Si è svolta il 13 aprile scorso l’audizione dell’ANCE presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati nell’ambito dell’esame dei disegni di legge sulle misure per favorire l’emersione alla legalità e la tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata (DDL 1138/C e abb.), su cui è stato adottato un testo unificato, nonché del disegno di legge su “Modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione” (DDL 2737/C), da ultimo abbinato all’esame dei suddetti DDL.
La delegazione associativa, guidata dall’Ing. Vincenzo Bonifati, delegato della Presidenza per i rapporti con le istituzioni preposte al controllo del territorio, ha sottolineato, in premessa, la necessità di richiamare l’attenzione sulle misure di prevenzione patrimoniali e, soprattutto, sul tema della gestione delle aziende sequestrate e confiscate.
Al riguardo, ha espresso un giudizio positivo rispetto alle azioni volte a snellire le procedure di sequestro e confisca, oggi eccessivamente lunghe e farraginose, rilevando al contempo, l’importanza di garantire, nel processo di gestione delle imprese sequestrate e confiscate, la tutela della concorrenza e del libero mercato.
Tale considerazione nasce dalla convinzione, confermata dalla teoria economica, che una maggiore concorrenza incida sulla crescita. Un assetto del mercato più libero, infatti, introduce meccanismi concorrenziali che, favorendo una riallocazione più efficiente dei fattori produttivi, influiscono sullo sviluppo dell’economia.
Occorre, quindi, che il legislatore presti la massima attenzione affinché il processo di reinserimento delle aziende nel circuito economico sano non incida sul regolare funzionamento del mercato, determinando una disparità di trattamento tra imprese che svantaggi quelle sane, che hanno sempre agito nel rispetto delle regole e che, peraltro, hanno pesantemente subito la concorrenza sleale delle imprese malavitose, in un contesto già fortemente compromesso dalla crisi economica.
La delegazione ha, poi, illustrato alcuni dati ANCE relativi al settore dell’edilizia, riguardanti, tra l’altro, il calo tra il 2008 ed il 2014, degli investimenti in costruzioni del 32% pari a circa 64 miliardi di euro, la flessione ancor più significativa, con riferimento, in particolare, all’edilizia abitativa (62,3%) e le pesanti conseguenze occupazionali (dal 2009 al 2014 i fallimenti nelle costruzioni sono stati 16.840 su un totale di circa 75.000 dell’insieme di tutti i settori economici).
In tale contesto l’azione di tutela delle imprese confiscate e sequestrate deve offrire un quadro regolatorio certo e trasparente, che sappia garantire e affermare la presenza dello Stato sul territorio, sia come alternativa alla “gestione malavitosa”, sia come sostegno allo sviluppo del sistema economico.
In linea generale, occorre chiarire che la gestione dell’impresa sequestrata o confiscata, da parte dell’amministrazione giudiziaria deve essere un’attività temporanea, limitata al tempo necessario per il ritorno in bonis dell’impresa e al successivo affidamento, tramite procedure ad evidenza pubblica, a soggetti imprenditoriali in grado, grazie ad un progetto industriale serio, di offrire una soluzione alla gestione delle aziende e, allo stesso tempo, di salvaguardare posti di lavoro.
Ha, altresì, rilevato che risultano attualmente all’esame del Parlamento diversi provvedimenti che intervengono, in vario modo, sul tema della lotta ai fenomeni corruttivi e mafiosi. Si tratta, in particolare, oltre che del DDL 2737/C, oggetto dell’audizione e dei DDL 1138/C, 1039/C e 1189/C a cui lo stesso è abbinato, anche del DDL 1687/S, all’esame del Senato. Sarebbe, quindi, opportuno, in un’ottica di semplificazione normativa, nonché al fine di evitare situazioni di sovrapposizione o duplicazione, valutare l’opportunità di unificare, all’interno di un unico provvedimento, tutta la normativa che incide su questo tema.
E’, quindi, passata ad analizzare le principali misure contenute nel DDL 2737/C in tema di prevenzione patrimoniale, amministrazione, gestione e destinazione dei beni confiscati e si è, altresì, soffermata su alcune criticità relative al testo base adottato dalla Commissione Giustizia relative, in particolare: alla norma che prevede che l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, nella individuazione dell’affidatario nei contratti con procedura negoziata o per lavori, servizi e forniture in economia per i quali non è prevista la gara pubblica, sceglie preferibilmente le aziende sequestrate o confiscate e le cooperative di lavoratori che le hanno rilevate e le c
ooperative sociali (art.41-ter D.-Lgs 159/2011); al riconoscimento di specifiche agevolazioni nei confronti delle aziende sequestrate o confiscate, nell’ambito del percorso di emersione alla legalità e della regolarizzazione dei rapporti di lavoro (art. 41- quater D.Lgs 159/2011); alla previsione della possibilità che l’amministratore giudiziario possa avvalersi, previa autorizzazione del giudice delegato e dell’Agenzia per i beni confiscati e sequestrati, del supporto tecnico, a titolo gratuito di imprenditori attivi nello stesso settore in cui opera l’azienda sequestrata e confiscata (art. 41-octies D.Lgs 159/2011).
Ha, inoltre, segnalato un problema fortemente sentito dalle imprese del settore concernente l’impossibilità di attestare la regolarità della posizione antimafia nell’ambito dei rapporti tra privati a seguito dell’entrata in vigoredel D.Lgs 159/2011 (Codice antimafia). A norma del titolo II del Codice, infatti, solo le Prefetture sono abilitate al rilascio del provvedimento di natura certificatoria attestante l’esistenza o meno in capo al soggetto scrutinato delle situazioni automaticamente ostative di cui all’art. 67 del Codice stesso. Sono venute meno, quindi, le modalità alternative di rilascio di questo tipo di provvedimento, affidato, nel sistema precedente, alle Camere di commercio e costituito dal certificato camerale con dicitura antimafia.Inoltre, gli unici soggetti abilitati a chiedere la certificazione antimafia sono le stazioni appaltanti e non più i soggetti privati.
Alla luce delle considerazioni svolte ha, infine, evidenziato una serie di specifiche proposte sui temi oggetto del provvedimento e in particolare:
– Prevedere, in materia di controllo giudiziario, un maggiore coordinamento tra quanto previsto all’art.22 del DDL 2737 e all’art. 32 del DL n. 90/2014 in modo che la disciplina in materia abbia una sua omogeneità e coerenza generale;
– Definire le modalità di calcolo dei compensi degli amministratori giudiziari in modo da fare riferimento ai risultati operativi dell’impresa prevedendo, quindi, un importo minimo al quale aggiungere una retribuzione variabile commisurata alla redditività prodotta;
– Rendere pienamente operatività la banca dati per la gestione dei beni sequestrati e confiscati, come previsto all’art.110 del Codice antimafia, al fine di avere un quadro preciso dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità;
– Precisare, in un’ottica di chiarezza e trasparenza, la competenza dell’Agenzia ad affidare contratti di appalto di lavori, finalizzati alla manutenzione degli immobili sequestrati o confiscati, riconducendo espressamente l’affidamento di contratti di appalto di lavori senza procedure ad evidenza pubblica alle modalità e i limiti di importo previsti dall’articolo 125 del codice dei pubblici contratti (D.Lgs n. 163/2006). Inoltre, valutare con grande attenzione la possibilità, prevista per l’Agenzia, di preferire, nella scelta degli affidatari dei lavori, aziende sequestrate o confiscate ovvero cooperative che le hanno rilevate, in quanto tale criterio preferenziale non sembra in linea con i principi di libera concorrenza e parità di trattamento;
– Estendere l’applicazione delle agevolazioni riconosciute alle imprese sottoposte a sequestro e confisca per la regolarizzazione dei rapporti di lavoro, previste nelle proposte di legge 1138/C, 1039/C e 1189/C recentemente unificate in un testo base, e abbinate al DDL 2737/C, anche alle imprese regolari che assumano i lavoratori provenienti dalle imprese sequestrate e confiscate, al fine di garantire una regolare concorrenza tra le imprese secondo principi di equità;
– Chiarire che l’imprenditore privato che svolgerà attività di tutoraggio per l’impresa sequestrata e confiscata, ai sensi dell’art.13 della proposta di legge assunta come testo base prima richiamata, venga scelto mediante un confronto concorrenziale pubblico, indetto dall’amministratore giudiziario;
– Fissare un termine, prorogabile solo per ragioni straordinarie, entro il quale Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata deve indire una procedura ad evidenza pubblica per la vendita dell’impresa confiscata in via definitiva;
– Introdurre una norma che consenta alle imprese aderenti ad una Associazione di categoria, che abbia adottato un Codice Etico o sia firmataria di un Protocollo di legalità, di ottenere dalla Prefettura, per il tramite delle Associazioni stesse, la documentazione antimafia al fine di ripristinare forme di controllo accessibili anche a soggetti privati.
In allegato il documento ANCE consegnato agli atti della Commissione.
20104-Documento ANCE consegnato in Commissione.pdfApri