
Salvaguardare le procedure già avviate, semplificare le regole e garantire al promotore il rimborso delle spese sostenute per la progettazione. Sono le richieste avanzate dall’Ance nel corso dell’audizione presso la Commissione Ambiente della Camera dedicata al futuro del partenariato pubblico-privato (PPP), anche alla luce della sentenza della Corte di giustizia europea che ha messo in discussione il diritto di prelazione.
A illustrare la posizione dei costruttori è stato il vicepresidente dell’Ance, Piero Petrucco, secondo il quale la decisione dei giudici europei rischia di produrre “un impatto molto grande” su uno strumento che, anche con le regole precedenti, in Italia non è mai riuscito a sviluppare pienamente.
Eppure, “la conclusione del Pnrr e il ritorno ai vincoli di finanza pubblica, alla luce delle nuove regole del Patto di stabilità, impongono una seria riflessione sulle modalità attraverso cui garantire continuità agli investimenti pubblici – ha spiegato Petrucco – Dopo una fase straordinaria di espansione della spesa resa possibile dalle risorse del Pnrr, il partenariato pubblico-privato può rappresentare uno strumento strategico per sostenere la realizzazione delle opere pubbliche e proseguire il processo di ammodernamento del Paese avviato con il Piano europeo, attraverso la realizzazione di infrastrutture e servizi di maggiore qualità”.
Per l’associazione dei costruttori, tuttavia, la sentenza della Corte di giustizia europea, che ha dichiarato l’incompatibilità del diritto di prelazione previsto dalla disciplina nazionale in materia di project financing con il diritto comunitario e, in particolare, con i principi di parità di trattamento, non discriminazione e concorrenza, appare «molto difficilmente superabile dal punto di vista giuridico». Occorre quindi intervenire partendo dal presupposto che il pronunciamento non possa essere modificato, affrontando contemporaneamente due questioni: la gestione immediata delle procedure in corso e la definizione di un nuovo quadro normativo per il futuro.
Sul primo fronte, l’Ance considera indispensabile evitare la cancellazione dei procedimenti già avviati. In particolare, dovrebbero essere salvaguardati i procedimenti già definiti e non più impugnabili. Quelli ancora in una fase non definitiva, invece, dovrebbero poter proseguire applicando le regole vigenti, ma eliminando il diritto di prelazione.
Allo stesso tempo, secondo l’Ance, deve essere mantenuto il rimborso economico delle spese sostenute dal promotore per la preparazione della proposta e per la progettazione. Una soluzione che consentirebbe, secondo Petrucco, di superare l’emergenza relativa ai procedimenti già in corso senza disperdere il lavoro e le risorse investite dagli operatori privati. “Considerata la delicatezza e la complessità della questione, appare quanto mai auspicabile un intervento legislativo chiarificatore, volto sia a introdurre una disciplina interna conforme ai principi eurounitari, sia a definire espressamente il regime applicabile alle procedure in corso, al fine di garantire certezza giuridica e uniformità applicativa”.
Per il futuro, l’Ance auspica un ritorno all’impostazione introdotta dall’ultimo correttivo al Codice degli appalti, con un unico procedimento di gara anziché due passaggi distinti. «La velocità e la semplicità della procedura sono quasi importanti quanto la prelazione, se vogliamo che lo strumento possa svilupparsi», ha sottolineato Petrucco. L’associazione guarda inoltre con favore alla possibile introduzione di un punteggio premiale per il soggetto promotore. Una soluzione che, pur dovendo superare le verifiche di compatibilità con il diritto europeo, potrebbe riconoscere il valore dell’attività svolta da chi presenta per primo una proposta di partenariato.
Per l’Ance resta comunque irrinunciabile il rimborso delle spese di progettazione. La sentenza europea, ha ricordato Petrucco, ha lasciato alcuni margini di intervento, facendo riferimento alla necessità di adottare criteri obiettivi senza negare l’importanza di un ristoro economico. Senza questa garanzia, infatti, verrebbe meno l’interesse degli operatori privati a investire risorse nella predisposizione di nuove proposte.
Il problema, però, non riguarda soltanto le norme. Secondo il vicepresidente dell’Ance, occorre aumentare la conoscenza e la capacità tecnica delle pubbliche amministrazioni, soprattutto degli enti territoriali, chiamati spesso a gestire operazioni complesse senza disporre delle competenze e dell’esperienza necessarie.
Per questo è fondamentale che le linee guida dell’Anac e gli altri strumenti operativi concorrano a costruire un quadro normativo e procedurale chiaro e coerente. L’indeterminatezza delle disposizioni e la sovrapposizione degli adempimenti, ha osservato Petrucco, hanno infatti generato difficoltà nelle amministrazioni e ulteriori rallentamenti nell’utilizzo del partenariato.
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