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"I ritardati pagamenti pesano per 19 miliardi sul settore edile": è il grido d'allarme lanciato dal presidente dei costruttori in un'intervista a Il Giornale. Gravissima, ha dichiarato Buzzetti, la crisi del settore, che nell'ultimo anno ha portato alla chiusura di 7mila imprese

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Buzzetti: edilizia al collasso, subito i pagamenti alle imprese

15 Ottobre 2012
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[il Giornale – 14/10/2012 – di Gian Maria De Francesco]

 
L`intervista: Paolo Buzzetti
«L`edilizia è a rischio estinzione: ora dateci i soldi che ci spettano»
Il numero uno dell`Ance mette in mora le pubbliche amministrazioni: «Ci mancano 19 miliardi, i conti non si sistemano coi debiti sotto il tappeto»
 
«La situazione è drammatica, è molto critica». Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance (l’Associazione dei costruttori edili), non si nasconde dietro giri di parole. I ritardati pagamenti della pubblica amministrazione stanno mettendo in crisi il settore delle costruzioni. «Il motivo principale per cui le imprese edili falliscono è la mancanza di liquidità – aggiunge – e tra queste la difficoltà maggiore è essere pagati dalle pubbliche amministrazioni».
Presidente Buzzetti, ma quanto aspettate per essere pagati?
«È una questione di correttezza e di civiltà nel rapporto tra Stato e cittadini. All’estero non accade che si attenda in media fino a 8 mesi per essere pagati o che alcuni ritardi possano superare l’anno e mezzo o addirittura i due anni».
Qual è la causa?
«Il Patto di stabilità interno. Si allungano i tempi di trasferimento dei fondi dalle Regioni ai Comuni, ma anche chi è virtuoso non può spendere perché deve risparmiare risorse in vista del conseguimento del pareggio di bilancio nel 2013. Le imprese non vengono pagate e perciò falliscono».
Ma a quanto ammonta questo bubbone?
«Si sta cercando di tenere nascosto sotto il tappeto un debito pubblico aggiuntivo di circa 100 miliardi di euro. Di questi, 70 miliardi sono stati censiti ufficialmente dalla Banca d’Italia come crediti commerciali. Ma è inutile: Eurostat se ne accorge ugualmente per cui sarebbe meglio pagare».
All’edilizia quanto costa?
«I ritardati pagamenti pesano per 19 miliardi sul settore edile e di questi 9 miliardi sono riferiti ai nostri associati Ance. I dati del nostro osservatorio evidenziano che l’86% delle imprese ha denunciato un ritardato pagamento».
Il Governo Monti non aveva costituito un fondo di garanzia per facilitare l’accesso al credito per l’anticipazione fatture?
«Non tutti i decreti attuativi sono stati pubblicati. Nel frattempo, abbiamo siglato un accordo con l’Abi e le banche che aderiranno si impegneranno a erogare questo servizio a condizioni favorevoli. Certo, ci sono ancora dei problemi burocratici e dall’emanazione del provvedimento sono passati già parecchi mesi. La soluzione migliore resta comunque il saldo dei debiti da parte delle pubbliche amministrazioni».
E poi c’è la direttiva Tajani che il Governo si è impegnato a recepire e che fissa a 30 giorni con un’estensione a 60 il tempo massimo di pagamento.
«Il commissario Tajani ha contribuito a farla approvare. Confindustria e Rete Imprese si sono adoperate perché l’Esecutivo fosse sollecito nell’adozione anche perché se si superano i 60 giorni si comincia sin dal primo giorno a pagare un interesse dell’8,75% (maggiorazione dell’8% sul tasso Bce). Il problema è un altro: il Parlamento si è impegnato a regolamentare la normativa riguardante i pagamenti fra privati (per i quali la normativa Ue è meno stringente, ndr) prima di quella concernente le pubbliche amministrazioni. È vergognoso! Roba da pazzi!».
Quante imprese sono fallite aspettando di essere pagate?
«Nell’ultimo anno 7mila imprese edili hanno chiuso. Non tutte per i ritardi della p.a., ma sicuramente la maggior parte».
Le aziende edili sono circa 30mila, quindi il 25% ha alzato bandiera bianca?
«Magari qualcuno ha riaperto come ditta individuale, come partita Iva. Ma tra blocco degli investimenti pubblici che sono diminuiti del 50% negli ultimi 4 anni e aumento delle tasse, prima fra tutte l’Imu che è una patrimoniale sulla casa, il settore sta soffrendo».
Cosa intendete fare?
«Se non si prendono provvedimenti, quelle 7mila imprese saranno molte di più. Ma noi siamo determinati: siamo pronti a far emanare decreti ingiuntivi e abbiamo anche studiato l’azione da portare avanti a Bruxelles».
Lei vede la fine del tunnel?
«Accettiamo la scelta del rigore, ma non si può ridurre tutto a un discorso contabile per cui si pensa solo alla stabilizzazione del debito pubblico dimenticando il tessuto delle imprese». Attitudine da commissario liquidatore più che da Governo?
«Sì, per l’edilizia è così».
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