Ben vengano i poteri di deroga attribuiti ai Commissari straordinari per gestire le effettive emergenze, come avviene nelle procedure emergenziali a seguito di calamità imprevedibili, evitando però l’abuso di procedure eccezionali a discapito del mercato.
Appare, quindi, necessario distinguere tra i poteri di deroga offerti ai Commissari straordinari per la prima gestione dell’emergenza da quelli ritenuti necessari per far fronte all’urgenza, per i quali le deroghe non dovrebbero interessare le procedure di affidamento dei lavori, ma esclusivamente i tempi previsti per le varie fasi, a monte e a valle delle gare.
Il problema dei ritardi e dei blocchi dei pagamenti alle imprese per lavori da queste eseguiti su commesse della Pubblica Amministrazione richiama l’onorabilità delle Amministrazioni Pubbliche nell’adempimento degli obblighi contrattuali.
A questo proposito, la legalità impone di porre fine ad ogni asimmetria di trattamento, consentendo, tra le altre cose, alle imprese di compensare i propri crediti certi, liquidi ed esigibili, con le imposte e i contributi dovuti.
3. Un fisco che tenga conto delle dinamiche del mercato
Un fisco che tenga conto delle dinamiche del mercato dovrebbe, tra le altre cose, accelerare gli effetti virtuosi delle fasi di crescita e frenare le distorsioni nei cicli economici avversi.
Qualcosa, a modesto impatto sui conti pubblici, si può fare subito: rivedere l’odiosa disciplina IVA delle cessioni di abitazioni conformemente alle direttive comunitarie, superando il limite dei 4 anni per l’applicazione dell’IVA, in modo da frenare il notevole incremento dei costi di produzione che ora penalizza le imprese che non riescono a vendere gli immobili costruiti entro 4 anni dal termine dei lavori.
Stesso discorso vale per l’attuazione dei piani urbanistici: reintrodurre una tassazione ad aliquote ridotte per l’acquisto di aree destinate all’utilizzo edificatorio accelererebbe l’esecuzione degli interventi pianificati.
Tutti i soggetti che operano nel mercato delle infrastrutture in Italia riconoscono che le attuali regole in materia di lavori pubblici non funzionano e rendono poco efficiente la realizzazione di opere infrastrutturali necessarie alla competitività ed allo sviluppo del Paese.
Per contribuire in modo fattivo alla revisione complessiva della legislazione sui contratti di lavori, le imprese di costruzioni, d’intesa con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, hanno avviato una riflessione comune con la committenza e con i regolatori sulle prospettive di riforma del settore ispirata all’efficacia e all’efficienza delle procedure, che sappiano valorizzare gli aspetti “reputazionali” delle imprese e premiare i comportamenti di eccellenza.
5. Non sottrarre ulteriori quote di domanda pubblica al mercato
Ripristinare una situazione di diritto che imponga ai concessionari – sulla base di affidamenti diretti o con procedure che non prevedessero la realizzazione delle infrastrutture – di affidare tali lavori a terzi, attraverso procedure ad evidenza pubblica, ai sensi della normativa europea relativa agli affidamenti in-house.
E’ assolutamente necessario dare concreta attuazione alle “white list” previste dai provvedimenti legislativi (ricostruzione Abruzzo, Expo 2015, Piano straordinario carceri), provvedendo, in tempi rapidi, all’emanazione dei relativi decreti attuativi del Presidente del Consiglio dei Ministri.
Inoltre, al fine di evitare che l’istituzione degli elenchi dei fornitori si traduca in uno dei tanti adempimenti burocratici a cui le imprese sono sottoposte, è necessario che tali DPCM indirizzino l’applicazione della norma a quelle attività economiche individuate nell’ambito delle attività “a rischio”, che sono le più radicate sul territorio e, quindi, le più vulnerabili alle interferenze della criminalità organizzata (come l’esercizio di attività di cava, i noli a caldo, le forniture di calcestruzzo e bitume, le discariche, i rifiuti, ecc.)
Il 62% delle abitazioni esistenti è stato costruito prima del 1972, e, quindi, senza il rispetto delle norme sismiche e senza alcun accorgimento di risparmio energetico.
Adeguamento del prodotto ogni 30 anni, incluso il decoro.
8. Allegare all’atto di acquisto di un immobile tra privati l’attestato di certificazione energetica
E’ evidente il ruolo strategico che la certificazione energetica degli edifici può svolgere come strumento per valorizzare le caratteristiche energetiche dell’edificio e, quindi, creare un mercato consapevole e virtuoso nel quale l’utilizzatore deve potere e sapere comprendere il valore delle migliori realizzazioni, avendo un unico quadro normativo ed un’unica metodologia di confronto su scala nazionale.
9. Finalizzare il 55% all’effettivo raggiungimento di efficienti prestazioni energetiche
Per garantire una adeguata prestazione del rilevante patrimonio esistente ed ottimizzare il rapporto tra risorse pubbliche e risultato complessivo, si ritiene opportuno che il contributo del 55%, nei limiti massimi già definiti, sia concesso solo agli interventi che conseguono concreti e consistenti miglioramenti delle prestazioni energetiche (p.es. pari a quelle fissate dal d.lgs 192/05 per il 2006 – 95 kwh mq- che rappresentano ca. la metà del consumo medio degli edifici esistenti).
10. Introdurre un sistema di qualificazione delle imprese private.
E’ necessario introdurre un sistema di qualificazione delle imprese private basato su requisiti di abilitazione, di professionalità e onorabilità che tenga conto, tra le altre cose, delle effettive strutture organizzative utilizzate per l’esercizio delle attività.
11. Privilegiare le imprese regolari
Allo scopo di contrastare fenomeni di lavoro sommerso e la conseguente concorrenza sleale tra le imprese, è fondamentale il controllo della regolarità contributiva. Pertanto, occorre mantenere l’obbligatorietà del Durc (Documento unico di regolarità contributiva), anche per quei lavori privati per i quali non è più prescritto il titolo abilitativo, DIA o permesso di costruire ( D.L. n. 40/2010).
E’ poi importante introdurre a livello provinciale un sistema di controllo e di monitoraggio costante dei lavori edili sul territorio, in sinergia con gli enti istituzionali preposti a tale verifica e gli organismi paritetici di settore (gestiti da imprese e sindacati). Attraverso lo scambio dei rispettivi dati, si potrà veicolare la vigilanza in quei cantieri che costantemente sfuggono ai controlli ispettivi, nei quali operano imprese che non si avvalgono del supporto e dell’assistenza degli organismi paritetici.
Occorre, infine, prevedere forme di premialità che incidano anche sul costo del lavoro per le imprese che investono in formazione e sicurezza dei propri lavoratori.