Da una prima analisi degli emendamenti approvati si evidenziano: il ruolo importante che può essere giocato dagli incentivi fiscali e finanziari per i proprietari ed i locatari; l’elaborazione da parte della Commissione, entro il 31 marzo 2010, di una metodologia comune di calcolo del rendimento energetico degli edifici. Gli Stati membri calcolano livelli ottimali in funzione dei costi per i requisiti minimi di rendimento energetico avvalendosi del metodo comune stabilito considerando anche le condizioni climatiche; la richiesta per gli Stati membri di predisporre entro il 30 giugno 2011 dei piani nazionali corredati di proposte di interventi, per ridurre gli ostacoli giuridici e di mercato attualmente esistenti, per sviluppare o rafforzare strumenti finanziari e fiscali al fine di aumentare l’efficienza energetica degli edifici di nuova costruzione e di quelli già costruiti; la possibilità di utilizzare una quota maggiore dei fondi strutturali (FESR) per il risparmio energetico nell’edilizia; l’uso di altri fondi comunitari per finanziare la ricerca/sviluppo, campagne di informazione o la formazione nel campo dell’efficienza energetica; l’istituzione entro il 2020 di un Fondo per l’efficienza energetica alimentato da contributi a carico del bilancio comunitario, della Banca europea per gli investimenti e degli Stati membri, che funga da leva finanziaria per gli investimenti pubblici e privati nell’aumento dell’efficienza energetica degli edifici; l’obbligo per gli Stati membri di elaborare piani nazionali destinati ad aumentare il numero di edifici a consumo netto di energia nullo, definendo degli obiettivi distinti per gli edifici nuovi e per quelli già esistenti; il riconoscimento dell’importanza della formazione di un numero adeguato di tecnici. Gli Stati membri devono, infatti, adottare le misure necessarie per formare un maggior numero di installatori e per garantire una formazione a un livello di competenze più elevato per l’installazione e l’integrazione delle tecnologie energeticamente efficienti e rinnovabili necessarie. Adesso sarà il Consiglio dei Ministri Ue che dovrà esprimersi sulla proposta della Commissione e sugli emendamenti del Parlamento attraverso la c.d. “posizione comune”. Il testo tornerà quindi la Parlamento europeo per la seconda lettura.