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Messo a punto dal ministero dell'Economia il decreto attuativo che estende i vincoli di finanza pubblica anche alle società interamente partecipate dagli enti locali e titolari di affidamenti diretti (decreto previsto dalla manovra estiva 2008)

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Patto di stabilità: pronta l’estensione alle società in house

30 Gennaio 2013
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[Il Sole 24 Ore – 30/01/2013 – di Gianni Trovati]

 
Pronto il decreto per estendere i vincoli alle partecipate
Doppio Patto di stabilità per le aziende in house
 
Un Patto di stabilità su misura delle società in house, fondato su un doppio obiettivo relativo a risultati di bilancio e indebitamento. E’ la regola a cui sta lavorando il ministero dell’Economia, dove è quasi pronto il decreto attuativo della manovra estiva 2008 (articolo 18, comma 2-bis del Dl 112/2008) che chiede di sottoporre ai vincoli di finanza pubblica anche le società interamente partecipate dagli enti locali e titolari di affidamenti diretti.
La preparazione del decreto è stata lunga e complessa, anche perché nelle società in house si annida un debito stimato poco sotto i 30 miliardi di euro (42 miliardi secondo la Corte dei conti è il passivo totale delle partecipate da Comuni e Province), che finirebbe nel conto consolidato della Pubblica amministrazione con un inserimento di questi soggetti nell’elenco Istat. La bozza di decreto, però, è ormai pronta, e i dettagli sono emersi ieri nel corso di un convegno organizzato a Milano da Federambiente e sezione regionale della Corte dei conti.
Il provvedimento elaborato dall’Economia, che verrebbe applicato dal 2014, abbandona per il momento l’idea di un consolidato fra ente e società, e punta a un Patto ad hoc per le partecipate. Sulla falsariga dei vincoli destinati ai sindaci, le regole porrebbero un doppio obiettivo, il primo è relativo ai risultati di bilancio, e in pratica vieterebbe di registrare un saldo negativo come accade oggi, secondo le analisi dell’Economia, a circa il 28% delle società in house. Il secondo imporrebbe, invece, alle società di ricondurre il rapporto fra debito e patrimonio netto entro un certo limite, differenziato a seconda del settore di attività fra igiene ambientale, trasporto pubblico, idrico e così via. Per i soggetti con i conti fuori linea, viene previsto l’obbligo di un rientro in cinque anni: nel caso del saldo di bilancio, il piano imporrebbe di ridurre ogni anno il disavanzo di almeno il 20%, mentre per il debito il rientro in cinque anni nei limiti fissati dalla norma sarebbe accompagnato dal semplice divieto di aumentare il passivo rispetto all’anno precedente. Resta da capire se nell’indicatore del passivo rientrerebbero anche i debiti commerciali e quelli verso i controllanti, che rappresentano rispettivamente il 19% e il 15% dell’indebitamento totale.
Parallelo a quello applicato per gli enti locali è anche il sistema sanzionatorio ipotizzato dall’Economia, che prevede cinque strumenti da applicare alle società fuori linea: peggioramento dell’obiettivo di saldo pari allo sforamento, stretta sui costi operativi (l’equivalente societario della spesa corrente), limiti alle assunzioni, divieto di indebitamento e taglio dei compensi nei cda e nei collegi sindacali.
 
 
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