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All’attenzione delle Commissioni Bilancio di Camera e Senato il Documento di economia e finanza che è accompagnato dalla Relazione al Parlamento per l’autorizzazione all’indebitamento di 55 miliardi di euro propedeutica all’emanazione di prossimi decreti legge del Governo per superare l’emergenza Covid.

Archivio, Governo e Parlamento

DEF 2020: in Parlamento il provvedimento economico-finanziario del Governo

28 Aprile 2020
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E’ stato assegnato alle Commissioni Bilancio della Camera dei Deputati e del Senato, il Documento di economia e finanza 2020 (DEF- Doc. LVII, n. 3) (Relatori alla Camera l’On. Pietro Navarra del Gruppo PD ed al Senato il Sen. Marco Pellegrini del Gruppo M5S) che costituisce il principale strumento di programmazione finanziaria e di bilancio introdotto dalla Legge 39/2011 (recante modifiche alla L. 196/2009, in materia di contabilità e finanza pubblica).

Le Commissioni, dopo un breve ciclo di audizioni, esamineranno il Documento su cui l’Aula – dal 28 aprile al Senato ed il 29 aprile alla Camera – si esprimerà approvando un’apposita Risoluzione al Governo.

 

Il DEF contiene il Programma di stabilità (Sezione I), Analisi e tendenze della finanza pubblica (Sezione II) e il Programma nazionale di riforma (Sezione III) unitamente ad una serie di allegati. In particolare, il Programma di stabilità ed il Programma nazionale di riforma devono essere presentati al Consiglio europeo ed alla Commissione europea entro il 30 aprile di ogni anno ai sensi dell’art. 9 della suddetta L. 196/2009. 

 

Nelle premesse al DEF, viene precisato che, in ragione dell’emergenza sanitaria in atto e della conseguente difficoltà di elaborare scenari previsti su di un orizzonte temporale più ampio di un biennio, si è deciso di limitare i quadri macroeconomici e di finanza pubblica al periodo 2020-2021 e di rinviare la presentazione del PNR e dei consueti allegati al DEF a quando sarà completata la definizione delle misure di sostegno all’economia e alle famiglie colpite dall’emergenza e perfezionata la strategia di riapertura delle attività produttive.

 

Il Documento di programmazione è accompagnato dalla Relazione al Parlamento redatta ai sensi dell’art. 6 della L. 243/2012 ai fini dell’autorizzazione al ricorso all’indebitamento di: 55 miliardi di euro nel 2020, 24,85 miliardi di euro nel 2021, 32,75 miliardi di euro nel 2022, 33,05 miliardi nel 2023, 33,15 miliardi di euro nel 2024, 33,25 miliardi di euro dal 2025 al 2031 e 29,2 miliardi di euro dal 2032.

Attraverso le risorse aggiuntive che saranno rese disponibili con il suddetto scostamento dall’obiettivo di medio termine (OMT), il Governo intende rafforzare gli strumenti di protezione e rilancio che si stanno adottando per fronteggiare l’emergenza. In particolare, intende: aumentare il finanziamento e l’ulteriore potenziamento di strumenti e dotazioni del sistema sanitario, delle forze dell’ordine, del sistema di protezione civile e delle altre amministrazioni pubbliche chiamate a dare una efficace risposta alla situazione emergenziale; potenziare ulteriormente le misure per il sistema delle garanzie a favore degli operatori economici pubblici e privati, la tutela del lavoro e gli interventi di sostegno ai settori produttivi maggiormente colpiti, anche attraverso un utilizzo adeguato della leva fiscale; incrementare le risorse a sostegno della ripresa economica attraverso la concessione di opportuni incentivi e la previsione di interventi per la capitalizzazione delle imprese finalizzati al sostegno della ripresa produttiva e al recupero della competitività sui mercati internazionali.

Infatti, dato il prolungarsi della chiusura di molte attività produttive e data l’esigenza di preservare i settori dell’economia che probabilmente continueranno ad essere sottoposti a vincoli operativi, il Governo sta predisponendo due nuovi provvedimenti: il primo è un decreto contenente ulteriori misure di sostegno a lavoratori e imprese per aumentarne la resilienza e preparare la fase di ripresa; il secondo sarà dedicato a una drastica semplificazione delle procedure amministrative in alcuni settori cruciali per il rilancio degli investimenti pubblici e privati (soprattutto appalti, edilizia, commercio, controlli).

In particolare, con il primo decreto il Governo intende riprendere tutti gli interventi contenuti nel DL 18/2020 “Cura Italia”, rafforzandoli e prolungandoli nel tempo prevedendo, oltre alle misure di sostegno al lavoro, all’inclusione e al reddito, e a quelle per la salute, la sicurezza e per gli Enti territoriali, ulteriori interventi per la liquidità e la capitalizzazione delle imprese, per il supporto ai settori produttivi più colpiti dall’emergenza, per gli investimenti e l’innovazione. Inoltre, in tale decreto verrà prevista la completa eliminazione dell’incremento delle aliquote IVA e delle accise previsto dal 2021.

 

Considerate le recenti richieste di autorizzazione all’indebitamento, gli effetti sui saldi di finanza pubblica del deterioramento dello scenario macroeconomico e la natura e gli effetti degli interventi programmati, il quadro di bilancio descritto dal Programma di stabilità prevede che l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche salirà al 10,4 per cento del PIL nel 2020 e al 5,7 per cento nel 2021, mentre il debito pubblico raggiungerà il 155,7 per cento del PIL nel 2020 (“il livello più alto della storia repubblicana”) ed il 152,7 per cento del PIL nel 2021.

Per gli anni successivi, sarà delineato un percorso di graduale rientro del rapporto debito/PIL, che assicuri comunque un congruo periodo di sostegno e rilancio dell’economia, durante il quale misure restrittive di politica fiscale sarebbero controproducenti. I principi generali della strategia di miglioramento dei saldi di bilancio e di riduzione del rapporto debito/PIL nel prossimo decennio saranno, oltre al conseguimento di un adeguato surplus di bilancio primario: il rilancio degli investimenti, pubblici e privati, incentrati sull’innovazione e la sostenibilità; il contrasto all’evasione fiscale e la tassazione ambientale; la riforma del sistema fiscale, improntata alla semplificazione e all’equità; la revisione e riqualificazione della spesa pubblica.

 

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