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Audizioni e proposte, Governo e Parlamento

Pnrr, l’Ance in audizione: modello di successo ma ora serve garantire gli investimenti dell’ultimo miglio

3 Marzo 2026
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L’Ance condivide l’impostazione del decreto Pnrr, che si pone l’obiettivo di adeguare il Piano alle modifiche concordate con Bruxelles lo scorso autunno e di garantire la piena attuazione della fase conclusiva del Piano. Tuttavia, rispetto a tale obiettivo, ci sono due criticità che richiedono un intervento tempestivo: l’incertezza relativa alla fase conclusiva di alcuni lavori e il pieno utilizzo della flessibilità prevista dall’Europa e il rallentamento dei flussi finanziari e dei pagamenti che si registra dalla scorsa estate. Sono stati questi i principali punti sottolineati da Federica Brancaccio, presidente dell’Associazione nazionale dei Costruttori edili, in audizione il 2 marzo scorso presso la Commissione Bilancio della Camera sulla conversione in legge del decreto legge 19 del 19 febbraio 2026, recante ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Pnrr e in materia di politiche di Coesione.

 

A 6 mesi dalla conclusione del Piano, Brancaccio ha affermato senza esitazioni che “il Pnrr è stato un successo”. “Uno dei principali attori di questo successo sono state le imprese di costruzioni che insieme ai Comuni hanno dimostrato capacità realizzative e organizzative senza precedenti”, ha detto, illustrando i numeri del settore che “si è confermato uno dei principali motori dell’economia italiana”. Tra il 2021 e il 2023 il comparto ha registrato infatti una crescita straordinaria, con investimenti superiori ai 200 miliardi di euro e un contributo pari a circa un quarto della crescita complessiva del Paese, generando inoltre circa 350 mila nuovi posti di lavoro. Negli ultimi due anni, poi, gli investimenti del Pnrr hanno consentito di sostenere i livelli produttivi anche dopo il ridimensionamento degli incentivi edilizi per la riqualificazione del patrimonio immobiliare. Il 2025 è stato un anno straordinario per le opere pubbliche che, grazie al Pnrr, hanno sfiorato i 100 miliardi di euro di investimenti. “Il settore delle costruzioni ha inoltre contribuito all’avanzamento del Piano europeo se si considera che più della metà della spesa sostenuta è riferibile a investimenti in opere pubbliche”. In questo contesto, Il Piano ha favorito un significativo rafforzamento del tessuto imprenditoriale del settore e le imprese di costruzioni hanno dimostrato una notevole capacità di adattamento ai cambiamenti strutturali del mercato. Se nel 2023 quasi la metà degli investimenti era ancora destinata alla riqualificazione del patrimonio immobiliare, nel 2025 tale componente si è ridimensionata lasciando maggiore spazio alle opere pubbliche, la cui incidenza è passata dal 27,5% a oltre il 40% del totale degli investimenti.

 

Subito chiarezza sulle scadenze per la conclusione dei lavori

La Presidente Brancaccio, nel corso dell’audizione, ha però evidenziato le criticità che richiedono un intervento tempestivo. “Con l’ultima revisione del Piano – ha spiegato – sono state introdotte modifiche ai target e alle milestone proprio per facilitarne la rendicontazione e assicurare il rispetto degli impegni assunti con l’Unione europea. In diversi casi, ad esempio, è stato previsto il certificato di fine lavori in luogo del collaudo, consentendo una riduzione dei tempi procedurali”. Ma, nonostante tali interventi, “permangono elementi di incertezza derivanti dal disallineamento tra milestone e target europei, dai quali dipende l’effettiva erogazione delle risorse, e le scadenze fissate nei bandi di gara, spesso collegate a termini definiti a livello nazionale tramite decreti e atti amministrativi. Pur non incidendo direttamente sul conseguimento degli obiettivi europei, tali scadenze stanno generando dubbi tra imprese e soggetti attuatori circa le possibili conseguenze di eventuali ritardi”.

Dall’Ance, dunqua, l’appello perché il Governo fornisca indicazioni chiare e tempestive alle stazioni appaltanti e alle imprese sia in merito alle scadenze per la conclusione dei lavori, in particolare nei casi in cui siano state inizialmente previste tempistiche più restrittive rispetto a quelle europee, sia riguardo alle modalità di rendicontazione del raggiungimento degli obiettivi. In particolare, per l’Ance sarebbe opportuno che, in fase di conversione del decreto-legge, sia adottata una norma che consenta a tutti gli attori dei progetti PNRR (soggetti attuatori, funzionari pubblici e imprese) di portare a termine gli investimenti avviati con i fondi PNRR, evitando rigidità o contenziosi che rischierebbero di compromettere i risultati raggiunti.

Insomma, la fase dell’“ultimo miglio” del Pnrr rappresenta per l’Ance il passaggio più decisivo e, al tempo stesso, più complesso dell’intero Piano. Il raggiungimento degli obiettivi entro il 31 agosto 2026 richiede uno sforzo straordinario da parte delle amministrazioni pubbliche e delle imprese impegnate nei cantieri.

 

Garantire la continuità dei flussi finanziari per le opere in corso

La presidente dell’Ance ha poi sottolineato gli effetti negativi dovuti al rallentamento dei flussi finanziari e dei pagamenti che si registra dalla scorsa estate e che sta creando forti tensioni finanziarie per le imprese che sono a corto di liquidità e potrebbero entrare in difficoltà proprio nella fase conclusiva del Piano. “Il combinato disposto tra ritardati pagamento e mancati ristori per il caro materiali rischia di essere esplosivo”, ha detto Brancaccio.

Nel corso degli ultimi mesi, infatti, sono aumentati i ritardi di pagamento della Pa – i tempi medi sono passati da 4 mesi a 5 mesi con punte anche superiori all’anno – ed in particolare quelli di grandi enti attuatori impegnati nella realizzazione del Pnrr e nello stesso tempo tardano ad arrivare i ristori per il caro materiali (mancano almeno 1,8 miliardi di euro di pagamenti alle imprese).

Relativamente alla misura contenuta nel decreto che consente a Rfi di erogare ai soggetti affidatari fino al 10% dell’ammontare delle riserve riferite agli oneri già sostenuti (art. 23), si tratta di un intervento che ha una chiara matrice emergenziale ed una tantum, volto a sostenere le imprese nel compimento delle opere Pnrr, nel rispetto dei tempi particolarmente sfidanti dettati dal Piano stesso.

Per l’Ance, resta fermo che l’erogazione dell’anticipazione delle riserve, come introdotta dal decreto, non potrà trovare attuazione prima all’avvenuto pagamento, nei termini previsti dall’articolo 125 del Codice 36/2023, di tutti i crediti maturati in relazione ai lavori già eseguiti e contabilizzati della medesima stazione appaltante.

Inoltre, la misura non può restare confinata ai soli interventi banditi da Rfi e dovrebbe essere estesa a tutti i progetti Pnrr, nonché resa accessibile anche agli appalti privi dell’obbligo del Collegio consultivo tecnico. “Ogni limitazione, infatti, riduce le possibilità di centrare gli obiettivi e aumenta il rischio di ritardi”, ha sottolineato la Presidente dell’Ance.

Inoltre, sulla falsariga del meccanismo previsto dell’art. 23 del Dl è indispensabile consentire alle stazioni appaltanti, nelle more dei trasferimenti del Mit, di anticipare, anche in quota parte, le risorse destinate alla copertura dei maggiori costi derivanti dal Dl Aiuti, a partire da quelle Pnrr.

 

Pnrr, modello da consolidare

Per quanto riguarda le ulteriori misure del decreto, l’Ance apprezza le disposizioni volte a consolidare il modello introdotto dal Pnrr. Il Piano europeo ha infatti introdotto importanti innovazioni nella programmazione e nella realizzazione degli investimenti pubblici, introducendo un approccio, orientato ai risultati e basato su obiettivi misurabili e scadenze certe. Questo metodo ha contribuito a rendere più efficienti i processi decisionali e ad accompagnare un’evoluzione della governance degli investimenti pubblici, rafforzando il coordinamento tra amministrazioni e la collaborazione e il dialogo tra soggetti pubblici e privati.

 

In tema di semplificazioni, per l’Ance è positiva la scelta di rendere strutturale la disciplina della conferenza di servizi “accelerata”, che consente di ridurre i tempi autorizzativi e rendere più efficiente un passaggio procedurale centrale per la realizzazione degli investimenti. Apprezzabile anche il rafforzamento dell’istituto del silenzio-assenso, che, assicurando certezza dei tempi a cittadini e imprese, contribuisce a promuovere la cultura del rispetto dei termini procedimentali e la tempestività dell’azione amministrativa.

Altrettanto positive sono, inoltre, le misure in materia di bonifiche e gestione delle terre e rocce da scavo contenute in particolare nell’articolo 23 del Dl. Queste misure avranno effetti positivi sia sulla riduzione delle criticità più operative (ad esempio i tempi autorizzativi) che rallentano le attività dei cantieri e influiscono sui tempi di chiusura dei procedimenti sia sul riutilizzo dei materiali, in un’ottica di economia circolare.

 

Risorse anche per potenziare il Piano Casa Italia

Infine, l’Ance esprime apprezzamento per la decisione di utilizzare le risorse liberate dal Pnrr per finanziare ulteriori priorità strategiche (art. 30), a partire da una delle principali urgenze sociali ed economiche del Paese: la casa accessibile. “Questi fondi si possono aggiungere ai 7 miliardi di euro già destinati a tale finalità attraverso il Piano Casa Italia, i fondi di Coesione e il Fondo sociale per il clima, permettendo di avviare un vero e proprio Piano pluriennale dell’abitare in grado di offrire risposte concrete all’emergenza abitativa e di rafforzare l’efficacia delle politiche nazionali e regionali in materia di edilizia sociale”, ha concluso Brancaccio.

 

 

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