
La rigenerazione urbana e il rilancio dell’housing accessibile devono diventare una priorità strutturale per contrastare il degrado delle periferie e garantire maggiore sicurezza nelle città italiane. È il messaggio lanciato da Stefano Betti, vicepresidente dell’Ance, intervenuto in audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie della Camera dei Deputati.
Nel corso dell’audizione, Betti ha sottolineato come la crescita delle aree urbane, unita ai flussi migratori interni dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord, stia aumentando la pressione abitativa soprattutto nelle periferie delle grandi città, dove si concentra gran parte dell’edilizia accessibile. Parallelamente, nei territori del Sud si aggravano fenomeni di spopolamento, perdita di giovani qualificati e indebolimento del tessuto economico e sociale.
Per l’Ance, il recupero delle periferie passa attraverso un nuovo modello di rigenerazione urbana, capace di integrare sostenibilità ambientale, inclusione sociale e qualità dell’abitare. “La trasformazione delle città non può limitarsi agli interventi edilizi”, ha spiegato Betti, indicando come priorità il recupero dei “vuoti urbani” – ex fabbriche, caserme e aree ferroviarie dismesse – e una maggiore flessibilità nei cambi di destinazione d’uso per favorire nuovi servizi, attività economiche e spazi di aggregazione.
Al centro dell’intervento anche la richiesta di una profonda revisione del quadro normativo urbanistico nazionale, definito “vetusto e frammentario” perché ancora basato su norme risalenti al 1942 e al 1968. Secondo l’Ance, l’attuale incertezza legislativa e il continuo conflitto tra Stato e Regioni stanno rallentando la trasformazione urbana e gli investimenti.
Da qui l’appello a definire rapidamente una nuova cornice nazionale per l’attività edilizia e urbanistica, integrando le semplificazioni già sperimentate con il Pnrr, il Salva Casa e il Piano Casa 2026. Tra le priorità indicate: maggiore flessibilità nei cambi d’uso, revisione delle categorie di intervento edilizio e coordinamento tra disciplina urbanistica, fiscale e ambientale.
Nel suo intervento, il vicepresidente Betti ha inoltre evidenziato il valore del Pnrr, che ha destinato circa 6,2 miliardi di euro alla riqualificazione delle aree urbane degradate e alla riduzione del disagio abitativo. Un’esperienza giudicata positivamente soprattutto per l’introduzione di un approccio “performance based”, orientato al raggiungimento di obiettivi misurabili e a una programmazione più efficace degli interventi.
Ampio spazio anche al tema dell’abitare. Per l’Ance, il recupero delle periferie deve essere accompagnato da una politica strutturale per l’housing accessibile, trasformando aree ed edifici degradati in nuovi alloggi per famiglie in difficoltà, insieme a infrastrutture sociali, servizi di quartiere e spazi pubblici.
Sul Piano Casa del Governo (Dl 66/2026), Betti ha espresso un giudizio positivo sulle misure per incrementare le abitazioni pubbliche e sociali, chiedendo però ulteriori strumenti fiscali ed economici per sostenere anche gli interventi di minori dimensioni e diffondere gli investimenti oltre i grandi centri urbani.
Infine, il vicepresidente ha richiamato l’attenzione sul legame tra recupero urbano e sostenibilità ambientale, indicando nelle bonifiche dei siti contaminati una leva strategica non solo ambientale ma anche di sicurezza urbana. Preoccupazione, invece, è stata espressa per alcuni contenuti della bozza del Piano Nazionale di Ripristino della Natura, che secondo l’Associazione dei costruttori rischiano di rallentare le trasformazioni urbanistiche necessarie allo sviluppo delle città.
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