
Paolo Costa, Ministro dei Lavori Pubblici dal 1996 al 1998
Ottant’anni di vita non sono pochi. Ma quando coincidono con l’intera vicenda della Repubblica italiana, diventano storia condivisa. Ottant’anni in cui l’ANCE ha saputo essere, nel senso più alto, corpo intermedio: mediatrice fra interessi particolari legittimi e l’orizzonte dello sviluppo collettivo; capace di colmare le carenze dei decisori pubblici e di accompagnare i propri rappresentati verso gli obiettivi strategici del Paese.
La “mia” ANCE — quella del biennio 1996-1998 — porta i volti di Vico Valassi e del mitico e compianto Carlo Ferroni. Un’ANCE che ridisegnava il proprio spazio dopo la scissione delle grandi imprese nell’AGI.
L’esordio non fu felice: alla mia prima assemblea ANCE osai dire che se le gare abbondavano di offerte anomale, i rimproveri andavano fatti ai “giocatori”, non all'”arbitro”. I fischi furono sonori. Ma si trasformarono in soddisfazione, quando il meccanismo che affidava al “taglio della coda della gaussiana” l’eliminazione delle offerte sospette mostrò di funzionare[1].
Furono due anni segnati da una duplice sfida: entrare in Europa (adottare l’euro) e poi restarci. Entrare significava fare le nozze con i fichi secchi. Cercammo e trovammo margini finanziari nei residui ANAS e Gescal: cancellammo vecchi impegni per finanziare opere nuove; inventammo il decreto sblocca cantieri [2] con i Commissari straordinari e gli interventi sostitutivi per riavviare le opere incagliate; e i PRUSST (Programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio)[3] con fondi inutilizzati dei programmi di riqualificazione urbana. Ma le risorse pubbliche restavano scarse. Bisognava coinvolgere risorse private: attivare l’edilizia privata e creare le condizioni per realizzare opere pubbliche in finanza di progetto. Per l’edilizia privata, nacque il bonus –come lo chiameremmo oggi– del 41%: l’art. 1 della Legge 449/1997, vero atto fondativo degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni; un impianto sopravvissuto quasi trent’anni anche se stravolto rispetto all’obiettivo originario di stanare risparmio privato “senza oneri per lo Stato” per avviare un ciclo edilizio virtuoso. Nella stessa logica di coinvolgimento dei capitali privati la Merloni-ter (L. 415/1998) introdusse la disciplina del project financing [4] e, usando la variante concessioni, si definì anche un vasto programma di lavori autostradali — dalla Variante di Valico in giù, in parte ancora in esecuzione….— posto in gara con la privatizzazione di Autostrade S.p.A .
Per restare in Europa, però, serviva un salto di qualità: non affidarsi più a liste di opere pubbliche estemporanee, ma definire un piano organico che si concentrasse su “tutte le infrastrutture che servono, solo quelle che servono”. Il mio Ministero LLPP preparò quella bozza di Piano [5], anche grazie al contributo dell’ANCE. Fu scritto al Ministero con la collaborazione di decine di esperti . Non fu mai pubblicato: conseguenza dolorosa della caduta del Governo Prodi I. Nessuno ha poi ripreso l’esercizio. Un esercizio di cui il Paese avrebbe ancora oggi estremo bisogno, perché molte di quelle indicazioni del 1998 sono purtroppo ancora drammaticamente attuali.
[1] Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici del 28 aprile 1997 “Individuazione del limite di anomalia delle offerte nelle gare di appalto”, in Gazzetta Ufficiale n. 105 dell’8 maggio 1997.
[2] Decreto Legge 25 marzo 1997, n. 67, convertito in Legge 23 maggio 1997, n. 135.”Disposizioni urgenti per favorire l’occupazione”, in Gazzetta Ufficiale n. 119 del 24 maggio 1997
[3] Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici dell’8 ottobre 1998, n. 1169, “Promozione di programmi in ambito urbano denominati Programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio (PRUSST
[4] Con rielaborazione degli artt. 37-bis – 37-nonies della L. 109/1994
[5] Ministero dei Lavori Pubblici “Per restare in Europa: le infrastrutture fisiche. Tutte quelle che servono, solo quelle che servono” (settembre 1997), Roma, 1997, e Ministero dei Lavori Pubblici “Gl 11 rapporti settoriali “: Vol. 1 Documento di sintesi, Vol. 2 Tutte quelle che servono, solo quelle che servono, Vol. 3 La difesa del suolo, Vol. 4 Le risorse idriche, Vol. 5 La riqualificazione del sistema stradale italiano, Vol. 6 Il sistema città come infrastruttura, Vol. 7 Reti per l’energia, Vol. 8 Reti per l’accesso alle informazioni, Vol. 9 Infrastrutture per la sicurezza e la giustizia, Vol.10 L’industria delle costruzioni,Vol.11 Revisione della progettazione Roma 1998
Puoi scegliere quali categorie di cookie abilitare. I cookie necessari sono sempre attivi perché indispensabili per il corretto funzionamento del sito.