Il Presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, ha svolto le sue comunicazioni alle Aule della Camera dei Deputati e del Senato sui temi del Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre.
In vista della chiusura del semestre italiano di presidenza dell’Unione europea, che terminerà il prossimo 31 dicembre, ha precisato che al fine di stilare un bilancio dal punto di vista politico occorrerà attendere il 13 gennaio 2015, quando il Governo italiano interverrà a Strasburgo.
Il Presidente Renzi ha, innanzitutto, sottolineato come con il piano Juncker sia stato raggiunto un primo risultato, riguardo all’obiettivo di svincolare e sbloccare i fondi per le infrastrutture dal Patto di stabilità, benché sia ancora insufficiente rispetto all’ambizione del Governo affinché tutte “le opere pubbliche italiane o degli altri Paesi potranno essere sbloccate dal computo del Patto di stabilità indipendentemente dalla forma di finanziamento, sia che le risorse provengano dalla Banca europea per gli investimenti (BEI), sia che arrivino con altre modalità scelte dal cosiddetto piano Juncker”. “Potremmo infatti immaginare che un elenco di opere pubbliche degli Stati membri possa essere considerato ed approvato dalle istituzioni europee, ma finanziato interamente dallo Stato membro”.
Con riferimento al percorso di riforme che si sta affrontando in Italia, ha ricordato, in particolare:
– la riforma costituzionale, licenziata ad agosto dal Senato ed ora in discussione alla Camera, che cambia una quarantina di articoli della Carta costituzionale;
– la legge elettorale, già approvata dalla Camera e all’esame del Senato, “che cambia, com’è fisiologico, le regole del gioco”;
– i decreti sulla pubblica amministrazione e sul lavoro, diventati legge nel mese di giugno, sono a livelli diversi di implementazione;
– il disegno di legge delega sul lavoro, che è già stato approvato definitivamente, mentre i primi decreti attuativi saranno pronti il 24 dicembre.
Il Presidente del Consiglio ha aggiunto, infine, che “la Commissione affari costituzionali, una volta conclusa la fase di discussione della riforma elettorale, tornerà a ragionare sulla delega per la riforma della pubblica amministrazione”, mentre si attende che la discussione “sul sistema educativo scolastico, dell’università e della ricerca, riuscirà finalmente ad approdare alla discussione parlamentare” e che “il pacchetto giustizia sia analizzato e sviscerato ulteriormente”.
A conclusione della discussione, che ha fatto seguito all’intervento del Presidente del Consiglio, sono state approvate, rispettivamente, alla Camera dei Deputati e al Senato, due risoluzioni sostanzialmente analoghe, con le quali è stato chiesto l’impegno del Governo, tra l’altro:
– a monitorare gli effetti della manovra di bilancio, con particolare riguardo al rispetto degli obiettivi programmatici concordati in sede europea;
– a promuovere il potenziamento della strumentazione e della dotazione finanziaria dell’Unione europea a sostegno dell’economia, attraverso l’adozione di misure che svolgano una funzione anticiclica, e ad utilizzare la revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale di fine 2016, per orientare ulteriormente il bilancio dell’UE verso l’occupazione, la crescita e la competitività;
– a sostenere un ruolo maggiormente attivo della Banca Centrale Europea a favore della crescita;
– a rimuovere le barriere all’integrazione dei mercati dei capitali, sostenendo la proposta del Presidente Juncker sull’unione dei mercati dei capitali, in modo da diminuire il costo della raccolta di fondi, soprattutto per le piccole e medie imprese, nonché la nostra dipendenza dal finanziamento bancario ed aumentando l’attrattiva dell’Europa come piazza d’investimento;
– a promuovere meccanismi di sostegno e mutualizzazione del debito sovrano per salvaguardare il ruolo di stabilizzatori delle politiche di bilancio nazionali;
– a sostenere l’esclusione dai saldi rilevanti ai fini del rispetto del Patto di stabilità e crescita e degli altri obblighi comunitari, sia dei contributi che gli Stati membri effettueranno al Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), sia dei cofinanziamenti nazionali ai progetti nell’ambito del Piano, dei fondi strutturali o di altri strumenti finanziari dell’UE;
– ad assicurare la tempestiva operatività del FEIS e un’adeguata assistenza tecnica per l’elaborazione dei progetti, l’utilizzo delle risorse e l’accesso ad altre fonti di finanziamento;
– a promuovere una migliore regolazione a livello europeo e la convergenza delle regolazioni nazionali verso modelli più favorevoli agli investimenti, mediante la riduzione dei rischi non finanziari e dei costi regolatori, nonché attraverso l’implementazione dell’Agenda strategica per l’Unione;
– a sollecitare lo sviluppo di speciali strumenti fiscali e finanziari e la definizione a livello internazionale di un quadro regolatorio contabile e prudenziale per incentivare gli investimenti privati di lungo periodo;
– a promuovere la definizione di criteri rigorosi e puntuali per concentrare gli investimenti del Piano Juncker nei settori cruciali: reti energetiche e di trasporto, energie rinnovabili ed efficienza energetica, istruzione, ricerca e innovazione, economia digitale, banda larga, infrastrutture sociali, prevenzione del dissesto idrogeologico, garantendo agli investitori privati programmi economicamente solidi;
– ad integrare, nell’ambito della revisione intermedia della Strategia Europa 2020 – che sarà portata a compimento nel 2015 – nuovi obiettivi legati al mercato interno, all’erogazione del credito al sistema produttivo e alla politica industriale;
– ad assicurare che le raccomandazioni specifiche per Paese contengano indicazioni puntuali affinché tutti gli stati membri concorrano all’obiettivo di portare, entro il 2020, al 20 per cento del PIL europeo la quota rappresentata dall’industria;
– a contrastare l’evasione e l’elusione fiscale a livello europeo e globale, promuovendo un maggior coordinamento dei sistemi fiscali nell’UE, anche con riferimento all’imposizione diretta, al fine di ridurre la concorrenza fiscale dannosa.
Vedi resoconto Assemblea della Camera dei Deputati e del Senato del 16 dicembre 2014.