Si è svolta il 7 maggio c.m. l’audizione informale dell’ANCE presso la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati nell’ambito dell’esame del disegno di legge recante “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali” – “collegato” alla legge di stabilità 2014 (DDL 2093/C).
La delegazione associativa, in relazione ai contenuti del provvedimento, ha evidenziato che il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale imposti dalle norme UE rappresentano per il settore edile un momento fondamentale di riflessione. In questo senso, particolare interesse assumono le disposizioni sul ricorso agli appalti verdi.
Nel merito, il termine appalti verdi o Green Public Procurement indica l’insieme degli strumenti giuridici volti a promuovere la graduale integrazione degli interessi ambientali nella disciplina legislativa degli appalti pubblici.
La delegazione ha ricordato come l’Unione Europea ha inteso dare impulso a questo importante cambiamento, già nella Comunicazione interpretativa della Commissione europea del 2001 (Comunicazione n. 274 “Il diritto comunitario degli appalti pubblici e le possibilità di integrare considerazioni ambientali negli appalti”) e nelle direttive 2004/17/Ce e 2004/18/Ce (recepite in Italia con il Dlgs n. 163 del 12 aprile 2006, Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture), ove si prende posizione a favore della possibilità di integrare considerazioni ambientali nelle procedure di appalto.
Ha, altresì, ricordato che la nuova normativa UE in materia di appalti pubblici, di recente adozione, ha riservato forte attenzione ai profili ambientali e sociali.
Sulla tematica degli appalti verdi sono stati, quindi, illustrati i risvolti di maggior rilievo delle norme che apportano modifiche al decreto legislativo 163/2006.
Per quanto concerne l’utilizzo di materiali riciclati, il provvedimento deve rappresentare l’occasione per assicurare un maggiore coordinamento sulla materia in termini di pratica attuazione e aggiornando, previa consultazione con le organizzazioni di categoria degli operatori, le previsioni contenute nei bandi di gara, stabilendo espressamente in tali sedi il ricorso a tali materiali riciclati. Solo in questo modo si potrà dare un reale impulso ad una economia veramente “green”.
Ha, quindi, ricordato la centralità della Green Economy nell’ambito della strategia europea.
La nuova sfida dell’Unione Europea è il Pacchetto Clima-Energia 20-20-20, che stabilisce i seguenti target al 2020:
– un aumento del 20% dell’efficienza energetica rispetto ai livelli previsti;
– una riduzione del 20% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990;
– una quota pari al 20% di energie rinnovabili sul totale.
Tali obiettivi richiedono uno sforzo congiunto di tutti i settori economici, a partire da quelli più energivori, tra cui si colloca il settore edile. Anche per questo, la Commissione Europea ha destinato all’edilizia un ruolo centrale, individuando l’edilizia sostenibile come uno dei sei “lead market” del futuro, cioè i mercati con grandi potenzialità di sviluppo anche in termini di occupazione e nuove figure professionali, insieme alle energie rinnovabili e al riutilizzo dei materiali.
E’ passata poi ad illustrare le potenzialità “green” del settore delle costruzioni. Al riguardo, ha precisato che sono tre gli ambiti su cui intervenire specificando per ciascuno mirate proposte.
Il primo ambito di intervento riguarda le nuove costruzioni, in cui da una parte occorre muoversi nella direzione degli “edifici a energia quasi zero”, dall’altra è necessario favorire l’utilizzo di materiali costruttivi il cui impatto sull’ambiente sia sempre più ridotto, anche attraverso la pratica del riciclo dei materiali da costruzione e demolizione.
Al riguardo, ha espresso la necessità di:
–Incentivare l’utilizzo di materiali provenienti da recupero di rifiuti da costruzione e demolizione, prevedendo l’istituzione di sistemi incentivanti già nel disegno di legge collegato alla Legge di Stabilità recante disposizioni in materia ambientale.
-Dare impulso all’implementazione nazionale del Green Public Procurement, completando il quadro regolamentare con riferimento al settore delle costruzioni.
-Favorire la formazione e l’aggiornamento professionale degli operatori del settore edile, per facilitare la transizione verso i cosiddetti “green jobs”.
Altro ambito di intervento è costituito dal patrimonio edilizio esistente, cui sono imputabili la gran parte dei consumi di energia, oltre a carenze funzionali come le barriere architettoniche e l’inadeguatezza alla normativa sismica. Si tratta di edifici il cui fabbisogno medio è pari a 180 kWh/mq all’anno, un valore circa quattro volte superiore alla media degli edifici costruiti secondo le vigenti norme.
Al riguardo, ha espresso la necessità di:
–Rendere stabile la detrazione fiscale del 65% per le riqualificazioni energetiche, rimodulandone l’entità in funzione della maggior efficacia dell’intervento.
-Prevedere nuove misure di sostegno alle attività di efficientamento energetico degli edifici esistenti, indirizzate a risolvere in particolar modo le situazioni “critiche” come quelle degli immobili in affitto o dei condominii.
-Promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione sui benefici derivanti dal miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici, indirizzate al pubblico, alle aziende e alla Pubblica Amministrazione.
Il terzo ambito di intervento è rappresentato dalle città in senso lato, perché la sfida della sostenibilità e dell’economia verde deve essere affrontata con una visione d’insieme, mirando ad efficientare non solo le case ma anche i centri urbani nel loro complesso, con una particolare attenzione al recupero delle aree industriali dismesse.
La delegazione associativa ha, quindi, evidenziato come nel provvedimento non sia in alcun modo trattato un aspetto particolarmente importante quale quello delle aree industriali dismesse o comunque nelle quali sono state svolte attività potenzialmente inquinanti (aree demaniali) che necessitano di interventi di bonifica per il loro utilizzo secondo le destinazioni urbanistiche assegnate dalla pianificazione.
Tale problematica dovrebbe infatti essere affrontata nel testo in quanto destinata ad assumere sempre maggiore rilevanza, poiché la rifunzionalizzazione di queste aree rappresenta un’occasione importante se non essenziale in una logica di riqualificazione delle aree urbane e di andare nella direzione del consumo di suolo zero per il 2050.
Sul tema, ha, altresì, rilevato che la materia delle bonifiche è stata oggetto di molteplici interventi normativi, che pur se volti a semplificare, rischiano di creare incertezze applicative, mancando invece un disegno organico che possa affrontare la tematica nel suo complesso.
Infine si è soffermata sull’utilizzo dei fondi strutturali europei e FSC. La programmazione dei fondi europei e nazionali (Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, ex-FAS) del periodo 2014-2020 rappresenta, infatti, una straordinaria occasione per dare impulso alla green economy.
Il rispetto dei vincoli regolamentari europei ci impone di destinare almeno 5,2 miliardi di euro dei circa 39 miliardi del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (FESR) alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio ed in particolare all’efficienza energetica degli edifici.
Più in generale, nella nuova programmazione, le istituzioni europee attribuiscono carattere prioritario al tema delle politiche urbane ed in particolare al tema della rigenerazione urbana ai quali potrebbero essere destinati più di 20 miliardi di euro (3 miliardi l’anno per 7 anni).
A queste risorse, si aggiungono poi quelle del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione che possono essere destinate a misure complementari, non comprese nella gamma di misure previste dai programmi dei fondi strutturali, come ad esempio incentivi fiscali per la riqualificazione urbana.
In tale contesto, ha, quindi, sottolineato la necessità di affrontare in modo organico il tema delle città, definendo visioni e strategie unitarie di intervento a livello territoriale e ragionando in termini di fabbisogni e progetti di riqualificazione urbana sui quali fare confluire i finanziamenti disponibili.
Ha, pertanto, espresso l’opportunità di:
–Fare della green economy un elemento centrale dell’intervento sulle città nell’ambito della programmazione unitaria dei fondi strutturali europei e del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) 2014-2020.
–Finanziare le misure proposte (efficientamento energetico degli edifici, incentivi fiscali per la riqualificazione urbana, riqualificazione delle scuole, ecc…) con le risorse della programmazione comunitaria.
-Nell’Accordo di Partenariato Italia-Europa sull’utilizzo ambito dei programmi dei fondi europei 2014-2020, prevedere la possibilità di finanziare interventi di efficientamento energetico non solo degli edifici pubblici ma anche di quelli privati.
In allegato il documento ANCE consegnato agli atti della Commissione
16080-Audizione DDL Green Economy DEF.pdfApri