Nell’ambito dell’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni, il Centro Studi dell’Ance ha offerto un approfondimento sul Piano Juncker, il grande programma di investimenti da 315 miliardi di euro, in grado di catalizzare risorse pubbliche e private.
Per la realizzazione del Piano sarà creato un nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) nell’ambito della BEI finanziato per 16 miliardi di euro dal bilancio UE e per 5 miliardi dalla stessa BEI. Gli stati membri potranno contribuire al fondo versando capitali direttamente o attraverso istituzioni finanziarie pubbliche (per l’Italia la Cassa Depositi e Prestiti).
Secondo le stime della Commissione Europea e della BEI, realizzate sulla base dell’esperienza acquisita nel tempo nell’ambito dei programmi dell’UE e delle attività della BEI, il fondo dovrebbe consentire un effetto moltiplicatore di 1:15 in termini di investimenti reali nell’economia.
Nell’ambito di tale Piano l’Italia, a fine novembre, ha avanzato una proposta importante che contiene misure in grado di attivare domanda edilizia e migliorare le condizioni finanziarie delle imprese–circa il 75% della proposta complessiva per un ammontare di 57 miliardi di euro- ed in questo modo di agire positivamente sulla capacità produttiva del Paese, favorendo la ripresa dell’economia e dell’occupazione.
In particolare è molto positiva la presentazione di importanti programmi di opere medio-piccole come quelle di riduzione del rischio idrogeologico e di messa in sicurezza delle scuole, che potrebbero essere accelerati grazie al ricorso a mutui della Banca europea degli Investimenti (BEI).
Tuttavia, l’analisi dei primi documenti di presentazione del Piano forniti dalle istituzioni europee mette in evidenza alcune rilevanti criticità.
La quota di 315 miliardi non rappresenta un punto di partenza ma un ambizioso obiettivo da raggiungere.
Il moltiplicatore stimato, inoltre, appare incompatibile con il contesto italiano caratterizzato da scarsa attrattività da parte degli investitori esteri, frenati da un contesto normativo molto articolato e da un sistema giudiziario poco efficiente, nonché da un mercato del partenariato pubblico privato in difficoltà.
Diventa strategico, quindi, secondo l’Ance, creare le condizioni per facilitare il più possibile il coinvolgimento degli investitori privati in Italia attraverso il recepimento anticipato di alcuni profili delle nuove Direttive UE in materia di appalti e concessioni e la diffusione di strumenti di soft law, quali schemi e convenzioni-tipo.
Infine, è evidente che il Piano Juncker potrà essere veramente efficace per la crescita economica solo se verrà consentito un allentamento dei vincoli di finanza pubblica, in particolare nella fase di realizzazione degli investimenti.
La proposta della Commissione Europea di adottare una posizione favorevole nell’ambito dell’applicazione del Patto di Stabilità e Crescita solo con riferimento ai contributi che gli Stati membri vorranno apportare al Piano Juncker contribuisce a rendere ancora più incerto il Piano proposto dalla Commissione.
In allegato è disponibile il capitolo “Il piano Juncker per il rilancio dell’economia europea” estratto dall’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni, dicembre 2014
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