La proroga “ope legis” delle concessioni rappresenta “un fenomeno negativo” che genera “alterazioni del regime concorrenziale, sempre più, peraltro, tutelato dal diritto comunitario”.
Così si è espresso il Presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri, nel corso della propria relazione in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Inoltre, secondo il magistrato contabile, l’affidamento di un servizio, di un’opera o fornitura sempre ad un solo operatore economico “non sempre risulta corrispondere a canoni di efficienza, trasparenza ed economicità” che dovrebbero permeare l’azione dell’amministrazione, laddove occorre invece assicurare “procedure pubbliche che garantiscano un’effettiva parità di posizione tra tutti gli operatori”.
Tali affermazioni fanno eco a quanto recentemente affermato dal presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone in una lettera ai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Piero Grasso, e al Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi.
In tale lettera il presidente dell’ANAC aveva sottolineato “profili di criticità” per possibili opacita’ nelle proroghe delle concessioni, rallentamenti nell’attuazione degli investimenti, facendo particolare riferimento a quanto affermato dall’articolo 5 del DL Sblocca Italia[1], che ha introdotto importanti novità in materia di concessioni autostradali.
In particolare tale disposizione prevedeva, fra l’altro, che i concessionari di tratte autostradali nazionali potessero proporre modifiche del rapporto concessorio anche mediante l’unificazione di tratte interconnesse, contigue, ovvero tra loro complementari, ai fini della loro gestione unitaria. Tale operazione, tuttavia, sottrae, di fatto, il nuovo rapporto all’obbligo di affidamento con gara, con pregiudizio dei principi comunitari e nazionali in materia di procedure ad evidenza pubblica.
Le affermazioni del presidente Cantone e del presidente Squitieri risultano pienamente in linea con quanto da tempo affermato dall’Ance, ossia che, stante la lunghezza che caratterizza i rapporti concessori, l’affidamento di un contratto di concessione, nonché le successive proroghe, devono per necessità accompagnarsi all’espletamento di un confronto competitivo, aperto e trasparente, con il mercato.
Ciò appare tanto più evidente in relazione al sistema delle concessioni nel comparto autostradale che risulta già contraddistinto dall’assenza del confronto concorrenziale in sede di affidamento, in quanto per lo più le concessioni sono state affidate e/o prorogate senza gara, e dalla mancanza di un obbligo di gara pieno, “a valle”, ossia in sede di affidamento dei lavori da parte dei concessionari stessi.
Infatti l’attuale quadro normativo italiano (disposizioni all’articolo 253, comma 25, del codice dei contratti, decreto legislativo 163/2006, in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) prevede, per i concessionari autostradali titolari di concessioni acquisite prima del 30 giugno 2002, ivi comprese quelle successivamente rinnovate o prorogate, la possibilità di realizzare il 40% dei lavori direttamente (ossia tramite le proprie controllate), senza ricorso al mercato.
A tali criticità si è del resto dimostrata molto sensibile anche la Commissione Europea, che, rispondendo all’interrogazione parlamentare sollevata dall’Onorevole Galgani[2] in materia di concessioni autostradali italiane, ha affermato che il prolungamento della durata o il rinnovo di un contratto pubblico equivalgono in genere all’affidamento diretto di un nuovo contratto non preceduto da procedure d’appalto, e ciò in contrasto con la normativa UE in materia di appalti pubblici e concessioni.
Si ricorda, più in generale, che l’ANCE ha denunciato all’attenzione della Commissione UE l’illegittimità della punibilità di realizzare i lavori “in house” da parte della SAT, in quanto affidatario senza gara della concessione.
Al riguardo, la Commissione ha aperto la procedura d’infrazione, che dovrebbe concludersi a breve.
[1] Decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014, convertito dalla Legge 11 novembre 2014, n. 164, recante “Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività’ produttive”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 262 dell’11 novembre 2014.
[2] Pubblicata sul sito del Parlamento Europeo l’interrogazione parlamentare P-002576/2013