E’ stato assegnato alle Commissioni Bilancio della Camera dei Deputati e del Senato, il Documento di economia e finanza 2015 (DOC LVII n. 3 Tomo I – DOC LVII n. 3 Tomo II) (Relatori, rispettivamente, alla Camera dei Deputati l’On. Paolo Tancredi del Gruppo parlamentare AP-NCD-UDC e al Senato il Sen. Antonio Azzollini del Gruppo parlamentare AP-NCD-UDC) che costituisce il principale strumento di programmazione finanziaria e di bilancio introdotto dalla Legge 39/2011 recante modifiche alla L. 196/2009, in materia di contabilità e finanza pubblica.
Le Commissioni, dopo un breve ciclo di audizioni, cui ha partecipato anche l’ANCE (si veda la riguardo la notizia di “In Evidenza” del 21 aprile u.s.), stanno esaminando il Documento che approderà in Aula il 23 aprile p.v. dove verrà approvata un’apposita Risoluzione.
Il DEF contiene il “Programma di stabilità” (Sezione I), “Analisi e le tendenze della finanza pubblica” e “nota metodologica” (Sezione II) e il “Programma nazionale di riforma” (Sezione III), nonché sei Allegati (v. dopo).
In particolare, il Programma di stabilità ed il Programma nazionale di riforma devono essere presentati al Consiglio europeo ed alla Commissione europea entro il 30 aprile di ogni anno ai sensi dell’art. 9 della suddetta L. 196/2009.
La politica di bilancio presentata nel Documento di Economia e Finanza per il 2015 è volta, in particolare, a: sostenere la ripresa economica, evitando qualsiasi aumento del prelievo fiscale, e rilanciare gli investimenti – compresi quelli nell’edilizia scolastica; avviare la riduzione del rapporto tra il debito pubblico e il PIL, rafforzando così la fiducia dei mercati; irrobustire la fase di ripresa dell’economia, che porterà con se un deciso recupero dell’occupazione nel prossimo triennio.
Lo scenario programmatico segna il ritorno della crescita dopo un prolungato periodo di recessione. Per il 2015 “si riscontra un incremento del PIL pari allo 0,7 per cento, che si porterebbe rispettivamente all’1,4 e all’1,5 per cento nel 2016 e 2017”.
Vengono confermati gli obiettivi di indebitamento netto indicati lo scorso autunno per il triennio 2015-2017 – rispettivamente pari a 2,6, 1,8 e 0,8 per cento del PIL.
Al fine di facilitare il processo di ripresa economica, nel 2016 viene evidenziata “l’intenzione di avvalersi della flessibilità delle finanze pubbliche connessa all’utilizzo della clausola europea sulle riforme; ne conseguirebbe un percorso di miglioramento del saldo strutturale più graduale, che contempla il raggiungimento del pareggio di bilancio strutturale nel 2017”.
Il Programma nazionale di Riforma, oltre a definire le azioni di intervento volte ad ottemperare impegni presi in sede europea (Europa 2020 e Raccomandazioni Specifiche per il Paese), prosegue nell’azione di rilancio dell’economia, attraverso le riforme strutturali articolate su tre linee principali:
– il recupero della produttività attraverso la valorizzazione del capitale umano (Jobs act, Buona Scuola, Programma Nazionale per la Ricerca);
– la riduzione dei costi d’impresa dovuti alla complicazione e all’inefficienza dell’amministrazione pubblica, attraverso la semplificazione burocratica e la trasparenza dell’amministrazione (Riforma della Pubblica Amministrazione, interventi anti-corruzione, riforma fiscale);
– l’eliminazione dell’incertezza nei rapporti economici legata alla scarsa certezza del diritto e all’inefficiente enforcement dei contratti (nuova disciplina del licenziamento, riforma della giustizia civile).
A tale piano si aggiungono le riforme volte ad accelerare il processo decisionale di approvazione delle leggi, attraverso le riforme istituzionali che interessano la legge elettorale e la differenziazione delle funzioni di Camera e Senato.
Il Governo si impegna a garantire che le riforme introdotte siano attuate nei tempi stabiliti, grazie all’azione di legislazione secondaria che viene monitorata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Con riferimento, in particolare, ai tributi locali sugli immobili, il Governo ha annunciato l’introduzione, nel corso del 2015, di una nuova local tax, che unifichi IMU e TASI in un’unica imposta con aliquote differenziate: più basse sulle abitazioni principali; più alte sulle altre abitazioni. Per gli altri tributi comunali, viene prevista la semplificazione e l’armonizzazione della normativa, con la possibile introduzione di un tributo/canone che sostituisca l’insieme delle imposte locali minori esistenti. Tra gli altri interventi, vien prevista la possibilità di aumentare la quota dei trasferimenti stato–enti locali, allocati sulla base della capacità fiscale e dei fabbisogni standard, superando il criterio basato sulla spesa storica.
Il varo della riforma della tassazione locale, come si legge nel documento, sarà realizzato prima della fine del 2015.
Nel corso del 2015 saranno inoltre realizzati progressi significativi nell’attuazione della legge delega sul federalismo fiscale (Legge n. 42/2009) che, oltre ad assicurare agli enti territoriali spazi aggiuntivi di autonomia di entrata, mirava ad eliminare i trasferimenti statali basati sul criterio della ’spesa storica‘ e ad assegnare le risorse ai governi sub-centrali con criteri più oggettivi e giustificati sul piano dell’efficienza e dell’equità. Dal 2015, il 20 per cento delle risorse agli enti locali sarà ripartito sulla base di capacità fiscali e fabbisogni standard, superando gradualmente il precedente criterio di riparto basato sulla spesa storica, fonte di distorsioni e inefficienze.
In coerenza con gli obiettivi del programma nazionale di riforma, il Governo collega alla decisione di bilancio i seguenti provvedimenti:
– Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali (A.C. 2093);
– Disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitività agricole del settore agricolo, agroalimentare e della pesca (A.S. 1328);
– Delega al Governo recante disposizioni per l’efficienza del processo civile (A.C. 2953);
– Misure di semplificazione per l’avvio delle attività economiche per i finanziamenti e le agevolazioni alle imprese;
– Riorganizzazione delle Amministrazioni pubbliche (A.S. 1577);
– Revisione della spesa, promozione dell’occupazione e degli investimenti nei settori del cinema e dello spettacolo dal vivo;
– Delega per la revisione dell’ordinamento degli enti locali;
– Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni vigenti (A.C. 2994).
Il DEF si compone, altresì, dei seguenti allegati:
-Spese dello Stato nelle Regioni e nelle Province Autonome;
–Programma delle infrastrutture strategiche del Ministro infrastrutture e trasporti;
-Rapporto sullo stato di attuazione della riforma della contabilità e finanza pubblica;
-Relazione del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare;
-Relazione sugli interventi nelle aree sottoutilizzate;
-Relazione sui fabbisogni annuali di beni e servizi della P.A. e sui risparmi conseguiti con il sistema delle convenzioni Consip.
In particolare, l’Allegato Infrastrutture indica la scelta del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di individuare in un unico Documento pluriennale di pianificazione (DPP), introdotto dal decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 228, lo strumento di programmazione che includerà e renderà coerenti tutti i piani e i programmi d’investimento per opere pubbliche di propria competenza. In vista della definizione entro settembre 2015 del DPP, sempre sulla base delle linee strategiche definite dall’Allegato Infrastrutture e delle disponibilità finanziarie, saranno valutate anche le opere portuali e logistiche necessarie al perseguimento della strategia che sarà definita per ogni sistema portuale incluso nelle reti TEN nonché le linee strategiche e le relative opere prioritarie per i collegamenti degli aeroporti principali con le reti core e con le città e quelle nei settori idrico e dell’edilizia scolastica. Il Programma delle infrastrutture strategiche identifica 25 opere prioritarie, per un costo totale di 70,9 miliardi di euro e coperture finanziarie pari a 48 miliardi di euro, rispondendo da un lato a una diffusa esigenza di razionalizzazione e,dall’altro, a un “esercizio di realismo finanziario finalizzato a selezionare unristretto numero diopere sulle quali convogliare le risorse pubbliche e private disponibili”.
Con riferimento a ciascuna delle predette opere, nell’allegato 3 al Programma, vengono in particolare indicati: il settore di riferimento, l’intervento, il costo, lo stato procedurale, la data di fine lavori e l’avanzamento.
Relativamente, poi, alle altre opere contenute nel PIS di cui all’XI Allegato Infrastrutture si provvederà, a valle di un approfondito confronto con le Regioni, al previsto aggiornamento sullo stato di avanzamento in sede di definizione della nota di aggiornamento al DEF 2015.