Presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, nell`ambito dell`indagine conoscitiva sull`assetto delle relazioni industriali e sulle prospettive di riforma della contrattazione collettiva, si è svolta, il 2 luglio scorso, l`audizione del Ministro del Lavoro, della Sanità e delle Politiche sociali, On.le Maurizio Sacconi.
Il Ministro ha, preliminarmente, evidenziato che “si possano assegnare alle relazioni industriali due funzioni fondamentali: dare valore alla persona che lavora; accompagnare i processi di continuo aggiustamento dell`economia e delle imprese.
Rispetto a tali funzioni, pensiamo che il sistema delle relazioni industriali debba essere (e, se vogliamo, debba anche rimanere, visto che questa è stata la caratteristica che sin qui ha avuto nel nostro Paese) un sistema libero e responsabile, non burocratizzato nè irrigidito da discipline pubblicistiche che possono condurre anche a controversie in sede giudiziaria””.
Dopo aver ripercorso il contenuto degli accordi del 1993 che hanno “effetti evidenti nel tempo: bassi salari e bassa produttività nonchè il passaggio ad una fase del rapporto tra capitale e lavoro che io chiamerei apatica, o dell`indifferenza””, il Ministro ha ricordato che la Commissione Giugni nel 1997 dice “ sostanzialmente che quegli accordi hanno già esaurito la loro funzione e che bisogna assolutamente cambiare, soprattutto nella direzione di cui poi da allora teoricamente si discute, ma praticamente si fa poco: il collegamento tra salari e produttivita””`.
Undici anni dopo le parti sembrano “ finalmente intenzionate a cambiare quel modello contrattuale, che fa del contratto nazionale uno strumento particolarmente invasivo, che si articola in un`infinità di accordi (chiedo aiuto anche a Damiano e a Cazzola sul numero): oltre 400, se si considerano le articolazioni””.
Ha proseguito chiedendosi “quanti sappiano distinguere, nei fatti, il contratto quadriennale da quello biennale: in realtà ogni contratto è di fatto biennale, anche se uno si carica un pò di più di elementi normativi. Chiuso un contratto, si apre già la fase contrattuale dell`altro e quindi, come ho già detto, l`invasività del contratto nazionale rende poco credibile e dà poco spazio alla possibilità di intensi accordi aziendali””.
In particolare ha sottolineato che “l`accordo del 1993, pur riconoscendo l`importanza della dimensione aziendale, considera quest`ultima, appunto, di secondo livello. Definisce così la contrattazione aziendale, come un piccolo corollario rispetto al vero contratto, che è il contratto nazionale, ancorato non rigidamente all`inflazione programmata, con un recupero dopo due anni dell`inflazione effettiva (vorrei ricordarlo, anche rispetto al dibattito vigente) non totale, bensì depurato dalla componente esterna dell`inflazione””.
Pertanto, Sacconi ha affermato di credere che “la svolta debba essere radicale e che debba articolarsi su due contenuti, nel segno di quella che ho più volte chiamato il passaggio dal conflitto e dall`apatia alla complicità tra capitale e lavoro.
Il primo contenuto è quello della condivisione, nella dimensione aziendale (ma anche, se possibile, nella dimensione complessiva del sistema Paese), sia degli obiettivi, sia dei risultati e degli utili.
Condividere obiettivi, quindi, sapendo che se essi vengono raggiunti una quota parte di essi, decisa in partenza, viene equamente ripartita, nella dimensione complessiva del sistema Paese e nella dimensione aziendale””.
“Il secondo contenuto della complicità tra capitale e lavoro è la cogestione, nella dimensione territoriale, di tutti servizi che promuovono la persona nel lavoro e nella società.
Quindi il contratto nazionale resta ed è utile come cornice importante. Esso, tuttavia, deve essere più contenuto in questa dimensione dell`essenziale, per lasciare spazio a quello che viene in teoria oggi da tutti riconosciuto come l`ambito eminente della contrattazione, cioè l`azienda””.
Il Ministro ha, altresì, rilevato che l`altro fondamentale aspetto che riguarda la cogestione dei servizi che promuovono la persona nel lavoro e nella società, è rappresentato dagli organismi bilaterali, cioè dalla libera organizzazione degli attori sociali in enti e organismi bilaterali ed ha citato, quindi, alcuni aspetti sui quali “gli organismi bilaterali possono agire e già oggi agiscono: salute e sicurezza nel lavoro; collocamento; un secondo pilastro aggiuntivo all`indennità di disoccupazione per quanto riguarda l`integrazione del reddito di un disoccupato involontario, o anche di chi è sospeso dal lavoro, come accade nell`artigianato già oggi; la formazione; la cosiddetta long term care, cioè forme di sostegno nel caso di non autosufficienza del lavoratore o di persone del nucleo familiare””.
Il Ministro ha evidenziato che “ sia per quanto riguarda la condivisione di obiettivi ma anche di risultati, sia per quanto riguarda la condivisione di servizi che sviluppano la persona nel lavoro e nella società, la centralità delle relazioni industriali si trova nell`azienda e nel territorio””.
In conclusione del suo intervento, Sacconi ha rilevato che il sistema delle relazioni industriali è parte della competitività del Paese nonchè della coesione sociale “abbiamo un sistema di relazioni industriali che oggi lascia insoddisfatti tanto i lavoratori quanto le imprese, ridondante ma inefficace. Credo che sia doveroso stimolarne il cambiamento, mantenendo la libera responsabilità in capo agli attori, ma creando condizioni di contesto affinchè ne traggano vantaggio innanzitutto i lavoratori e, insieme ad essi, anche le imprese””.
Si vedano precedenti del 1° luglio 2008 e dell`11 luglio 2008.