Si informano le imprese e le Associazioni di quanto ci ha segnalato l’Ambasciata italiana a Tbilisi.
La Georgia con la sua collocazione geografica, ponte tra l’Europa e l’Asia centrale, rappresenta un punto di snodo strategico per il traffico marittimo della regione e per il transito dei Corridoi energetici che approvvigionano l’Europa di idrocarburi provenienti dal Mar Caspio.
Il principale porto del Paese è quello di Poti. Esso è gestito dalla APM Terminals, afferente al gruppo armatoriale danese A.P. Al Khaimah Investment Authority-RAKIA.
Lo scalo ha 15 posti di ancoraggio per una lunghezza totale di 2,9 chilometri, ed oltre 20 gru. Accanto ai container e merci solide, vengono gestiti anche carichi liquidi.
Attualmente è utilizzato soprattutto per i traffici commerciali tra l’Europa e i tre Paesi caucasici. La sua posizione strategica offre a Poti la capacità di diventare un hub per i traffici che interessano anche l’Asia centrale: secondo proiezioni recentemente diffuse da ATM Terminals, Poti ha le potenzialità per gestire un volume annuo fino a 25 milioni di tonnellate di merci.
Nell’ultimo decennio il porto ha registrato tassi di crescita notevoli, tanto che la capacità ricettiva risulterebbe al limite. E’ su tali premesse che la APM Terminals contemplerebbe il potenziamento del porto, anche per modernizzarne le strutture.
Il secondo porto della Georgia è ubicato a Batumi e dal febbraio 2008 è gestito dalla “Batumi industrial holdings’Ltd” afferente alla Kazaka KazTransOil.
Lo scalo ha 11 posti di ancoraggio, si estende su 22,2 ettari e dispone di 12 gru. Circa l’85% del suo turnover è costituito dal trasporto di petrolio e prodotti petroliferi; la rimanente quota è rappresentata dal trasporto merci e dal traffico passeggeri ( nel 2012 si sono fermate a Batumi 11 navi da crociera).
Considerata la forte vocazione turistica di Batumi, le autorità intenderebbero limitare l’operatività del porto promuovendo la realizzazione, decine di chilometri più a Nord, di una nuova struttura portuale (c.d. progetto Lazika).
Terminato il relativo studio di fattibilità, le autorità sono alla ricerca di investimenti privati, anche internazionali, per sviluppare il progetto.