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Nell`Atto che avvia il semestre europeo sul coordinamento delle politiche economiche degli Stati UE, indicate le misure necessarie per la crescita tra cui: riduzione dei ritardi di pagamento delle PA, utilizzo dei project bond per investimenti nelle infrastrutture, riduzione delle imposte sul reddito delle imprese e lotta alla disoccupazione.

Archivio, Governo e Parlamento

Analisi annuale UE della crescita 2013: presentazione in Parlamento

16 Gennaio 2013
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È stato assegnato alla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati e del Senato la Comunicazione della Commissione europea “Analisi annuale della crescita 2013” COM (2012) 750, pubblicata il 28 novembre 2012, con cui è stata avviata, per la terza volta, la procedura del Semestre europeo al fine di garantire ex ante il coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri dell’Unione europea.
 
Il documento definisce le cinque priorità socioeconomiche dell’UE per il 2013 fornendo agli Stati membri e all’Unione orientamenti generali per l’attuazione delle loro politiche. Si tratta, in particolare, delle seguenti:
 
1) Portare avanti un risanamento di bilancio differenziato e favorevole alla crescita.
Al riguardo, la Commissione raccomanda di:
–          operare i tagli in modo selettivo, così da preservare il potenziale di crescita e le reti previdenziali di base;
–          gli investimenti nell’istruzione, nella ricerca, nell’innovazione e nell’energia devono essere considerati prioritari e venire potenziati, nella misura del possibile, garantendo nel contempo l’efficacia di questa spesa. Va rivolta particolare attenzione anche al mantenimento o al rafforzamento della copertura e dell’efficacia dei servizi per l’occupazione e delle politiche attive del mercato del lavoro quali la formazione per i disoccupati e i regimi di garanzie per i giovani;
–          deve proseguire la modernizzazione dei regimi previdenziali per garantirne l’efficacia, l’adeguatezza e la sostenibilità. Occorre intensificare le riforme dei sistemi pensionistici per allineare l’età pensionabile alla speranza di vita, limitare l’accesso ai regimi di prepensionamento e consentire l’allungamento della vita lavorativa;
–          ridurre considerevolmente l’onere fiscale sull’occupazione nei paesi dove è relativamente elevato e ostacola la creazione di posti di lavoro. Per garantire riforme neutre in termini di entrate, si potrebbero aumentare, ad esempio, le imposte sul consumo, le imposte patrimoniali ricorrenti e le imposte ambientali;
–          per ottenere introiti supplementari, ampliare preferibilmente le basi imponibili anziché innalzare le aliquote o introdurre nuove imposte. Occorre ridurre o eliminare le esenzioni fiscali, le aliquote IVA ridotte o le esenzioni dalle accise e abolire progressivamente le sovvenzioni che hanno ripercussioni negative sull’ambiente. L’adempimento fiscale deve essere migliorato attraverso un’azione sistematica volta a ridurre l’economia sommersa, combattere l’evasione fiscale e rendere più efficiente l’amministrazione tributaria;
–          ridurre la tendenza dell’imposta sul reddito delle imprese a privilegiare il finanziamento tramite debito;
–          riformare la tassazione dei beni immobili e degli alloggi per scongiurare altri rischi finanziari nel settore, rivedendo in particolare gli aspetti dei regimi fiscali che aggravano l’indebitamento delle famiglie, di norma tramite agevolazioni fiscali per i mutui ipotecari.
 
2) Ripristinare la normale erogazione di prestiti all’economia
Tra le misure che gli Stati membri possono adottare per promuovere fonti di finanziamento alternative, aumentare la liquidità e ridurre la tradizionale dipendenza delle imprese dai finanziamenti bancari, sono individuate le seguenti:
–          incentivare nuove fonti di capitale, compresi i prestiti fra imprese, offrendo maggiori possibilità di emettere obbligazioni societarie e agevolando l’accesso al venture capital;
–          ridurre i ritardi di pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni, la cui durata media si è ulteriormente allungata durante la crisi imponendo alle PMI un onere supplementare in un contesto imprenditoriale già difficile. La direttiva UE sui ritardi di pagamento, che deve essere recepita entro marzo 2013, ridurrà i termini a 30 giorni e aumenterà il risarcimento per i ritardi di pagamento;
–          sviluppare il ruolo delle banche e degli organismi di garanzia pubblici nel finanziamento delle PMI, perché possono coprire alcuni dei rischi assunti dagli investitori privati e compensare la mancanza di equità o le piccole dimensioni delle imprese da finanziare, anche attraverso nuove forme di cartolarizzazione;
–          sostenere i regimi innovativi, ad esempio regimi pubblici che consentano alle banche di contrarre prestiti a tassi inferiori se aumentano l’erogazione di crediti a lungo termine alle imprese o erogano crediti meno onerosi e più accessibili alle PMI;
–          adottare un approccio equilibrato alle procedure di esecuzione forzata in caso di prestito ipotecario.
La Commissione raccomanda, inoltre, di utilizzare appieno gli strumenti finanziari già esistenti o nuovi dell’UE – quali la Banca europea per gli investimenti (BEI), i project bond ed i fondi strutturali UE a sostegno della crescita – al fine di mobilitare investimenti mirati, in particolare, nelle infrastrutture chiave.
 
3) Promuovere la crescita e la competitività nell’immediato e per il futuro
Gli Stati membri devono migliorare l’attuazione della direttiva sui servizi:
–          rispettando l’obbligo di abolire le restrizioni basate sulla cittadinanza o sulla residenza del prestatore di servizi;
–          riesaminando la necessità e la proporzionalità della regolamentazione dei servizi professionali, in particolare le tariffe fisse, e le limitazioni applicate alle strutture societarie e alla detenzione del capitale;
–          rivedendo l’applicazione della clausola sulla libera prestazione dei servizi per eliminare la doppia regolamentazione ingiustificata in settori quali l’edilizia, i servizi alle imprese e il turismo e garantire la trasparenza per quanto riguarda i prezzi dei servizi sanitari;
–          rafforzando la concorrenza nel settore del commercio al dettaglio attraverso la riduzione delle restrizioni operative, in particolare l’eliminazione dei test di verifica della necessità economica.
 
4) Lottare contro la disoccupazione e le conseguenze sociali della crisi
Al riguardo, la Commissione raccomanda, tra l’altro, di:
–          limitare l’onere fiscale sull’occupazione, in particolare per le persone con basse retribuzioni. Per promuovere la creazione di posti di lavoro si potrebbero prendere in considerazione riduzioni temporanee dei contributi previdenziali o dei regimi di sovvenzione all’occupazione per i nuovi assunti, in particolare quelli poco qualificati e i disoccupati di lunga durata, perché siano mirate;
–          semplificare la normativa sull’occupazione e sviluppare l’organizzazione flessibile del lavoro, compresi regimi di riduzione dell’orario lavorativo e ambienti di lavoro che permettano di prolungare la vita attiva;
–          valutare l’incidenza dei sistemi di fissazione dei salari, in particolare i meccanismi di indicizzazione, modificandoli se necessario, nel rispetto delle prassi di consultazione nazionali, perché rispecchino meglio l’andamento della produttività e favoriscano la creazione di posti di lavoro.
Tra le misure che gli Stati membri devono adottare per lottare contro la disoccupazione, migliorare l’occupabilità e favorire l’ingresso o il reinserimento nel mercato del lavoro, in particolare, per i disoccupati di lunga durata e i giovani, sono individuate le seguenti:
–          potenziare i servizi di collocamento pubblici e le misure attive per il mercato del lavoro, tra cui sostegno all’imprenditoria e al lavoro autonomo e programmi a favore della mobilità;
–          migliorare le competenze imprenditoriali per favorire la creazione di nuove imprese e innalzare i livelli di occupabilità dei giovani15;
–          sviluppare e attuare regimi di garanzie per i giovani che assicurino a tutti i giovani di meno di 25 anni un’offerta di lavoro, formazione continua, apprendistato o tirocinio entro quattro mesi dal termine dell’istruzione formale o dall’inizio della disoccupazione;
–          agevolare la partecipazione al mercato del lavoro e l’accesso all’occupazione per le persone che costituiscono la seconda fonte di reddito familiare attraverso incentivi fiscali e l’offerta di strutture per l’infanzia accessibili e di qualità;
–          agevolare l’accesso ai sistemi di formazione permanente, anche per i lavoratori più anziani, potenziando i partenariati fra gli istituti pubblici e privati che consentono di acquisire, applicare e aggiornare competenze specifiche;
–          favorire la mobilità professionale transfrontaliera eliminando gli ostacoli giuridici e agevolando il riconoscimento delle qualifiche e dell’esperienza professionale.
 
5) Modernizzare la pubblica amministrazione
Al riguardo, la Commissione raccomanda, tra l’altro, di:
–          applicare una sana gestione finanziaria per sfruttare appieno le possibilità offerte dagli appalti pubblici a sostegno della concorrenza di mercato e sviluppare gli appalti elettronici in tutto il mercato unico;
–          semplificare il quadro normativo per le imprese e ridurre gli oneri amministrativi e la burocrazia, specialmente a livello nazionale;
–          garantire la digitalizzazione generalizzata e interoperabile della pubblica amministrazione;
–          migliorare la qualità, l’indipendenza e l’efficienza dei sistemi giudiziari, garantendo la conclusione dei procedimenti giudiziari entro tempi ragionevoli e promuovere l’uso di meccanismi alternativi di risoluzione delle controversie;
–          utilizzare meglio i fondi strutturali UE.
 
Comunicazione della Commissione europea “Analisi annuale della crescita 2013” COM (2012) 750
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