In relazione all’iter del disegno di legge recante “Modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, al codice penale e alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e altre disposizioni. Delega al Governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate” (DDL 2134/S), all’esame, in seconda lettura, della Commissione Giustizia del Senato, l’Associazione è tornata ad evidenziare – come già nel corso dell’apposita audizione (si veda al riguardo la notizia di “Interventi” del 20 maggio u.s.) alcune proposte volte a:
– a circoscrivere per il settore edile, che si connota per la complessità dell’attività svolta nel cantiere, la norma che introduce la confisca obbligatoria nell’ambito dei reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro di cui all’art. 603-bis del c.p. Infatti, pur condividendo la necessità di un rigoroso contrasto a tutte le attività di intermediazione illecita di manodopera e di lotta al caporalato, occorre rilevare che spesso le opere edili sono il frutto dell’attività complessiva di una serie di attori (appaltatori, subappaltatori, fornitori ecc.) e che, pertanto, potrebbe essere arduo circoscrivere la singola responsabilità nonché l’effettiva quota parte di attività interessata dall’illecito oggetto di confisca;
– sopprimere la disposizione che garantisce l’attribuzione del rating di legalità alle aziende sequestrate e confiscare a prescindere dai limiti di fatturato previsti (pari a due milioni di euro) e mediante una semplificazione della relativa procedura. Tale previsione appare in contrasto con i principi, comunitari e nazionali, posti a tutela della concorrenza e parità di trattamento e potrebbe determinare un’alterazione della concorrenza per quelle imprese che, a causa del limite di fatturato, non hanno accesso a tale strumento;
-sopprimere la norma che estende l’ambito soggettivo di applicazione della disciplina delle misure di prevenzione, personali e patrimoniali, in presenza di generici indizi di reati contro la PA che appare eccessivamente penalizzante per chi, nell’esercizio della propria attività, opera con le amministrazioni pubbliche e può incorrere in indagini su fatti corruttivi, salvo poi dimostrare la propria completa estraneità.
Le proposte dell’ANCE sono state sostanzialmente condivise e saranno oggetto di valutazione nel corso dell’esame.