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L'estrema gravità della situazione idrogeologica italiana ha spinto il ministro dell'Ambiente Corrado Clini a chiedere alla Ue di liberare dal Patto di stabilità risorse da destinare alla protezione del territorio

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Clini, va rivisto il Patto di stabilità per affrontare il dissesto idrogeologico

12 Novembre 2012
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[Il Messaggero – 12/11/2012 – di Carlo Mercuri]

 
Clini alla Ue: contro il dissesto alleggerire il patto di stabilità
 
L’allarme
La situazione idrogeologica italiana è talmente grave da aver spinto il ministro dell`Ambiente, Corrado Clini, a chiedere alla Ue «di liberare risorse dal Patto di stabilità. Liberare le risorse pubbliche per la prevenzione è una misura per la crescita e la riduzione del debito». Questo il messaggio del ministro, affidato a Twitter.
La Ue
Clini ha ricordato che, su proposta del presidente Monti, il Consiglio europeo del 29 giugno ha richiesto alla Commissione europea di individuare le azioni possibili per liberare risorse pubbliche destinate alla protezione del territorio. La chiave, come ha ricordato Clini, sta nella capacità di «interpretazione» dei vincoli del Patto di stabilità in modo da favorire investimenti nella prevenzione con effetti positivi sulla crescita superiori ai costi necessari per la riparazione dei danni. «La risposta della Commissione europea – ha sottolineato Clini – è urgente anche perché il congelamento di ri sorse pubbliche disponibili per la prevenzione ha effetti economici
negativi contrari agli obiettivi stessi del Patto di stabilità». Gli eventi climatici estremi, che si ripetono puntualmente in alcune zone d`Italia (Genova, il Levante ligure, la Lunigiana, la Garfagnana, la Versilia, Venezia e le pianure del Veneto), confermando un trend più che trentennale, richiedono interventi straordinari e costi «imprevisti» per tamponare i danni, che sono di gran lunga superiori ai costi della prevenzione.
«Il territorio del nostro Paese – spiega Clini – in particolare in alcune Regioni, è esposto agli effetti di variazioni climatiche che stressano aree già vulnerabili per le caratteristiche idrogeologiche, o per gli usi intensivi di aree urbanizzate dove sarebbe stato necessario vietare o limitare insediamenti abitativi e produttivi. Gli eventi si ripetono puntualmente nell`autunno
e nella primavera» e «la loro serie storica – dice il ministro – avrebbe dovuto orientare da tempo politiche e misure per la protezione delle zone più vulnerabili, anche sulla base dei dati raccolti ed elaborati dal Ministero per l`Ambiente: il 10 per cento della superficie nazionale è ad alta criticità idrogeologica e i Comuni interessati sono 6.633». Purtroppo, continua il ministro, «quello che è stato programmato ed avviato è ancora parziale e frammentario. Gli interventi per la prevenzione del rischio idrogeologico e la messa in sicurezza del territorio procedono con difficoltà e a macchia di leopardo».
A macchia di leopardo, perché, come dice Clini, «le risorse finanziarie che abbiamo messo a disposizione delle Regioni sono gestite attraverso poteri straordinari che si sovrappongono a quelli ordinari di governo degli usi del territorio di competenza delle Regioni; perché in ogni caso le risorse finanziarie assegnate sono assoggettate ai vincoli del Patto di stabilità e comunque non sono sufficienti».
«E infine – ha concluso Clini – perché sono ancora scarse le misure incentivanti messe a disposizione delle imprese per investimenti finalizzati alla manutenzione e alla messa in sicurezza del territorio».
 
 
 
 
 
 
 
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