Il Consiglio dei Ministri nella seduta del
6 aprile 2013, n.75, ha approvato, tra l’altro, un decreto legge che dà immediatamente il via al pagamento dei debiti commerciali scaduti della pubblica amministrazione. Il peso ormai abnorme di tale arretrato è uno dei nodi principali che ostacolano la ripresa, con effetti diretti sulla liquidità delle imprese fornitrici della PA ed effetti moltiplicatori a catena sullo scaduto tra imprese private e sul loro indebitamento nei confronti del sistema bancario. Un volume di arretrati tale da compromettere anche il mantenimento dei livelli occupazionali e ostacolare l’investimento e la crescita delle aziende del Paese.
Il decreto approvato dal Consiglio sblocca da subito i pagamenti di debiti commerciali delle PA verso imprese, cooperative e professionisti per un importo di 40 miliardi, che verranno erogati nell’arco dei prossimi dodici mesi.
L’obiettivo è infatti quello di azzerare l’intero stock di debito (stimato da Bankitalia in circa 90 miliardi di Euro includendo anche i debiti non scaduti). A tal fine il decreto obbliga tutte le Amministrazioni a compiere un censimento completo di tutti i debiti commerciali scaduti o in scadenza ancora pendenti e a produrre un elenco completo dei debiti ancora da onorare.
Con la Legge di stabilità 2014 verrà programmato il completamento del processo di liquidazione avviato con il decreto legge approvato, mediante la previsione di appositi stanziamenti destinati anzitutto alla liquidazione, sotto forma di titoli del debito pubblico, dei crediti in precedenza ceduti dalle imprese al sistema bancario.
Il decreto, coerentemente con le linee-guida dell’Unione Europea in materia, prevede le seguenti misure:
a. Immediato allentamento del Patto di stabilità interno.
Esclusione per il 2013 dal Patto di stabilità interno dei pagamenti di debiti certi, liquidi ed esigibili di parte capitale (investimenti già effettuati dalle PA) per un importo di 5 miliardi di euro per quanto riguarda gli enti locali, di 1,4 miliardi per quanto riguarda le regioni, 500 milioni per quanto riguarda le amministrazioni centrali e 800 milioni per investimenti cofinanziati dai fondi strutturali europei, necessario a consentire il conseguimento dei target di spesa.
b. Creazione di un Fondo destinato al pagamento dei debiti di Regioni, Province e Comuni.
Si prevede l’istituzione nel bilancio dello Stato di un unico Fondo – con dotazione di 26 miliardi di euro-, articolato in tre sezioni dedicate e comunicanti tra loro, per il pagamento dei debiti certi, liquidi ed esigibili rispettivamente degli enti locali (2 miliardi nel 2013 e 2 miliardi nel 2014), delle Regioni per debiti diversi da quelli sanitari (3 miliardi nel 2013 e 5 miliardi nel 2014) e sempre delle Regioni ma per debiti sanitari (5 miliardi nel 2013 e 9 miliardi nel 2014).
c. Incremento delle erogazioni per rimborsi di imposta per 6,5 miliardi (2,5 miliardi nel 2013 e 4 miliardi nel 2014).
Il decreto delinea, altresì, specifiche procedure da seguire per ottenere i pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni.
I pagamenti sono disciplinati, infatti, in relazione alle diverse tipologie di credito delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione e alla necessità di non mancare agli obiettivi di finanza pubblica, recentemente deliberati dal Parlamento, in materia di deficit e di debito.
Il decreto legge contiene anche alcune norme in materia di spending review, di TARES e di riequilibrio dei bilanci regionali:
– con riferimento alla spending, il decreto stabilisce i criteri di ripartizione dei tagli della “spending review” nei confronti delle Province nel caso in cui non si trovi l’intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali;
– per quanto riguarda la TARES il decreto dà ai Comuni la facoltà di intervenire sul numero delle rate e sulla scadenza delle stesse come previsto dal “Salva Italia” (DL 201/2011). A tutela del contribuente è previsto che la deliberazione sia adottata e pubblicata dal Comune almeno trenta giorni prima della data di versamento. Viene altresì rinviato all’ultima rata relativa al 2013 il pagamento della maggiorazione di 0,30 euro per metro quadro già previsto dal Salva Italia;
– per quanto riguarda il riequilibrio dei bilanci regionali il decreto autorizza la Regione Piemonte a utilizzare per l’anno 2013, come avvenuto precedentemente in altre Regioni, le risorse la propria quota del Fondo per lo sviluppo e coesione assegnate dal CIPE (delibera n. 1/2011) per far fronte ai debiti del sistema di trasporto regionale. La Regione è tenuta a presentare piani di rientro che tengano conto dell’esigenza di un’offerta di servizio più efficiente, dell’incremento del rapporto tra ricavi da traffico e costi operativi e della riduzione dei servizi in eccesso.
Per consentire il risanamento dei debiti accumulatisi nel passato il decreto attribuisce alla Regione siciliana il gettito delle imposte sui redditi prodotti dalle imprese industriali e commerciali, aventi sede legale fuori dal territorio regionale, in misura corrispondente alla quota riferibile agli impianti e agli stabilimenti ubicati all’interno dello stesso.
Il Consiglio ha, inoltre, approvato un decreto del Presidente del Consiglio che attua il decreto sulla spending review, nella parte relativa alle società in house (articolo 4, DL 95/2012). Il regolamento conferma l’esclusione dall’applicazione delle norme del decreto per le società SOGEI e CONSIP. Inoltre esclude Riscossione Sicilia Spa, Equitalia Spa e le società di riscossione da essa controllate, nonché la SOSE – Soluzioni per il sistema economico Spa.
Il Consiglio dei Ministri ha, infine, esaminato quattro leggi regionali su proposta del Ministro per gli Affari Regionali, il Turismo e lo Sport. Nell’ambito di tali leggi, il Consiglio ha deliberato l’impugnativa dinanzi alla Corte Costituzionale della seguente:
1) legge Regione Campania n. 1 del 18/02/2013 “Cultura e diffusione dell’energia solare in Campania.”