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Tra i punti segnalati, la necessità di favorire la concorrenza nel settore attraverso un più rapido affidamento con gara delle concessioni scadute nonché un allargamento della quota di lavori che i concessionari autostradali devono affidare a terzi con gara

Archivio, Opere pubbliche

Concessioni autostradali: la Corte dei Conti e l’AGCM presentano le loro osservazioni al Senato

25 Giugno 2020
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Lo scorso 23 giugno,  la Corte dei Conti e l’AGCM sono state audite presso la Commissione Lavori Pubblici del Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle concessioni autostradali.

 

Nel corso dell’audizione, sono state sollevate alcune critiche all’attuale gestione del comparto, ritenuta poco concorrenziale e caratterizzata da ingessature che ne compromettono l’efficienza.

 

In particolare, la Corte dei Conti ha sottolineato l’esigenza di accelerare le  procedure per l’affidamento delle nuove concessioni, che dovrebbero svolgersi prima della scadenza delle vecchie convenzioni. Ciò, per la tutela dell’interesse generale, per scongiurare la stasi degli investimenti, nonché al fine di evitare ulteriori proroghe alle convenzioni vigenti. 

 

Del resto, effetti del tutto simili alla proroga formale sono dati dalla proroga “di fatto” a seguito di mancato tempestivo riaffidamento della concessione.  Alle stesse conseguenze, secondo i giudici contabili,  conducono l’eccessivo valore di subentro al termine della concessione e la revisione contrattuale attraverso la gestione unificata di tratte interconnesse, contigue o complementari, che consentono di modificare i rapporti esistenti senza nuovo affidamento alla scadenza.

 

Il periodo di concessione dovrebbe, al contrario, limitarsi a consentire il recupero del capitale investito, ed  un congruo profitto così che, al suo termine, la proprietà dell’infrastruttura possa tornare nella disponibilità pubblica senza oneri.

 

Sul piano del contenzioso, si evidenzia la rilevante litigiosità con le concessionarie avente ad oggetto, soprattutto, l’adeguamento delle tariffe, le approvazioni dei progetti, i provvedimenti sanzionatori, l’attuazione dei lavori e le subconcessioni.

 

Venendo all’AGCM, le osservazioni proposte, in linea con quanto affermato dalla Corte dei Conti, sottolineano la necessità di evitare le proroghe delle concessioni, atteso che una durata eccessivamente lunga dei contratti riduce ingiustificatamente i già limitati spazi per il confronto concorrenziale.

 

Ciò, tenuto altresì conto che gli investimenti infrastrutturali possono essere più utilmente garantiti dall’assegnazione tramite gara delle tratte al gestore più efficiente (e da adeguati sistemi tariffari e meccanismi regolatori) piuttosto che mediante il prolungamento del rapporto concessorio.

 

Quanto alle concessioni affidate in-house, ferma la legittimità giuridica dello strumento, l’Autorità evidenzia la necessità che le procedure di “uscita” dei soci privati dalle società concessionarie delle tratte interessate da questa modalità di affidamento debbano procedere con maggiore speditezza. Al riguardo si mettono in evidenza i ritardi nell’iter di privatizzazione dalla società Autostrada del Brennero S.p.A., concessionaria della tratta A22, la cui concessione, già scaduta dal 2014, continua ad operare in regime di proroga.

 

Sotto il profilo dei controlli, l’AGCM, nel rilevare i vantaggi di un incremento della trasparenza, ha menzionato il recente avvio di un procedimento istruttorio nei confronti di Autostrade per l’Italia S.p.A. (ASPI), volto ad accertare la sussistenza di presunte pratiche scorrette.

 

Quanto al tema degli affidamenti dei concessionari, l’Autorità  sottolinea che, laddove le concessioni di  lavori pubblici sono state affidate a trattativa privata (o direttamente a mezzo di apposite leggi),  il lavoro viene realizzato in assenza di qualsiasi procedura a evidenza pubblica, sia a monte sia a valle.

 

In queste circostanze, “le imprese controllate si trovano effettivamente in una situazione di privilegio rispetto alle altre sul mercato e tale fenomeno assume particolare rilevanza in relazione all’elevato valore degli importi dei lavori eseguiti nel settore delle concessioni autostradali.”

 

In considerazione di ciò, l’Autorità ha sostenuto che l’obbligo di affidamento con gara dovrebbe in realtà riguardare tutti i lavori, non solo per i lavori ulteriori rispetto a quelli contemplati nella convenzione che accede alla concessione, ma per tutti.

 

A tal fine, nell’ottica di ampliare i livelli concorrenziali, l’AGCM ribadisce nuovamente la necessità di uniformare la quota di lavori da assegnare tramite gara alla percentuale prevista per la generalità degli altri concessionari (pari all’80%).

 

Come noto, infatti, l’articolo 177 del d.lgs. n. 50/2016 (Codice dei Contratti pubblici) indica  per i titolari di concessioni autostradali la diversa percentuale del 60% dei contratti di lavori, servizi e forniture da esternalizzare tramite procedure ad evidenza pubblica, rispetto alla percentuale dell’80% prevista per la generalità degli altri concessionari.

 

L’obbligo di conformarsi a tale diversa  percentuale per i concessionari autostradali è stato poi confermato dal Decreto Legge del 30 dicembre 2019, n. 162, convertito dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, (c.d. Milleproroghe), che ha loro imposto il 30 dicembre 2020 come termine ultimo di adeguamento.

 

Al riguardo, l’AGCM lo scorso17 giugno ha già inviato al Parlamento ed al Governo una segnalazione in merito.

 

Tali richieste ricalcano quanto da tempo sostenuto con forza da ANCE.  La percentuale dell’80%, infatti,  rappresenta già una misura di compromesso che non può essere disattesa, atteso che i principi comunitari, laddove la concessione sia stata assentita senza gara a monte, obbligherebbero ad esternalizzare a terzi con gara il 100% dei lavori oggetto della concessione.

 

In allegato, i testi d’Audizione della Corte dei Conti e dell’AGCM

40702-Audizione-AGCM.pdfApri

40702-audizione_23_giugno_2020_corteconti.pdfApri
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