La Commissione parlamentare per la semplificazione ha approvato il Documento conclusivo dell’Indagine conoscitiva sulle semplificazioni possibili nel settore fiscale.
Il Documento della Commissione si articola in 7 paragrafi: nella premessa viene inquadrata l’indagine nell’ambito delle altre iniziative assunte dalla Commissione; nel secondo paragrafo viene riportato il programma; nel terzo e nel quarto si dà conto delle audizioni svolte e dei principali elementi emersi in tale ambito a cui ha partecipato anche l’ANCE (si veda, al riguardo, la notizia di Interventi Ance del 6 giugno 2017); nel 5° vengono delineati gli elementi di contesto, individuando le questioni attorno alle quali ha ruotato l’indagine conoscitiva; nel 6° vengono indicate alcune delle semplificazioni possibili e necessarie; e nell’ultimo tratte le conclusioni.
Con riferimento alle “semplificazioni necessarie” nel Documento vengono indicate le seguenti:
– ridurre il numero dei tributi a livello statale e locale, evitando le sostanziali duplicazioni oggi esistenti (l’esempio classico è la duplicazione IMU-TASI) e compiendo una riflessione sulle addizionali, che per loro natura non evidenziano il nesso pagamento delle imposte – erogazione dei servizi e quindi non consentono l’emersione delle responsabilità;
–accorpare le scadenze. Al riguardo, viene in particolare evidenziato che l’Agenzia delle entrate ha accolto con particolare favore la proposta del MEF di programmare un tavolo di confronto con gli ordini professionali e le associazioni rappresentative delle imprese al fine di stabilire un definitivo calendario condiviso delle scadenze, che consenta di evitare a monte la richiesta di proroghe;
–
rivisitare le misure che costituiscono eccezioni alle regole, in quanto prevedono esenzioni, agevolazioni, regimi sostitutivi di favore, al fine di valutarne una razionalizzazione e una stabilizzazione;
-generalizzare – anche con regimi di carattere sperimentale – il conflitto di interessi tra contribuenti per favorire l’emersione dell’evasione fiscale;
–portare avanti il processo di digitalizzazione;
–rispettare le previsioni dello Statuto del contribuente.
In conclusione la Commissione ha evidenziato una stratificazione e un’instabilità delle norme che comportano incertezze e moltiplicano gli adempimenti, richiamando le “auree e disattese” regole contenute nello statuto del contribuente: sulla chiarezza e trasparenza delle disposizioni tributarie (articolo 2); sulla loro efficacia temporale (articolo 3); sul divieto di utilizzare il decreto-legge per disporre «l’istituzione di nuovi tributi» o «prevedere l’applicazione di tributi esistenti ad altre categorie di soggetti» (articolo 4).
Da tali regole – evidenzia la Commissione – sembra anche emergere “una netta preferenza per gli strumenti legislativi ordinari che invece costituiscono l’eccezione rispetto all’uso consolidato e intrecciato di decretazione d’urgenza e legislazione delegata. Anche su questo, forse, si dovrebbe compiere una riflessione, per ricondurre alla normalità un settore cruciale e indubbiamente sotto stress, soprattutto dopo la prolungata crisi economico-finanziaria degli ultimi anni”.
Viene, quindi, auspicato il ritorno ad interventi del legislatore più ordinati e meditati, per le vie ordinarie, al fine di dare stabilità e univoca direzione alla normativa in materia fiscale.