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L`Associazione ha evidenziato nella sua audizione la necessità, tra l’altro, di eliminare l’IMU del cd “magazzino” e la responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore in materia fiscale, ridurre il costo del lavoro in edilizia e rifinanziare la decontribuzione dei salari. Illustrati i principi di riforma della fiscalità immobiliare.

Archivio, Governo e Parlamento

DL 54/2013 su sospensione IMU e ammortizzatori sociali: le proposte Ance alla Camera

4 Giugno 2013
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Si è svolta il 3 giugno u.s. l`audizione dell`Ance, presso le Commissioni riunite Finanze e Lavoro della Camera dei Deputati, nell’ambito di un ciclo di audizioni informali sui contenuti del DL 54/2013, recante “Interventi urgenti in tema di sospensione dell’imposta municipale propria, di rifinanziamento di ammortizzatori sociali in deroga, di proroga in materia di lavoro a tempo determinato presso le pubbliche amministrazioni e di eliminazione degli stipendi dei parlamentari membri del Governo” (DDL 1012/C).
 
La delegazione associativa, guidata dal Geom. Giuliano Campana, Vice Presidente per il settore economico-fiscale-tributario, ha evidenziato, in premessa, che il settore delle costruzioni sta vivendo la crisi più grave dal dopoguerra ad oggi. Secondo l’Istat, infatti, la produzione nelle costruzioni registra un calo del 12,1% per il primo trimestre del 2013, si tratta del 19° trimestre consecutivo di calo della produzione per il nostro settore. Anche gli investimenti nelle costruzioni evidenziano, secondo le stime ANCE una flessione del 7,6% in termini reali nel 2012 e un ulteriore calo del 3,8% previsto per il 2013 a cui si aggiunge la perdita di 360.000 posti di lavoro nelle costruzioni dall’inizio della crisi, che raggiungono le 550.000 unità se si considerano anche i settori collegati.
L’unico trend positivo è rappresentato dall’aumento del gettito fiscale sugli immobili. Le entrate derivanti dalla tassazione sugli immobili sono, infatti, stimabili in circa 44,2 miliardi di euro, a fronte dei 32,3 miliardi del 2011, con un aumento in termini percentuali del 36,8% (circa 12 miliardi in più). Con riguardo alla composizione di tale gettito ha rilevato che a fronte di una riduzione delle entrate derivanti dai trasferimenti di immobili e dal comparto delle locazioni, da collegarsi alla persistente crisi del mercato immobiliare, si registra una crescita rilevantissima del prelievo sul possesso degli immobili, ossia più della metà del gettito deriva dall’introduzione dell’IMU.
Sulla questione ha sottolineato come la sospensione del pagamento dell’IMU, prevista nel decreto legge 54/2013 rappresenti il punto di partenza per avviare una riforma della fiscalità immobiliare che non sia di ostacolo allo sviluppo ed agli investimenti nel settore. Tuttavia, in questa fase la sospensione dovrebbe riguardare anche il pagamento dell’IMU relativa agli immobili delle imprese (sia strumentali che merce), che, nel passaggio dall’ICI all’IMU, hanno subito un pesante incremento della pressione fiscale.
Al riguardo, il provvedimento prevede, come più volte richiesto dall’ANCE, la deducibilità, dalle imposte sul reddito d’impresa, dell’IMU pagata sugli immobili strumentali (opifici, negozi, uffici, etc.), che evita la duplicazione d’imposta sullo stesso imponibile. Tuttavia, nel dettato normativo sono presenti i seguenti aspetti critici:
•                     per l’individuazione dei fabbricati strumentali viene usata l’espressione “utilizzati per attività produttive”, che si auspica venga intesa come più generale possibile, ossia relativa a tutti i fabbricati utilizzati direttamente nell’attività d’impresa, sia i fabbricati strumentali “per natura” , che quelli per “destinazione”;
•                     la deducibilità dell’IMU dalle imposte sui redditi, magari estendibile anche ai fini IRAP, rappresenta un effettivo vantaggio solo per le imprese che, alla fine del periodo d’imposta, presentano risultati positivi e che, quindi, dovranno versare meno al momento del pagamento delle imposte. Così non avverrà invece per le imprese in perdita, che nel settore sono numerosissime.
 
Ha, inoltre, affrontato la questione della tassazione IMU del c.d. “magazzino”, che va a colpire le aree ed i fabbricati costruiti e destinati alla vendita evidenziando che si tratta dell’unica forma di tassazione sull’invenduto tra i settori industriali in violazione dei principi costituzionali di uguaglianza, ragionevolezza e capacità contributiva e, come tale, illegittima per la disparità di trattamento rispetto alle altre attività produttive. Pertanto, ha rilevato l’urgenza di prevedere, nell’ambito di questo provvedimento, l’esclusione di tali immobili dalla tassazione IMU, che sta aggravando sempre più la situazione finanziaria delle imprese già colpite duramente dalla crisi economica in atto.
 
Ha, poi, richiamato l’attenzione sulla tematica – non trattata dal decreto legge – della responsabilità solidale nel rapporto tra appaltatore e subappaltatore, in relazione al versamento all’Erario delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e dell’IVA relativa alle fatture dei lavori realizzati, operativa dal 12 agosto del 2012, evidenziando la necessità che venga eliminata. Si tratta di una disposizione che, ancora una volta, affida alle imprese impropri compiti ispettivi, sostituendosi all’Amministrazione non in grado di garantire il controllo sul rispetto degli adempimenti fiscali. Inoltre, la non chiara individuazione dei limiti di responsabilità dei soggetti coinvolti ha determinato il blocco dei pagamenti contrattuali, aggravando così la situazione in cui si trovano le imprese, già duramente colpite dalla stretta creditizia e dai ritardi nei pagamenti sia nel settore pubblico che privato. Nel settore edile, peraltro, già opera, ai fini IVA, il “reverse charge” che garantisce la regolarità dell’operazione nei rapporti tra appaltatore e subappaltatore, per cui appare inutile e controproducente prevedere ulteriori forme di responsabilità per il versamento di tale imposta.
 
Con riferimento alla riforma della fiscalità immobiliare prevista dal provvedimento ha, inoltre, illustrato i 3 principi ispiratori della riforma consistenti nel:
1.       superare la logica della copertura finanziaria delle misure fiscali.
2.       attenuare gli effetti della variabile fiscale sulla produzione e sull’investimento immobiliare.
3.       destinare il gettito derivante dagli immobili integralmente al Comune.
 
In merito alle disposizioni contenute nel provvedimento relative al finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, l’Associazione ha sottolineato, in via preliminare, come non sia sufficiente limitare l’intervento ai soli strumenti per arginare la crisi ma debbano essere al più presto poste in essere politiche attive per il riavvio e la crescita economica del Paese e dei suoi livelli occupazionali.
Lo strumento degli ammortizzatori sociali in deroga è stato particolarmente utilizzato dalle imprese edili nei processi occupazionali derivanti dalla nota crisi; non solo dalle imprese che avevano oramai utilizzato tutti gli ammortizzatori sociali disponibili, ma anche dalle piccole imprese sotto i 15 dipendenti che, come noto, non posso accedere a Cigs e contratti di solidarietà, e che rappresentano una parte importante del nostro tessuto imprenditoriale.
La copertura degli oneri finanziari prevista per gli ammortizzatori sociali in deroga sarà garantita, secondo quanto previsto dal provvedimento, in parte, da 250 milioni di euro sottratti alle attuali disponibilità del Fondo destinato al finanziamento degli sgravi contributivi sui salari di secondo livello. Tale Fondo, peraltro, aveva già subito una riduzione di 150 milioni di euro rispetto al 2012, passando dagli originari 650 milioni di euro ai 500 milioni di euro previsti per l’anno 2013.
In virtù di tale duplice riduzione, le risorse economiche del Fondo per l’occupazione di cui all’art.1, c. 7, del DL 148/1993 (Fondo per il finanziamento della decontribuzione), per l’anno 2013, saranno complessivamente pari ad euro 250 milioni che verranno assegnati, sulla base delle attuali disposizioni, nella misura del 62,5%, pari a 156,25 milioni di euro alla contrattazione aziendale e del 37,5%, pari a 93,75 milioni di euro a quella territoriale.
Vi è, pertanto, il rischio che, a fronte di tale drastica riduzione del Fondo per l’occupazione, verrà riparametrata anche la quota di sgravio contributivo che per il 2012 è stata concessa entro il limite del 2,25% della retribuzione contrattuale annua di ciascun lavoratore.
Gli effetti negativi che scaturiranno da tale riduzione della dotazione del Fondo per la decontribuzione e, conseguentemente, dall’abbassamento del limite della quota di sgravio contributivo, andranno, con ogni probabilità, ad incidere non solo sul costo del lavoro che subirà un aumento ma anche sulle modalità di presentazione delle istanze correlate allo sgravio, comportando inevitabilmente un sistema di accesso all’agevolazione basato su criteri già contestatissimi come quelli rappresentati dal “click day”.
Il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga attraverso risorse economiche della decontribuzione comporterà a carico delle imprese del settore edile un ulteriore aggravio del costo del lavoro, attualmente superiore rispetto agli altri comparti produttivi, circa 10 punti percentuali in più rispetto al settore manifatturiero.
Per tali ragioni, l’Associazione ha evidenziato la necessità di intervenire in maniera più generale in merito alla riduzione del costo del lavoro, come ad esempio attraverso il riequilibrio dell’aliquota contributiva per la CIG operai dell’edilizia, pari al 5,20% a quelle previste per gli altri comparti industriali, pari all’1,90-2,20%.
Ha, infine, auspicato che il Governo mantenga l’impegno di rifondere quanto prima le risorse attinte dai fondi per la produttività e la formazione utilizzati come copertura temporanea degli ammortizzatori sociali in deroga.
 
Si veda precedente del 3 giugno 2013.
 
Si allega il Documento contenente nel dettaglio le osservazioni ANCE consegnato agli atti delle Commissioni.

11701-Documento ANCE.pdfApri
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