Le Aule di Camera e Senato hanno approvato nella giornata di ieri, 16 ottobre, due analoghe risoluzioni di maggioranza (rispettivamente
6-00088 e
6-00076) n. 1) sulle dichiarazioni rese dal Presidente Conte in vista del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre.
Tra gli impregni chiesti al Governo nelle risoluzioni, si evidenziano, in particolare, i seguenti:
“sostenere e promuovere, a partire dal prossimo Consiglio europeo, nell’interesse dell’Italia e degli altri Paesi membri, riforme e impegni concreti in ambito UE da realizzare nel corso dell’attuale ciclo istituzionale per ridurre le disuguaglianze esistenti tra economie e tra cittadini europei e per ridare un senso di marcia all’Unione europea più incentrato sul sostegno alla domanda interna e sugli aspetti sociali. A tal fine, ad ottenere da subito impegni concreti: di un “patto sociale per l’Europa” che crei le condizioni per migliorare l’accesso al lavoro, in particolare dei giovani; per la revisione degli strumenti della governance economica, al fine di conferire una maggiore centralità nell’UE alla crescita economica sostenibile ed inclusiva; agli investimenti pubblici, a partire da quelli ambientali, da scomputare dal deficit al fine del rispetto dei parametri; all’occupazione in un percorso sostenibile di riduzione del debito pubblico”;
“negoziare una definizione del bilancio europeo che sia all’altezza delle sfide future dell’UE che non penalizzi nella sostanza, eventualmente attraverso il ricorso a indici di natura qualitativa più che quantitativa come ad esempio l’indice di convergenza esterna o di prosperità relativa, le cosiddette politiche tradizionali che sostengono l’UE – PAC e Politica di coesione, garantendo fondi adeguati ed evitando riduzioni che vadano a colpire le regioni meno sviluppate – e che al contempo consenta livelli di finanziamento efficaci per le nuove politiche ritenute prioritarie per l’Italia nell’ambito della programmazione economica e strategica dell’Unione europea quali il rafforzamento dei diritti sociali, gli investimenti per la crescita, il green new deal, i nuovi meccanismi per l’occupazione e la digitalizzazione, sostenendo al contempo le proposte di integrare il quadro finanziario con nuove risorse proprie, che possano ridurre i trasferimenti dei bilanci nazionali e alleggerire il carico fiscale sui cittadini”;
“farsi altresì promotore, presso le competenti sedi europee, dell’adozione, nel quadro del prossimo ciclo istituzionale, di ulteriori priorità e indirizzi politici generali, orientati ad una gestione strutturale e multi-livello delle principali sfide dei prossimi cinque anni: crescita, lavoro, equità sociale, sicurezza, migrazione, rispetto dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, assicurando, al contempo, una coerente e tempestiva attuazione degli obiettivi contenuti nella medesima agenda”;
“alla luce degli impegni ribaditi dall’Unione europea nella visione strategica a lungo termine per il clima e la promozione di politiche ambientali a sostegno dell’economia circolare, farsi promotore presso le competenti sedi europee di negoziati efficaci che possano far convergere gli Stati membri sull’obiettivo dell’impatto climatico zero entro il 2050, volti a realizzare l’azzeramento delle emissioni nette di gas ad effetto serra entro quella data”;
“ in tema di cambiamenti climatici, farsi promotore a livello europeo di ogni iniziativa finalizzata alla decarbonizzazione dell’economia fissando come obiettivo l’impatto climatico zero entro il 2050, fermo restando la necessità di conseguire tale obiettivo attraverso un percorso condiviso e sostenibile anche sul piano economico ed energetico, come indicato dalla strategia a lungo termine dell’UE per la riduzione delle emissioni di gas serra, contenuta nella comunicazione “Un pianeta pulito per tutti Visione strategica europea a lungo termine per un’economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra” del 28 novembre 2018”;
“ad attuare, nelle opportune sedi competenti e nell’ambito delle proprie competenze, tutte le misure necessarie al raggiungimento degli obiettivi di riduzione di gas ad effetto serra concordate a livello internazionale ed europeo, tenendo conto dei benefici ambientali, sociali ed economici connessi alla riduzione delle emissioni, se inserite all’interno di un progetto condiviso di sviluppo sostenibile”.