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Attualità, Comunicazione e media

Un Piano per l’Italia, le proposte Ance per l’adattamento

15 Aprile 2026
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Una nuova governance nazionale con una cabina di regia presso Palazzo Chigi; una struttura stabile per accelerare l’approvazione dei progetti; l’adozione del “modello Pnrr” con tempi certi e controlli stringenti; un sistema unico di raccolta dati e monitoraggio digitale; e una programmazione finanziaria di lungo periodo, anche guardando al bilancio europeo 2028-2034. Sono i cinque punti del Piano per l’Italia presentati dall’Ance nel corso di un convegno che si è svolto oggi presso la sede nazionale dell’associazione. Un confronto a tutto campo tra rappresentanti delle istituzioni, del mondo produttivo e della ricerca per discutere strategie condivise di prevenzione e adattamento, con particolare attenzione alla sicurezza infrastrutturale e agli impatti dei cambiamenti climatici. Al convegno, introdotto dalla Presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, sono intervenuti, tra gli altri, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin e, con videomessaggi, il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, e il ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci. L’iniziativa si inserisce nel calendario degli eventi collegati alla conferenza “Città nel futuro”, ciclo di incontri dedicato alle trasformazioni urbane e alle sfide della sostenibilità con la direzione di Francesco Rutelli.

“L’Italia è un Paese fragile, ogni giorno assistiamo alla notizia di una catastrofe, di un dramma, sono anni che lo diciamo: ci vuole un grande piano per l’Italia – ha esordito la Presidente dell’Ance, Federica Brancaccio –  Dobbiamo concentrarci su quella che non è più un’emergenza, ma un’emergenza cronica che cade nel pieno di una crisi gepolitica che forse non ha precedenti”. Una situazione insostenibile per le imprese del settore edile e delle costruzioni, alle prese con la crisi energetica e il caro-materiali che rischiano di determinare pesanti ricadute in tanti cantieri strategici, in vista soprattutto della chiusura del Pnrr. “Serve un piano strutturale perché non possiamo più intervenire a catastrofe avvenuta, non solo perché costa di più, ma anche perché il costo della perdita di territorio, di abitazione, di memoria dei luoghi è un costo non stimabile”. 

Il ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, ha annunciato di aver già preparato “un disegno di legge che prevede l’istituzione di una cabina di regia presso Palazzo Chigi, della quale dovranno far parte i ministeri che oggi continuano a derogare risorse per il contrasto al dissesto ma senza una regia, senza una pianificazione, senza un particolare criterio. Sono davvero contento – ha aggiunto – di potervi dire che abbiamo sollecitato gli uffici competenti presso il Ministero dell’Ambiente affinché possano finalmente licenziare il nostro documento e dirci quello che va, quello che non va, quello che va integrato, quello che va cancellato”, ha aggiunto.

La replica del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, arriva quasi in diretta: “Abbiamo dato le risposte a suo tempo. Stiamo aspettando che ci siano le osservazioni. La cabina di regia va bene solo se snellisce e alleggerisce”. Il dissesto idrogeologico – ha aggiunto il ministro – oggi è un problema ancora più stringente per “una ragione molto semplice: abbiamo un cambiamento climatico che determina una serie di eventi che prima erano considerati secolari e adesso rischiano di essere annuali”. Ha insistito, invece, sulla “resilienza idrica” il ministro Tommaso Foti, sottolineando la necessita di integrare la gestione della risorse nelle politiche territoriali e di adattamento. “Serve un piano di investimenti strutturali e coordinato – ha aggiunto il responsabile del dicastero per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione – capace di modernizzare le infrastrutture per garantire una gestione sostenibile delle risorse: in questo quadro la politica di coesione europea rappresenta un tassello fondamentale”. Ricostruendo il complesso dei finanziamenti in campo europeo e nazionale Foti ha ricordato che “sono a disposizione 5,5 miliardi di euro destinati a migliorare la resilienza del sistema idrico nazionale, ridurre le perdite, migliorare l’efficienza delle infratrutture esistenti e l’adattamento al cambiamento climatico”.

Del resto i dati illustrati durante il convegno sono eloquenti. Il 94,5% dei Comuni è esposto a rischi legati a frane, alluvioni, valanghe ed erosione costiera, mentre la spesa annua per riparare i danni è salita da 1 miliardo prima del 2009 a 3,3 miliardi nel periodo 2009-2023. Il problema non è solo la scarsità di risorse, ma soprattutto la dispersione di competenze e finanziamenti. Dal 2010 risultano destinati 21,6 miliardi di euro contro il dissesto idrogeologico, di cui circa 19 miliardi assegnati a 24 mila interventi, ma una quota molto rilevante dei cantieri risulta ancora da avviare o priva di informazioni aggiornate. Per la vicepresidente dell’Ance, Silvia Ricci, “il settore è pronto a dare il suo contributo per la lotta contro i cambiamenti climatici. Oggi – ha sottolineato – l’adattamento climatico non è solo bioedilizia: è una strategia operativa per garantire resilienza degli asset e continuità del business”.

Secondo Francesco Rutelli, serve “un cambiamento di fondo, che sia conveniente sul piano economico, per la sicurezza del Paese, ma anche per far crescere le imprese, creare lavoro”. Per l’ex sindaco, il cambio di passo “comporta un piano di investimenti per la nazione che costa molto meno, però, che riparare i danni. I cinque punti da noi individuati sono indispensabili. Serve cambiare subito approccio e strategie”.

Hanno arricchito il dibattito gli interventi di Natalia Bagnato, Head of ESG Ontier, Giulio Boccaletti, Direttore scientifico Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici,  Mauro Grassi, Direttore Fondazione Earth Water Agenda,  Marco Fioravanti, Presidente Consiglio Nazionale Anci e sindaco di Ascoli Piceno, Manuela Rinaldi, Presidente Itaca e assessore Lavori pubblici, Politiche di Ricostruzione, Viabilità, Infrastrutture della Regione Lazio, Paola Girdinio, Presidente Competence Center Start 4.0, Marco Lombardi, amministratore delegato Proger Spa, Andrea Prota, Presidente Fondazione Return, Giuseppe Scarascia-Mugnozza, Head EFI’s Biocities Facility. E ancora Giuseppe Bicchielli, Presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano, Guido Castelli, Commissario Straordinario per la Ricostruzione Sisma 2016, Maria Alessandra Gallone, Presidente Ispra, Luigi Ferrara, Capo Dipartimento Casa Italia e  Umberto Guidoni, Co-Direttore Generale Ania.

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