In Aula del Senato sono state presentate le seguenti interrogazioni a risposta scritta sul tema dei ritardati pagamenti delle P.A. a seguito della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, del 28 gennaio 2020 che condanna l’Italia per la violazione della direttiva 2011/7/UE, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali:
–n. 4-02818 a firma del Sen. Francesco Castiello (M5S)
nelle premesse all’Atto di controllo, viene, in particolare, evidenziato che:
- “la Corte di giustizia dell’Unione europea, con sentenza del 28 gennaio 2020 nella causa C-122/18, ha accertato che lo Stato italiano ha violato la direttiva 2011/7/UE sui tempi di pagamento delle imprese da parte della pubblica amministrazione affermando che l’Italia avrebbe dovuto assicurare il rispetto “effettivo” da parte delle pubbliche amministrazioni medesime, nelle loro transazioni commerciali con imprese private, di termini di pagamento non superiori a 60 giorni”;
- “i ritardi dei pagamenti aggravano i problemi di liquidità delle imprese rendendo più complessa e difficile la loro gestione finanziaria. I ritardi, costringendo le imprese a ricorrere al credito sobbarcandosi l’onere aggiuntivo degli interessi, compromettono anche la competitività e la redditività, in particolare nei settori “sensibili”, quali quello della sanità e dell’edilizia, quest’ultimo in situazione tuttora stagnante dopo la lunga crisi 2008-2015. Non a caso l’Associazione nazionale costruttori edili (ANCE) ha denunciato ritardi medi nei pagamenti della pubblica amministrazione nel settore delle costruzioni superiori a 4 mesi e mezzo, per un totale di 6 miliardi di euro di arretrati a danno delle imprese che operano nel settore. Ritardi ancor più gravi, a volte della durata di anni, si registrano nelle transazioni commerciali tra aziende sanitarie locali e imprese operanti nel settore sanitario”;
- “la sentenza ha previsto l’alternativa per lo Stato italiano di mettersi subito in regola, altrimenti incorrendo in una maximulta”.
Alla luce di tali premesse viene chiesto ai Ministri dell’Economia e delle finanze, per gli Affari europei e per la Pubblica amministrazione “quali misure i Ministri in indirizzo intendano assumere al fine di dare piena e tempestiva ottemperanza alla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, al fine di scongiurare, oltre al danno erariale derivante dalla pesante multa irrogabile da parte delle autorità comunitarie, l’aggravarsi della già critica situazione nella quale versano, in particolare, le imprese che operano nel settore della sanità e nel settore delle costruzioni”.
link all’Interrogazione
–n. 4-02819 a firma del Sen. Antonio De Poli (FI)
nelle premesse all’Atto di controllo, viene, in particolare, evidenziato che:
- “a più di tre anni dall’avvio della procedura di infrazione inflitta per violazione della citata direttiva tuttavia, alla pubblica amministrazione italiana servono ancora in media 100 giorni per saldare le fatture”;
- nonostante sia partito dal luglio 2017 l’obbligo da parte di tutti gli enti pubblici di trasmettere le informazioni relative ai singoli pagamenti attraverso il sistema “Siope” (Sistema di rilevazione telematica degli incassi e dei pagamenti effettuati dai tesorieri di tutte le amministrazioni pubbliche gestito dal Ministero dell’economia e delle finanze) al fine di consentire a regime la quantificazione dell’ammontare delle passività commerciali e il monitoraggio continuo dei tempi di pagamento delle amministrazioni debitrici, sono ancora moltissimi gli enti che non rispettano questa disposizione e non consentono al Ministero dell’economia e delle finanze di misurare con precisione l’ammontare complessivo del debito e i relativi tempi medi di pagamento”;
- “la legge di bilancio per il 2019 (legge n. 145 del 2018), inoltre, ha introdotto l’obbligo, a carico delle amministrazioni pubbliche, di comunicare annualmente in aprile l’ammontare dei propri debiti commerciali scaduti e non ancora pagati alla fine dell’anno precedente. Qualora il debito non si sia ridotto di almeno il 10 per cento o nel caso di ritardi nei pagamenti, a partire dal 2020 dovrà essere stanziato un accantonamento al fondo di garanzia debiti commerciali;
- “secondo la stima riportata nella “Relazione annuale 2018”, presentata dal governatore della Banca d’Italia, l’ammontare complessivo dei debiti commerciali della nostra pubblica amministrazione, in calo rispetto al 2017 di 4 miliardi, sarebbe pari a 53 miliardi di euro”;
- “considerato che nonostante i progressi registrati nei tempi di pagamento, la questione dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni pone tuttora seri problemi di liquidità a molte imprese, specialmente medio e piccole, che spesso fronteggiano anche difficoltà nell’accesso al credito bancario”
Alla luce di tali premesse viene chiesto al Ministro dell’Economia e delle finanze “se il Ministro in indirizzo intenda valutare l’opportunità di prevedere, anche gradualmente e mediante modalità compatibili con il rispetto delle esigenze finanziarie complessive, nonché della normativa comunitaria e civilistica, la compensazione diretta e universale fra i crediti certificati, non prescritti, certi, liquidi ed esigibili vantati dagli operatori economici verso le pubbliche amministrazioni e i debiti fiscali e contributivi dei medesimi soggetti”.
link all’Interrogazione
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Sempre sulla tematica è stata presentata in Aula della Camera l’Interrogazione a risposta immediata (3-01269 primo firmatario On. Simone Baldelli del Gruppo FI).
Nelle premesse all’Atto di controllo, viene, in particolare, evidenziato che:
-“nella sentenza Commissione/Italia (Direttiva lotta contro i ritardi di pagamento) (C-122/18) pronunciata il 28 gennaio 2020, la Corte, riunita in Grande Sezione, ha constatato una violazione da parte dell’Italia della direttiva 2011/7/UE, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, in quanto tale Stato membro non ha assicurato che le sue pubbliche amministrazioni, quando sono debitrici nel contesto di simili transazioni, rispettino effettivamente termini di pagamento non superiori a 30 o 60 giorni di calendario, quali stabiliti all’articolo 4, paragrafi 3 e 4, di tale direttiva”;
-“il ricorso contro l’Italia era stato promosso dalla Commissione europea, alla quale operatori economici e associazioni di operatori economici italiani avevano rivolto varie denunce aventi ad oggetto i tempi eccessivamente lunghi in cui sistematicamente le pubbliche amministrazioni italiane saldano le proprie fatture relative a transazioni commerciali con operatori privati”;
-“il ritardo con il quale le amministrazioni pubbliche pagano le imprese che forniscono beni e servizi al settore pubblico costituisce un elemento di debolezza dell’economia del Paese, poiché la massa di risorse sottratte alle imprese ne rende difficile sia la gestione ordinaria che i piani di investimento, oltre a generare costi connessi alla ricerca di fonti alternative di finanziamento. Una situazione che colpisce principalmente le piccole e medie imprese, che sono le più esposte alle crisi di liquidità e per le quali è più difficile e oneroso l’accesso al credito”;
-“dalla XVII legislatura, in considerazione della normativa comunitaria e dopo la comunicazione del marzo 2013 del Vice Presidente della Commissione europea, Antonio Tajani, in cui si è chiarito che il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione non sarebbe rientrato nel calcolo del debito pubblico ai fini del patto di stabilità, si sono succeduti diversi provvedimenti, che però non hanno offerto una soluzione efficace al problema”;
-“lo scorso 28 maggio 2019 l’aula ha votato all’unanimità una mozione che impegnava il Governo ad adottare ogni iniziativa utile a sbloccare il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso imprese e professionisti”.
Alla luce di tali premesse viene chiesto al Ministro dell’Economia e delle Finanze “cosa intenda fare il Governo e quali puntuali iniziative intenda mettere in campo per superare le criticità riscontrate in relazione ai ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni ed evitare una procedura d’infrazione europea che graverebbe su famiglie, professionisti e imprese”.
In risposta a tale ultima Interrogazione è intervenuto il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, evidenziando, tra l’altro, che:
-“a partire dal 2017, il Governo italiano ha previsto nuovi interventi a carattere normativo, finanziario e tecnico-informatico per accelerare lo smaltimento dei debiti pregressi e implementare il grado di affidabilità delle informazioni sui tempi di pagamento e sullo stock di debiti commerciali residui”;
-“tali interventi hanno riguardato, in particolare: la concessione di nuove anticipazioni di liquidità per il pagamento dei debiti commerciali pregressi, maturati al 31 dicembre 2018 (legge di bilancio 2019); la medesima misura è stata riportata nella legge di bilancio 2020 con riferimento ai debiti commerciali pregressi maturati al 31/12/2019: l’avvio dal 2018 (a regime dal 2019) dell’applicativo SIOPE Plus, che ha potenziato il sistema di monitoraggio della Piattaforma per i crediti commerciali, la PCC, consentendo di rilevare, in modo automatico e puntuale, i pagamenti delle fatture ricevute dalle pubbliche amministrazioni; l’applicazione, a decorrere dal 2021, di misure di garanzia per il rispetto dei termini di pagamento; infine, la pubblicazione e l’aggiornamento, sui siti istituzionali della Presidenza del Consiglio dei ministri e del MEF, delle informazioni riguardanti i tempi di pagamento e di ritardo e lo stock di debiti commerciali residui riferiti ad ogni singola pubblica amministrazione”;
-“il Governo, nel registrare dunque i significativi miglioramenti evidenziati, rimane comunque impegnato nella costante azione di riduzione e accelerazione dei tempi di pagamento dei debiti commerciali”.
link all’Interrogazione e link alla risposta del Ministro
Per le ulteriori Interrogazioni, Mozioni e Risoluzioni presentate in Parlamento si veda, da ultimo, la Notizia “In Evidenza” Atti di indirizzo e controllo del 29 gennaio 2020.