a favore di tutte le fonti di energie alternative. Stiamo assistendo ora a una forte incentivazione del fotovoltaico quello che ci auguriamo è che misure di questo tipo tengano conto dell’equilibrio costi benefici. Si al fotovoltaico, no alle speculazioni