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L’Associazione, ascoltata dalle Commissioni Bilancio, ha evidenziato i positivi segnali di ripresa degli investimenti, chiedendo però più coraggio, anche con l’allargamento del patto di stabilità interno. Tra le altre priorità: certezza nei pagamenti delle P.A.; revisione tassazione immobiliare; correttivi urgenti per gli appalti con decreto legge

Archivio, Governo e Parlamento

DEF 2015: l’audizione dell’ANCE in Parlamento

21 Aprile 2015
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Si e svolta il 20 aprile u.s. l’audizione dell’ANCE presso le Commissioni Bilancio della Camera dei Deputati e del Senato, in seduta congiunta, sui contenuti del Documento di economia e finanza 2015 (DEF).
 
Il Presidente, Ing. Paolo Buzzetti, che ha guidato la delegazione associativa, ha evidenziato, in premessa che il Documento si inserisce in un contesto economico generale fortemente compromesso, che appare come diretta conseguenza di anni di politiche di austerity che non hanno prodotto i risultati auspicati per la sostenibilità dei conti pubblici.
La battaglia annuale sul contenimento del deficit entro il limite del 3% non ha evitato l’inesorabile crescita del debito pubblico, sia in termini assoluti, sia, soprattutto, in rapporto al PIL che, dal 2008, è diminuito del 9%. Il debito pubblico che nel 2007 era pari al 100% del Pil, alla fine del 2014 era pari a circa il 132% del Pil. Appare evidente come la politica economica adottata negli anni della crisi non abbia saputo comprendere l’importanza degli investimenti per sostenere la ripresa economica.
Tale mancanza di visione è testimoniata dalle scelte contenute nei documenti di bilancio che, dal 2008 al 2014, hanno imposto una riduzione del 43,1% in termini reali degli stanziamenti per spese in conto capitale a fronte dell’aumento delle spese correnti al netto degli interessi sul debito (+3%). Tali scelte, oltre a danneggiare l’economia, hanno ingigantito gli effetti della crisi sul settore delle costruzioni, determinando, dal 2008 al 2014, una perdita dei livelli produttivi del 32%, pari a circa 64 miliardi di euro in meno di produzione, con effetti pesantissimi sull’occupazione: dall’inizio della crisi, i posti di lavoro persi nelle costruzioni sono 522.000 che salgono a 790.000 se si tiene conto anche dei settori collegati alle costruzioni. Sotto il profilo del credito alle imprese nel periodo 2008-2014 sono stati erogati complessivamente 153 miliardi di euro in meno per investimenti in costruzioni (86 miliardi nel settore abitativo e 67 nel non residenziale).
Anche la fiscalità immobiliare ha contribuito in maniera rilevante alla crisi del settore delle costruzioni. Nel processo di trasformazione immobiliare (dall’acquisto dell’area, alla costruzione del fabbricato, sino alla vendita dello stesso),infatti, secondo stime ANCE, l’Erario incassa un profitto quasi doppio rispetto a quello dell’impresa che investe e realizza il progetto.
 
Passando, quindi, ad analizzare le indicazioniprogrammatiche contenute nel DEF 2015, il Presidente ha rilevato che le stesse rappresentano segnali certamente positivi ma ancora insufficienti a produrre un reale cambiamento nelle leve di politica economica su cui basare la ripresa del Paese. Appare apprezzabile, e in linea con quanto auspicato negli ultimi anni dall’Ance, il cambio di paradigma nella politica infrastrutturale che pone l’attenzione anche sulle opere medio piccole di carattere ordinario. Positiva appare, altresì, l’indicazione di aumentare, nel 2015, la spesa della pubblica amministrazione per investimenti fissi lordi, dopo anni di riduzioni. Secondo il documento programmatico gli investimenti fissi lordi – costituiti per la maggior parte da opere pubbliche – aumenteranno, in valori correnti dell’1,9% nel 2015, del +4,5% nel 2016 e del +2,4% nel 2017 (-6% nel 2014). Al riguardo, ha però rilevato, che l’intensità degli aumenti appare ancora troppo limitata: rispetto ad una spesa per investimenti fissi lordi nel 2014 pari a 36 miliardi di euro, viene previsto un aumento complessivo nel triennio 2015 – 2017 pari a 3,3 miliardi. Mentre la spesa corrente, nello stesso periodo, al netto degli interessi sul debito, è prevista aumentare di circa 23 miliardi.
Continuano a ripetersi scelte già viste, che non incidono sulla spesa corrente. Serve il coraggio di investire sulla ripresa e, quindi, sull’edilizia, attraverso una manovra di rilancio delle infrastrutture, in grado di sostenere in modo consistente la ripresa e la crescita dell’economia e determinare un rilevante aumento di occupazione.
Al riguardo, ha ricordato come, già nel 2013, l’ANCE ha stimato gli effetti di una manovra espansiva sulle infrastrutture da 70 miliardi in cinque anni, compatibile con i vincoli europei di finanza pubblica, che alla fine del periodo avrebbe determinato, tra l’altro: una maggiore crescita cumulata del Pil del 3%; una maggiore occupazione; una riduzione del rapporto debito/PIL.
Oggi, più di ieri, le condizioni macroeconomiche globali renderebbero ancora più sostenibile un simile “atto di coraggio” da parte del decisore pubblico.
Molti paesi europei, come Francia e Germania, stanno sfruttando queste condizioni per avviare programmi di investimento a livello locale, realizzabili in tempi rapidi. E’ necessario, quindi, individuare programmi di investimento in grado di produrre effetti macroeconomici espansivi. Contestualmente, occorre un allargamento del Patto di Stabilità Interno che consenta la fattibilità di tali piani di intervento. I vincoli imposti dal patto di stabilità interno hanno, infatti, spesso limitato la spesa destinata a programmi d’investimento degli enti locali. In particolare, dal 2008 al 2014 la spesa in conto capitale dei Comuni si è ridotta del 47%, mentre quella destinata alle spese correnti è aumentata del 17%. Al riguardo, Con l’obiettivo di contribuire fattivamente alla realizzazione di un piano di opere pubbliche, l’ANCE ha svolto, presso le amministrazioni territoriali, una ricognizione di opere rapidamente cantierabili, che ha individuato circa 5.000 progetti diffusi su tutto il territorio nazionale, per un importo complessivo di oltre 9 miliardi di euro.
Si tratta, per la gran parte, di progetti di pronta cantierizzazione che possono essere avviati in pochi mesi, così da produrre effetti positivi sull’intera economia.
 
Ha, altresì, rilevato l’importanza di semplificare la regolamentazione degli appalti pubblici, in un’ottica di maggiore trasparenza, evidenziando che Il Ddl per il nuovo Codice degli appalti all’esame del Senato va nella giusta direzione in tal senso, ma con alcune criticità relative in particolare a un aggravio di oneri formali a carico delle imprese. Occorre, inoltre, anticipare con decreto legge alcune urgenze, tra le quali, l’introduzione di meccanismi anti turbativa delle gare, limitando criteri discrezionali per i piccoli lavori.
In merito al Programma delle infrastrutture strategiche, ha evidenziato la condivisione della scelta di individuare 25 opere prioritarie, alle quali garantire un flusso adeguato di risorse in modo da assicurare la fattibilità degli interventi. Al riguardo, l’ANCE ha da sempre denunciato l’eccessiva vastità del piano e la sproporzione tra impegni assunti ed effettive disponibilità finanziarie quali cause principali della lentezza nell’attuazione del programma.
 
Ha, inoltre, rilevato criticamente come il DEF manchi di individuare la rigenerazione urbana sostenibile tra le tematiche nazionali prioritarie di intervento del Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) che dovranno essere definite nelle prossime settimane. Al riguardo, vanno, tra l’altro,  rilanciate, con provvedimenti organici e non solo straordinari, le politiche per la casa destinata alle fasce sociali deboli. Essenziale per conseguire tale obiettivo appare la revisione della normativa per il governo del territorio e la creazione di regole mirate per la riqualificazione urbana. 
Il Documento di programmazione appare, altresì, carente nell’affrontare i temi delle politiche per l’ambiente e il territorio,  con particolare riguardo alla sostenibilità ambientale, alla fragilità del territorio per i rischi prodotti dal dissesto idrogeologico, agli interventi per il risanamento ambientale e alla bonifica dei siti inquinati.
 
Ha, inoltre, sottolineato che i ritardi di pagamento della pubblica amministrazione verso le imprese continuano a determinare una situazione di sofferenza nel settore delle costruzioni, molte criticità rimangono da affrontare. Su questo tema, il DEF illustra solo il quadro delle azioni già svolte che hanno agito solo sui pagamenti di parte corrente. Sono invece necessarie ulteriori misure (allentamento e riforma del Patto di stabilità interno, misure per la cessione dei crediti) per garantire il rispetto dei tempi previsti dalla direttiva europea, con particolare riferimento ai debiti di parte capitale.
Sempre sul tema della liquidità delle imprese, il DEF risulta completamente carente in ordine ad una delle tematiche fiscali più critiche per gli operatori economici: il meccanismo dello “split payment”. Questo, entrato in vigore il 1° gennaio scorso, sta rapidamente aggravando l’equilibrio finanziario delle imprese che operano nel settore dei lavori pubblici. Si tratta di una norma che appare profondamente iniqua e sproporzionata, perché fa gravare il costo della lotta all’evasione sui numerosi contribuenti diligenti, invece di utilizzare più efficacemente i molteplici strumenti di controllo, telematici e non, già esistenti, quali, ad esempio, la legge 136/2010 sulla tracciabilità dei movimenti finanziari e le disposizioni della legge 244/2007 sull’obbligo di fatturazione elettronica nell’ambito dei contratti pubblici. Per questo è necessario un completo ripensamento da parte del Governo sull’introduzione della misura, che va al più presto eliminata.
 
Nell’ambito della fiscalità, ha evidenziato l’urgenza di intervenire a breve sulla tassazione immobiliare, in attesa di un complessivo riordino del sistema fiscale vigente. Per il settore delle costruzioni è necessario che la riforma della fiscalità immobiliare non riproponga la patrimoniale sull’invenduto, come invece sembra paventarsi dalle prime anticipazioni sulla nuova imposta, cosiddetta “local tax”. L’ipotesi auspicata dall’ANCE è quella di una Tassa unica sugli immobili, stabile quanto meno per tre anni ed integralmente destinata ai Comuni per il finanziamento dei servizi (“service tax”), con l’ovvia esclusione dei beni prodotti dalle imprese edili (aree e fabbricati costruiti, o ristrutturati, per la successiva vendita). Per quanto attiene al processo di razionalizzazione degli incentivi, ha espresso, altresì,  contrarietà al taglio lineare delle agevolazioni. La tax expenditure, deve fondarsi su una “selezione” accurata dei regimi agevolativi oggetto d’intervento, con tutela di quelli connessi a “beni a valenza sociale”, quali indiscutibilmente la casale detrazioni per il recupero delle abitazioni e la riqualificazione energetica. E’ urgente favorire la rigenerazione urbana con incentivi all’acquisto di immobili particolarmente performanti sotto il profilo energetico. In tal senso, l’ANCE propone, tra l’altro, l’esenzione dalle imposte sugli acquisti di immobili in classe energetica elevata effettuati nel triennio 2016-2018, con contestuale esenzione triennale dall’IMU, dalla TASI e dalla futura “local tax”. Nell’ambito dell’attuazione della delega fiscale, infine, fondamentale per il settore è il tema della riforma del catasto, poiché rappresenta il cardine su cui poggerà ogni ipotesi di revisione della tassazione degli immobili basata sui valori catastali.
 
In tema di semplificazione amministrativa ha, infine, sottolineato come la riduzione dei costi d’impresa dovuti alla complicazione e all’inefficienza della p.a. rappresenti positivamente una delle principali linee di azione del DEF per il rilancio dell’economia, con i vantaggi di essere “a costo zero per la finanza pubblica” e avere quasi immediata attuazione con effetti positivi per la ripresa. In controtendenza rispetto alle indicazioni sulla semplificazione amministrativa va invece il Decreto Legge 133/2014 proprio sul tema della gestione delle terre e rocce da scavo, essenziale per l’attività del settore.
 
Si veda precedente del 18 aprile 2015
 
In allegato il Documento con il dettaglio delle osservazioni e proposte ANCE consegnato agli atti delle Commissioni.

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