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Attualità, Comunicazione e media, Economia e dati del settore, Studi e analisi

Ance: le nostre imprese più forti e competitive, ora accelerare sul Piano Casa e il post-Pnrr

20 Gennaio 2026
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Il modello Pnrr ha funzionato, ha consentito alle imprese delle costruzioni di crescere, innovarsi e investire per diventare più competitive. Un patrimonio da difendere e utilizzare anche in futuro per rafforzare il sistema Paese e affrontare le principali emergenze sul tappeto, a cominciare da quella della casa. Un capitolo per il quale il Governo ha reso disponibile una dote consistente: circa 7 miliardi di euro. Sono alcuni dei passaggi principali contenuti nell’Osservatorio Congiunturale sull’industria delle costruzioni presentato oggi presso la sede nazionale dell’Ance. “Di fronte a uno scenario globale così incerto e vulnerabile, dobbiamo fare leva sui nostri punti di forza per sostenere la crescita dell’economia italiana – ha spiegato la presidente dell’Associazione, Federica Brancaccio – È arrivato il momento, infatti, di mettere nero su bianco un Piano casa, con una governance forte e misure finanziarie, urbanistiche e fiscali in grado di offrire risposte alle diverse fasce di popolazione che condividono questo problema. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, per questo auspichiamo che si avvii al più presto un confronto sulle proposte in campo”.

Per Piero Petrucco, Vicepresidente Ance per il Centro Studi, “il Pnrr è sotto tutti i punti di vista una stagione di efficienza che non dobbiamo disperdere, dove il nostro Paese non solo è riuscito a spendere di più e più velocemente, ma ha speso meglio, raggiungendo obiettivi e innovando i processi”. Inoltre, “grazie al Pnrr, le imprese strutturate e con più qualità hanno trovato più spazio e si sono rafforzate sotto il profilo dimensionale e della redditività, riducendo l’indebitamento, dimostrando così di aver operato con responsabilità e maturità finanziaria”.

Un trend che trova conferma nei numeri contenuti nel dossier presentato da Flavio Monosilio, direttore del Centro Studi dell’Ance. Nel 2026 nel settore delle costruzioni torna il segno positivo per gli investimenti: dopo la lieve flessione del 2025 (-1,1%) quest’anno è previsto un incremento del 5,6%. Negli ultimi anni, il settore ha dato un contributo fondamentale alla crescita del Paese non solo in termini di Pil, ma anche di occupazione, “con la creazione di 350mila nuovi posti di lavoro, il 20% dell’aumento dell’intera economia tra il 2020 e il 2025 e il doppio della componente industriale”, ha spiegato Monosilio. Decisivo il contributo del Pnrr. Fino ad oggi l’Italia ha ricevuto 153,2 miliardi, pari al 79% del totale complessivo del Piano, e ne sono stati spesi 101,3 miliardi di euro, oltre la metà relativa alle costruzioni. Nell’ultimo anno, si legge sempre nel report, la spesa si è rafforzata raggiungendo 3,4 miliardi al mese. Dei quasi 16 mila cantieri aperti, due terzi si avviano alla conclusione o sono in fase avanzata, il 70% di quelli non avviati riguarda piccoli lavori i cui tempi di realizzazione sono più brevi. Ora, però, sottolinea l’Ance, “occorre ora garantire il regolare completamento delle opere in corso di realizzazione. Ammontano, infatti, a 15 miliardi le risorse Pnrr riguardanti il settore delle costruzioni che potranno essere spese oltre giugno 2026 grazie alle regole del Piano e agli strumenti di flessibilità”.

Il modello Pnrr, continua il rapporto, ha saputo adattarsi alle esigenze del Paese determinando una crescita sia quantitativa che qualitativa. Un approccio che deve diventare strutturale per consentire al Paese di consolidare la crescita anche dopo il 2026. Tra fondi europei e nazionali fino al 2033 sono, infatti, disponibili circa 120 miliardi: serve usare il modello Pnrr per garantire la messa a terra delle risorse.

C’è anche un altro dato sottolineato nel rapporto: il Piano ha avuto un effetto importante anche sulle imprese: sono 5.600 le aziende attive nei cantieri Pnrr che hanno registrato crescita dimensionale e aumento produttività. Inoltre, nelle imprese Pnrr, il numero dei dipendenti è aumentato del 67% rispetto al 2017.

Un capitolo ad hoc è dedicato, poi, all’emergenza abitativa, un tema sul quale l’Ance ha per prima posto l’attenzione. I numeri del rapporto sono eloquenti: in Italia, per le famiglie con reddito fino a 15 mila euro, acquisto e affitto nelle grandi città sono insostenibili.  E la situazione non migliora per le famiglie con reddito fino a 22 mila euro: a Milano il 59 per cento del reddito, a Bologna il 48 per cento e a Venezia il 44 per cento per pagare un mutuo. Stessa situazione per l’affitto dove si supera il 40 per cento del reddito per Firenze, Roma, Milano, Venezia per pagare un affitto.

La politica si sta muovendo: la Commissione Ue ha lanciato l’European Affordable housing plan. In Italia il Governo ha annunciato un piano da 100mila alloggi a prezzi calmierati in 10 anni Dei 15 miliardi potenzialmente attivabili tra fondi italiani ed europei per il Piano Casa evidenziati dall’Ance, il Governo ha individuato 7 miliardi, in aumento rispetto ai 2 miliardi precedentemente previsti, anticipando la spesa e rafforzando la governance. A livello europeo, ha commentato Ezio Micelli, membro housing advisory board Ue e professore Iuav Venezia, si “è deciso di considerare la casa non come una ‘merce’ o un ‘diritto’, ma come un’infrastruttura sulla quale investire per migliorare la vita dell’intera comunità”. Ha insistito, invece, sul rapporto virtuoso fra le amministrazioni dello Stato e i privati, Davide Ciferri, responsabile unità di missione per il Pnrr del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: “C’è stata un’autoselezione delle imprese che ha premiato le eccellenze. Le aziende coinvolte hanno aumentato sia il fatturato sia l’occupazione in maniera più accelerata, incrementando anche la produttività”. Infine, per Renato Loiero, consigliere per le politiche di Bilancio della Presidenza del Consiglio dei ministri, “l’attenzione si sposta ora nella gestione del periodo post-Pnrr. Le imprese delle costruzioni devono accettare e raccogliere le sfide poste della sostenibilità ambientale e della qualità dell’abitare”.

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