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L’Associazione, ascoltata dalla Commissione Lavoro della Camera, ha evidenziato lo stato di grave crisi del settore, chiedendo, tra l’altro: un testo unico sul lavoro in edilizia; la riduzione degli oneri contributivi; il riallineamento delle aliquote tra lavoro autonomo e subordinato; la valorizzazione della bilateralità.

Archivio, Governo e Parlamento

Delega lavoro: le proposte ANCE sul disegno di legge del Governo

28 Ottobre 2014
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Si è svolta il 27 ottobre scorso l’audizione informale dell’ANCE presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame, in seconda lettura, in sede referente, del disegno di legge su “Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro, dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro” (DDL 2660/C). La delegazione associativa è stata guidata dal Presidente, Ing. Paolo Buzzetti e dal Vicepresidente per le relazioni industriali ed affari sociali, Geom. Gabriele Buia.
Il Presidente Buzzetti ha svolto, in premessa, alcune considerazioni generali sui dati occupazionali del settore delle costruzioni che evidenziano, dall’inizio della crisi, una perdita di circa 480 mila posti di lavoro nelle costruzioni (che salgono a 745 mila unità se si considerano anche i settori collegati), sottolineando, al riguardo, che nonostante la forte crisi, il settore delle costruzioni continua a fornire un importante contributo all’economia del Paese rappresentando il 9,1% del Pil. Inoltre, una domanda aggiuntiva di 1 miliardo di euro in tale settore genera una ricaduta complessiva nell’intero sistema economico di 3,374 miliardi di euro ed un aumento di 17.000 occupati di cui circa 11.000 nel settore stesso e 6.000 negli altri settori.
Il Presidente ha, inoltre, evidenziato l’elevato costo del lavoro del comparto, i cui oneri sociali sono superiori di circa 10 punti percentuali rispetto agli altri settori produttivi dell’industria,  causati in particolare  dall’aliquota di contribuzione per la Cassa integrazione guadagni ordinaria, Gestione speciale per l’edilizia ed ai 6 punti percentuali circa in più in più per ciò che concerne i premi Inail, da cui consegue la difficoltà di arginare il fenomeno che vede una fuoriuscita di lavoratori dal rapporto di lavoro subordinato verso quello autonomo solo per il semplice fatto che quest’ultimo è più vantaggioso rispetto al primo. Da rilevare, infatti, il peso contributivo Inps a carico delle imprese edili (fino a 15 dipendenti) per un lavoratore subordinato, pari, attualmente, al 34,98% a fronte dell’attuale 22,20% del lavoratore autonomo. Senza tali interventi, il risultato è che, a fronte di un costo complessivo per l’impresa di circa 3.000 euro mensili, tra oneri contributivi e fiscali, diretti e indiretti, in tasca agli operai vanno solo 1.000 euro. E questo certamente comporta gravi conseguenze, in particolare il ricorso al lavoro nero, vera e propria piaga sociale con implicazioni in termini di carenza della tutela delle condizioni di lavoro e della sicurezza.
Per garantire i medesimi 1.000 euro circa ad un lavoratore autonomo per lo svolgimento delle stesse mansioni, l’impresa sostiene un costo complessivo pari a circa 2.000, notevolmente più conveniente rispetto all’assunzione di un lavoratore con un regolare contratto di lavoro subordinato.
Risulta, inoltre, dai dati forniti dalle Casse Edili che nel quinquennio 2008-2013 il settore delle costruzioni ha perso più del 40% di ore lavorate, circa il 40% del numero di operai, oltre il 30% di imprese e, nonostante gli aumenti contrattuali, quasi il 40% della massa salari.
Il Vicepresidente Buia è, quindi, passato a valutare, nello specifico i contenuti del disegno di legge del Governo, esprimendo, anzitutto, la condivisione sull’opportunità di ridefinire un impianto non più rispondente alle reali esigenze dell’attuale mercato del lavoro. Al riguardo, ha rilevato, peraltro, che pur condividendo l’intento del Legislatore di razionalizzare la normativa in materia di integrazione salariale e di delineare un sistema che semplifichi le procedure amministrative e riduca gli oneri non salariali del lavoro, appare, altresì, indispensabile tenere conto delle reali esigenze di tutti gli attori del mercato del lavoro ed, in particolare, del settore delle costruzioni che, più di altri, necessita di specifici interventi legislativi che tangano conto delle peculiarità proprie del settore stesso.
Ha, quindi, evidenziato le proposte ANCE relative alle singole disposizioni del provvedimento ed in particolare:
– sulla riduzione degli oneri contributivi e rimodulazione degli stessi tra i settori in funzione dell’utilizzo effettivo: occorre riequilibrare l’aliquota contributiva per la CIG operai dell’edilizia, allineando l’attuale misura del 5,20% a quella dell’ 1,90% – 2,20% in vigore per gli altri comparti industriali. Parte delle risorse derivanti dalla riduzione contributiva potrebbero essere utilizzate al fine di prevedere finanziamenti e forme di integrazione e sostegno al reddito per le imprese e i lavoratori che facciano parte del sistema virtuoso bilaterale proprio dell’edilizia;
– sulla valorizzazione della bilateralità con il riordino della disciplina vigente in materia: gli Enti Bilaterali di settore andrebbero considerati il riferimento principale per le imprese che intendono assumere i lavoratori e il contributo versato dello 0,30%e non destinato specificatamente a Fondimpresa sia riservato al sistema bilaterale dell’edilizia;
 
– sull’eliminazione e semplificazione, anche mediante norme di carattere interpretativo, delle norme interessate da rilevanti contrasti interpretativi, giurisprudenziali o amministrativi: appare indispensabile definire inequivocabilmente l’ambito di applicazione del licenziamento per fine cantiere e fine fase lavorativa,  stante una sovrapposizione normativa che ne rende difficile l’esatta operatività. Occorre, altresì, prevedere la frequenza obbligatoria a programmi mirati di qualificazione/riqualificazione professionale attraverso l’inserimento automatico nel circuito della Borsa lavoro edile.
Con riguardo all’istituto della trasferta, stanti le difformità interpretative relative alla normativa da applicare all’istituto medesimo è necessaria l’introduzione di una norma di interpretazione autentica, che definisca i requisiti in base ai quali il lavoratore dipendente è considerato, dal punto di vista fiscale e contributivo, «trasfertista» e/o «trasfertista occasionale»;
 
-sulla promozione del principio di legalità e lo scoraggiamento del lavoro sommerso: è necessario il riallineamento delle aliquote contributive tra lavoro autonomo (24% a regime nel 2018) e lavoro subordinato (35%), elevando le une a favore della riduzione delle altre, proprio per evitare il ricorso al falso lavoro autonomo che cela dietro di sé forme non denunciate di subordinazione, con evidente alterazione del mercato e della concorrenza leale tra le imprese.
 
– sulla promozione di un collegamento tra misure di sostegno al reddito della persona inoccupata o disoccupata e misure volte al suo inserimento nel tessuto produttivo: occorre avvalersi degli Enti Bilaterali di settore, presso i quali si concentrano gli snodi fondamentali dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro. A tal fine le parti sociali dell’edilizia hanno dato avvio ad un importante progetto, costituendo una Borsa Lavoro del settore, cd. Blen.it, a cui sono affidati importanti compiti per il collocamento dei lavoratori inoccupati e disoccupati;
 
-sulla promozione, in coerenza con le indicazioni europee, del contratto a tempo indeterminato come forma privilegiata di contratto di lavoro, nonché sulla previsione, per le nuove assunzioni, del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti: in via sperimentale per un periodo di tre anni, non andrebbero computati i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato ad incremento della base occupazionale, ai fini dei limiti dimensionali previsti dalle vigenti normative di legge, prevedendo contestualmente, per lo stesso periodo di tempo, la possibilità di recedere liberamente dai contratti a termine, fermo restando un periodo di preavviso di 15 giorni;
 
– sul riordino della disciplina dei rapporti di lavoro, delle forme contrattuali e dell’attività ispettiva: occorre predisporre un vero e proprio Testo unico dell’edilizia che dovrebbe ricomprendere norme di legge sul lavoro ad hoc da usare in maniera più semplice e snella da parte degli operatori stessi.
 
Si veda precedente del 24 ottobre 2014.
 

In allegato il documento con il dettaglio delle proposte e valutazioni ANCE consegnato agli atti della Commissione.

18056-Documento ANCE consegnato alla Commissione.pdfApri
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