Si è svolta il 4 novembre c.m. l’audizione dell’ANCE, in seduta congiunta, presso le Commissioni Bilancio della Camera dei Deputati e del Senato, nell’ambito dell’esame dei documenti di manovra economica 2015- 2017, ed in particolare, del disegno di legge recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” (DDL 2679 bis/C – Legge di stabilità 2015).
Il Presidente, Ing. Paolo Buzzetti, che ha guidato la delegazione ANCE, ha illustrato i contenuti della manovra di finanza pubblica, giudicando positive le scelte operate dal Governo relativamente alla riduzione dei carichi fiscali e contributivi delle imprese e alla proroga degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni edilizie e degli Ecobonus.
Sul piano della crescita, il Presidente ha tuttavia evidenziato che la manovra finanziaria rimane sostanzialmente legata alla logica di austerità europea e che la politica economica non trova negli investimenti in infrastrutture un fattore di rilancio dell’economia (investimenti pubblici -11% nel 2015, -8,8% nel 2016, +0,6% nel 2017).
Ha, altresì, evidenziato che oltre agli stessi investimenti, anche la tutela del territorio contro il dissesto idrogeologico, le scuole, le politiche delle aree urbane, sono confinati all’interno di un patto di stabilità improntato ancora alla visione europea del rigore.
Ha, quindi, sottolineato come la necessità di rilanciare gli investimenti infrastrutturali sia un’esigenza comune e condivisa anche dalle Associazioni di categoria di Francia e Germania che, insieme all’Ance, hanno rivolto un appello al Parlamento Europeo per sfruttare al meglio la flessibilità offerta dal Patto di Stabilità, distinguendo le spese per infrastrutture e per la messa in sicurezza del territorio.
La flessibilità sarebbe, infatti, necessaria anche per risolvere la questione dei ritardati pagamenti della Pubblica Amministrazione.
Con riferimento ai contenuti del provvedimento, il Presidente Buzzetti ha rilevato, in particolare:
– la riduzione degli stanziamenti nel 2015 per nuove infrastrutture di circa l’11% in termini reali rispetto al 2014, pari a circa 1,4 miliardi di euro in meno. Dal 2008 ad oggi, le risorse disponibili per opere pubbliche risultano diminuite del 45%;
– l’aumento di risorse per nuove infrastrutture (nel triennio 2015-2017 sono previste risorse aggiuntive per 7,4 miliardi di euro che arrivano a 20,5 miliardi di euro negli anni successivi), risulterà annullato dalla riduzione, già prevista a legislazione vigente, degli stanziamenti inscritti nello stesso triennio. Complessivamente, quindi, nel 2016 si assisterà ad un’ulteriore riduzione dell’8,8% in termini reali e, nel 2017, a un lieve aumento (+0,6% in termini reali rispetto al 2016);
– non sono previsti finanziamenti per alcuni programmi di opere diffuse sul territorio, come le opere segnalate dai Comuni e il Piano dei 6.000 campanili, che, secondo le indicazioni del Ministero delle Infrastrutture sarebbero dovute diventare strutturali e, quindi, essere finanziate annualmente nell’ambito della Legge di Stabilità;
– la riduzione di 3,5 miliardi delle risorse del Piano di azione e coesione, per coprire l’azzeramento dei contributi sui nuovi assunti a tempo indeterminato. Si tratta di una scelta che, sulla base delle priorità del Piano, rischia di penalizzare prevalentemente interventi infrastrutturali;
– la revisione del funzionamento del Patto di stabilità interno, sia delle Regioni, sia degli Enti locali. Con riferimento agli Enti locali, l’effetto delle modifiche introdotte determinerà un allentamento del Patto per 1 miliardo di euro che, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe privilegiare la parte della spesa destinata agli investimenti, dal momento che la stessa manovra prevede una contrazione di 1,2 miliardi della spesa corrente degli enti locali. Tuttavia, occorrerà vigilare affinché tale allentamento sia circoscritto alla spese in conto capitale, se così non fosse il quadro complessivo degli investimenti di Comuni e Province risulterà peggiorato rispetto al 2014. In merito alla riforma del Patto di Stabilità delle Regioni, al momento non è possibile stimare l’effetto di tale revisione, sebbene il Governo ne indichi la neutralità sui saldi di finanza pubblica.
– la mancanza di nuovi stanziamenti per il pagamento dei debiti di parte capitale della Pubblica Amministrazione. Ai 3-4 miliardi di euro di debiti arretrati di parte capitale, si aggiungono i ritardi di pagamento di spese in conto capitale accumulati nei primi 10 mesi del 2014, per un totale complessivo stimato di circa 10 miliardi di euro. L’Ance ritiene necessario e doveroso trovare una soluzione alla questione dei ritardati pagamenti e a tale scopo richiede di intervenire attraverso un consistente allentamento del Patto di stabilità interno, la modifica dei termini di perenzione degli investimenti in conto capitale e l’introduzione di un limite temporale massimo per l’emissione degli Stati di Avanzamento Lavori.Appare, inoltre, assolutamente necessario intervenire sulla rimozione dei vincoli alla cessione dei crediti per i lavori pubblici previsti dal Codice dei Contratti pubblici;
– il raddoppio, dal 4% all’8%, della ritenuta sui bonifici di pagamento delle spese agevolate con le detrazioni per il recupero e la riqualificazione degli edifici – operata dalle Banche a titolo di acconto delle imposte sul reddito dovute dalle imprese esecutrici degli interventi – ha come unico effetto quello di ridurre la liquidità delle imprese, senza migliorare in alcun modo l’efficacia dello strumento di contrasto all’evasione;
– l’estensione del meccanismo del “reverse charge” – già utilizzato nel subappalto edile – alle prestazioni di servizi di pulizia, demolizione, installazione di impianti e completamento degli edifici (rese in appalto e in subappalto), crea rilevanti problemi gestionali negli adempimenti amministrativi, soprattutto per i lavori di completamento degli edifici, che di norma sono compresi nei più ampi progetti di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da questi difficilmente scindibili. Ancor più critico, poi, è l’aspetto relativo ai crediti IVA che, già rilevanti per le imprese del settore, verrebbero incrementati ulteriormente con l’estensione del meccanismo dell’inversione contabile.
– l’introduzione dello “split payment”, meccanismo analogo al “reverse charge” nell’ambito dei lavori pubblici, non tiene conto dei profili critici di liquidità che vengono a crearsi in conseguenza dell’immediato recupero dell’IVA, corrisposta per l’acquisto di beni e servizi da imprese;
– la disposizione che prevede la possibilità di aumentare, a decorrere dal 1° gennaio 2016, sia l’aliquota IVA ridotta del 10% che quella ordinaria del 22% desta preoccupazione. L’innalzamento dell’aliquota ridotta del 10% colpirebbe il mercato immobiliare, ad esempio delle “seconde case”, comprimendo ancor di più le attività di un comparto già fortemente in crisi e, tra l’altro, si ripercuoterebbe sugli stessi Enti pubblici, provocando, per questi, un incremento dei “costi fiscali” connessi alla realizzazione di opere pubbliche;
– ripristinare i regimi agevolativi applicabili ai trasferimenti di immobili diretti all’attuazione dei programmi di edilizia residenziale (cd. “1%”), venuti meno dal 1° gennaio 2014. L’eliminazione delle discipline fiscali agevolate ha determinato un sostanziale blocco dei processi di rinnovo urbano, ostacolati da un prelievo fiscale “espropriativo” già nella fase di acquisizione degli immobili (aree e fabbricati) da riqualificare (imposta di registro al 9%);
– l’introduzione di provvedimenti che facilitino anche fiscalmente i processi di sostituzione edilizia (ad esempio, permuta del “vecchio” edificio con il “nuovo”), che rappresenta il futuro del mercato immobiliare, favorendo così la qualità dell’abitare ed il risparmio energetico;
– con riferimento alla disposizione contenuta del “decreto Sblocca-Italia” che introduce incentivi per l’acquisto di abitazioni in classe energetica elevata, da destinare alla locazione a canoni ridotti, le modifiche introdotte dal Parlamento, limitano l’operatività del beneficio all’acquisto di abitazioni già ultimate, compromettendo l’effetto propulsivo dell’incentivo, assicurato dalla formulazione originaria che invece ne ammetteva l’applicazione anche all’acquisto di abitazioni da ultimare o costruire nel corso del quadriennio agevolato;
– necessità di avviare un confronto con tutti gli attori coinvolti sul processo di revisione della fiscalità immobiliare, affinché si giunga, in modo concertato, ad un sistema di tassazione immobiliare unico, semplificato e stabile nel tempo, con ovvia esclusione dell’ “invenduto” delle imprese edili;
– in materia di lavoro, pur condividendo l’intento del Legislatore di voler incentivare le nuove assunzioni a tempo indeterminato, riducendo gli oneri contributivi per le imprese, sarebbe auspicabile indispensabile un intervento strutturale per la riduzione del costo del lavoro;
– lo stanziamento di ulteriori risorse economiche, per far fronte, in particolar modo, agli oneri derivanti dall’attuazione della riforma degli ammortizzatori sociali, potrebbe risultare non sufficiente a perseguire tutte le finalità ivi richiamate;
– sul conferimento diretto del trattamento di fine rapporto in busta paga, si ravvisano criticità in ordine alle difficoltà che potrebbero incontrare, in particolar modo, le pmi nel dover anticipare tale prestazione, nonché al possibile indebolimento del sistema della previdenza complementare;
– la riduzione delle risorse per le politiche del lavoro ed, in particolare, del Fondo per la decontribuzione dei premi di produttività e dei Fondi interprofessionali per la formazione continua, limita l’attuazione e le iniziative intraprese per favorire la ripresa occupazionale.
In allegato il documento ANCE consegnato agli atti delle Commissioni con il dettaglio delle osservazioni e proposte ANCE in materia economico-finanziaria, fiscale, di lavori pubblici, di mercato privato e di lavoro.
18166-Documento ANCE.pdfApri