
È “complessivamente positivo” il giudizio espresso dalla Presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, sull’impianto del Decreto Lavoro nel corso dell’audizione alla Commissione Lavoro della Camera dei deputati sulla conversione del provvedimento. Di particolare importanza, secondo la Presidente dell’Associazione, il richiamo alla contrattazione collettiva stipulata dalle parti comparativamente più rappresentative come parametro per la determinazione del cosiddetto “salario giusto”, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 36 della Costituzione. Una scelta che, secondo l’Ance, conferma il ruolo determinante delle suddette parti sociali nella definizione di trattamenti economici adeguati e proporzionati.
Nel suo intervento, Brancaccio ha richiamato le peculiarità del settore delle costruzioni, sottolineando come il contratto collettivo dell’edilizia, sottoscritto da Ance insieme alle Associazioni Cooperative e Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil, si sviluppi su due livelli di contrattazione: nazionale e territoriale. Lo stesso modello, ha ricordato l’associazione, è adottato anche nei contratti nazionali edili firmati dalle altre organizzazioni datoriali comparativamente più rappresentative. Per il settore delle costruzioni, ha osservato Ance, i tre contratti collettivi stipulati da tali parti coprono circa il 98% dei lavoratori, pari a circa 700mila addetti.
Questa contrattazione, secondo l’Associazione, garantisce uniformità di diritti e tutele ai lavoratori su tutto il territorio nazionale e rappresenta al tempo stesso un elemento di regolarità per le imprese, comprese quelle di dimensioni più ridotte, che possono così operare all’interno di regole certe e condivise. “Grazie alla struttura su due livelli della contrattazione collettiva – ha infatti dichiarato Brancaccio – il settore dell’edilizia riesce a garantire uniformità di diritti e di tutele per tutti i lavoratori presenti sul territorio nazionale. Tale sistema rappresenta, inoltre, un importante elemento di garanzia anche per le imprese, incluse quelle di minori dimensioni, in quanto consente di operare all’interno di regole certe, omogenee e condivise dalle parti sociali”.
Di rilievo anche lo spazio dedicato al sistema degli enti bilaterali dell’edilizia, considerato dall’Associazione uno strumento fondamentale per assicurare la corretta applicazione della contrattazione collettiva e la regolarità del settore. Le Casse Edili e le Edilcasse, ha evidenziato l’Ance, svolgono compiti che nel tempo hanno ricevuto anche un riconoscimento legislativo, soprattutto in ambiti legati alla legalità e ai controlli, come il Durc online e la verifica della congruità della manodopera nei cantieri.
Gli enti bilaterali, ha ricordato Brancaccio, operano inoltre secondo un principio di terzietà, essendo gestiti pariteticamente dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro. Un modello che, secondo l’associazione, rappresenta anche un’espressione concreta del pluralismo sindacale nel comparto delle costruzioni. La presidente dell’Ance ha anche evidenziato la sostenibilità economica del sistema bilaterale del comparto edile, sottolineando come la quasi totalità dei contributi versati venga restituita sotto forma di prestazioni e servizi per lavoratori e imprese.
In allegato il documento integrale presentato in audizione.
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