La Commissione europea ha presentato ieri il report sulla corruzione in Europa.
La relazione illustra la situazione nei vari Stati membri: quali sono le misure anticorruzione esistenti, quali di queste sono efficaci, cosa si potrebbe migliorare e in che modo. Essa si compone di un capitolo generale che sintetizza i principali risultati, descrive le tendenze in materia di corruzione in tutta l’UE e analizza il modo in cui gli Stati membri affrontano il problema della corruzione negli appalti pubblici e 28 capitoli per paese che fotografano la situazione della corruzione, individuano gli aspetti che meritano maggiore attenzione ed evidenziano le buone pratiche cui potrebbero ispirarsi altri paesi.
Un capitolo speciale è dedicato alla corruzione negli appalti pubblici, vista l’importanza economica di questi ultimi, pari al 20% del PIL dell’Ue (capitolo IV, a partire da pag. 25).
Il fenomeno è presente in tutti i paesi, in alcuni di essi è un fenomeno di grande rilievo, come in Italia. Dalla relazione emerge che la natura e il livello di corruzione e l’efficacia delle misure adottate per contrastarla variano da uno Stato membro all’altro e che la corruzione merita maggiore attenzione in tutti gli Stati membri.
Il rischio di corruzione è generalmente più elevato a livello regionale e locale, dove i sistemi di controllo e contrappeso e i controlli interni tendono a essere più deboli di quelli a livello centrale.
Sviluppo urbano, edilizia e assistenza sanitaria sono settori vulnerabili alla corruzione in vari Stati membri.
Sussistono alcune lacune per quanto riguarda la vigilanza sulle imprese pubbliche, con la conseguenza che la vulnerabilità di tali imprese aumenta.
La piccola corruzione resta un problema dilagante solo in pochi Stati membri.
Mentre alcuni paesi si sono guadagnati la reputazione consolidata di paesi con poca corruzione grazie anche all’attuazione efficace di politiche preventive, altri paesi hanno attuato le politiche preventive in modo disomogeneo, con risultati limitati.
In molti Stati membri i controlli interni delle procedure in seno alle autorità pubbliche (in particolare a livello locale) sono deboli e scoordinati.
Le norme sui conflitti di interesse variano da uno Stato membro all’altro e i meccanismi per controllare le dichiarazioni di conflitto di interesse sono spesso insufficienti. Le sanzioni per le violazioni di tali norme sono applicate raramente e spesso con poca forza.
L’integrità dei politici rimane un problema in molti Stati membri. Ad esempio, i codici di comportamento all’interno dei partiti politici o delle assemblee elette a livello centrale o locale sono inadeguati e spesso sono privi della forza necessaria. Sebbene molti Stati membri si siano dotati di norme più rigorose in materia di finanziamento ai partiti, permangono notevoli carenze. Raramente nell’UE sono inflitte sanzioni dissuasive contro il finanziamento illecito ai partiti.
In allegato il testo della relazione e l’allegato sull’Italia
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