Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla coesione territoriale, Graziano Delrio, è stato ascoltato della Commissione Bilancio del Senato, in merito alle modalità di gestione e utilizzo dei fondi strutturali, con particolare riferimento al loro impatto sul bilancio dello Stato e ai profili riguardanti il cofinanziamento nazionale.
Il Sottosegretario, in particolare, ha evidenziato che i fondi europei relativi al quadro di programmazione pluriennale 2007-2013 possono svolgere un ruolo centrale ai fini del rilancio degli investimenti, anche considerando che la quota di risorse di diretta pertinenza dei fondi europei risulta esclusa dal conteggio ai fini del patto di stabilità e crescita.
Nel riportare dati aggiornati allo scorso 31 maggio, ha rilevato come dei circa 21 miliardi di euro non ancora spesi, 5,6 miliardi dovranno essere utilizzati entro la fine di quest’anno, pena la perdita dei fondi: “pertanto, ad oggi risulta certificata una quota di risorse pari al 56 per cento della somma complessiva a disposizione, il che rappresenta un netto miglioramento rispetto al 15 per cento di spesa certificata alla fine del 2011”.
Ha, altresì, osservato come,dei suddetti 21 miliardi, circa 19 miliardi di euro di risorse, facenti capo al Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e al Fondo sociale europeo (FSE), siano allocati su obiettivi che presentano un ritardo nella realizzazione e come, quindi, sia stata rafforzata l’azione di vigilanza e monitoraggio, in particolar modo sui programmi che coinvolgono un elevato livello di risorse, per prevenire ulteriori ritardi e per consentire una corretta programmazione delle risorse.
Al riguardo, ha sottolineato come l’Agenzia per la coesione rappresenti uno strumento estremamente utile per l’effettiva implementazione dei programmi di spesa, ivi compresi quelli afferenti al Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC), propedeutico al superamento di divari infrastrutturali, come lo sviluppo della banda larga.
Ha, quindi, evidenziato l’importanza di un corretto utilizzo dei fondi, considerato che l’Italia rimane uno degli Stati dell’Unione europea che maggiormente beneficiano di tali risorse, e ha fornito puntuali elementi sulle loro quote di utilizzo, sia con riferimento ai programmi di spesa regionali che interregionali.
Ha, poi, ricordato che lo scorso anno l’Italia aveva richiesto l’attivazione della clausola di investimento, per beneficiare di ulteriori spazi di spesa, ma che tale istanza era stata rigettata a causa dell’elevato debito pubblico, nonché per il basso livello della capacità di investimento.
Successivamente, intervenendo in sede di replica, il Sottosegretario Delrio ha osservato come i 21 miliardi residui del quadro finanziario 2007-2013 si riferiscano alla spesa certificata – riservandosi di fornire ulteriori dati sulla quota degli impegni effettivi – e come sia possibile riprogrammare le risorse risparmiate attraverso i ribassi d’asta.
Ha, poi, specificato che per il quadro finanziario 2014-2020 l’Italia avrà a disposizione circa 170 miliardi, comprensivi anche della quota di cofinanziamento nazionale e delle risorse stanziate dall’ultima legge di stabilità, in favore del Fondo per lo sviluppo e la coesione.
Nel ricordare, al riguardo, come non sia possibile spostare le risorse tra diverse Regioni, si è soffermato sull’accordo di partenariato per il periodo 2014-2020, confermando di aver trasmesso al Parlamento il testo provvisorio, comprensivo delle proposte della Commissione europea, e che il testo definitivo, da consegnare alle istituzioni di Bruxelles entro il prossimo 22 luglio, è in fase di preparazione.
In merito ai margini di flessibilità connessi al patto di stabilità e crescita, ha sottolineato, tra l’altro, come siano attivabili diversi strumenti, tra cui la clausola di investimento, e come il Governo stia cercando di percorrere tutte le strade a disposizione.
Ha, altresì, evidenziato come, in sede di programmazione e di utilizzo dei fondi europei, sia fondamentale evitare la proliferazione di diversi strumenti di gestione, per favorire la fissazione di un solo e ben definito modello standard, auspicando la percorribilità di ipotesi incentrate su programmi di investimento comuni a diversi Paesi europei.
Infine, ha sottolineato la necessità di aumentare la quota dei fondi comunitari direttamente derivanti dal bilancio europeo, nonché l’opportunità di concentrare l’azione sugli investimenti di maggiore entità, richiamando, a supporto, anche i dati derivanti dall’attività svolta dall’unità di valutazione, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.