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Tra le priorità individuate dalle Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive: stabilizzazione delle misure di incentivazione su ristrutturazioni edilizie ed efficienza energetica, programmi di rigenerazione urbana, esclusione degli investimenti in materia di difesa del suolo dal patto di stabilità.

Archivio, Governo e Parlamento

Green Economy: approvato alla Camera dei Deputati il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva

24 Settembre 2014
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Le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera dei Deputati hanno approvato il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sulla green economy, a cui ha partecipato anche l’ANCE (si veda notizia su “Interventi” del 22 novembre 2014).
 
Nel testo, in particolare, dopo essere stati ripercorsi il programma dell’indagine, le iniziative internazionali ed europee in materia e le audizioni svolte, vengono illustrate le considerazioni conclusive delle Commissioni con le relative priorità d’intervento, alcune delle quali auspicate dall’ANCE nella sua audizione.
 
Nello specifico, tra le priorità evidenziate dalle Commissioni riguardo alle politiche green nel Paese viene rilevata, tra l’altro, la necessità di aumentare gli appalti pubblici verdi di beni e servizi per realizzare gli obiettivi del Piano d’Azione Nazionale per la sostenibilità degli acquisti della Pubblica Amministrazione; nonché di attivare programmi di semplificazione e di trasparenza in merito all’accesso al credito sia nell’ambito degli investimenti pubblici che privati e promuovere investimenti che si ripagano con la riduzione dei costi economici, oltre che ambientali, per le infrastrutture verdi, la difesa del suolo e le acque.
Sul tema della difesa del suolo viene sottolineata la necessità di una pianificazione delle attività di prevenzione e di  un provvedimento normativo che regolamenti la sicurezza del territorio e le modalità di acquisizione e monitoraggio dei dati riguardanti i fenomeni idrogeologici, nonché di finanziamenti stabili e di prevedere l’esclusione degli investimenti in questo campo dai vincoli del patto di stabilità.
 
Riguardo alle energie rinnovabili viene posto l’accento sul superamento dell’attuale sistema di incentivi, con riguardo in particolare agli impianti fotovoltaici, che ad avviso delle Commissioni ha portato negli ultimi ad “un repentino aumento degli oneri di sistema”, prevedendo invece un nuovo sistema “da modulare gradualmente al ribasso in relazione alla riduzione dei costi per i progressi dell’evoluzione tecnologica e delle economie di scala”. Per contenere il peso degli incentivi sulle bollette elettriche, in particolare per gli impianti medio-grandi, occorrerebbe ricorrere, tra l’altro: alla detassazione parziale degli investimenti, il credito d’imposta, l’esenzione parziale dell’Ires sugli utili reinvestiti, una maggiore detrazione IVA sugli investimenti, contributi in conto capitale, meccanismi come lo scambio sul posto.
 
Nell’ambito delle politiche per le città, viene, altresì, evidenziata, l’importanza di effettuare programmi di rigenerazione urbana, di recupero di edifici esistenti, dell’ eventuale sostituzione di edifici e di bonifica, limitando il consumo di suolo non utilizzato.
Viene, altresì, rilevato che per la ripresa del settore edile e per una maggiore disponibilità di alloggi, occorre promuovere programmi di rigenerazione urbana nonché il recupero, la ristrutturazione, il rifacimento, il riuso e la riqualificazione energetica degli edifici esistenti.
 
Viene, quindi, evidenziato come le bonifiche dei siti contaminati e delle aree industriali dismesse possano rappresentare un efficace strumento di tutela delle risorse ambientali (suoli e acque sotterranee) e di recupero delle aree all’uso produttivo e allo sviluppo di investimenti, riducendo il consumo di nuovo suolo, oltre che costituire un forte volano per l’occupazione. Al riguardo le Commissioni evidenziano, tra l’altro che “per favorire tali bonifiche servono semplificazioni, modalità di funzionamento delle conferenze dei servizi e procedure più rapide e idonee”.
Sul tema delle smart cities viene quindi affermata la necessità di attivare processi partecipativi per lo sviluppo di “città intelligenti e sostenibili” promuovendo accordi volontari e misure innovative (coinvolgendo Istituzioni, Università e centri di ricerca, imprese e cittadini) per la riqualificazione in chiave green delle città.
Viene, inoltre, evidenziato come nel nostro Paese i consumi energetici che possono essere fatti risalire all’edilizia rappresentino circa il 36 per cento di quelli totali. Al riguardo, vengono individuati tre ambiti in cui intervenire: nuove costruzioni; patrimonio edilizio esistente; città in senso lato.
Viene ricordata, quindi, l’importanza che le istituzioni europee attribuiscono carattere prioritario al tema delle politiche urbane ed in particolare della rigenerazione urbana, alle quali potrebbero essere destinati più di 20 mld di euro (3 mld l’anno in 7 anni). A tali risorse debbono essere sommate, altresì, quelle del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione che possono essere destinati a misure complementari.
Per affrontare in modo organico il tema delle città viene, inoltre, sottolineata la necessità di rendere stabili le misure di incentivazione su ristrutturazioni edilizie, risparmio ed efficienza energetica nelle abitazioni e negli immobili.
In proposito vengono, tra l’altro, menzionati i dati relativi al valore della produzione delle costruzioni, nel 2013, secondo i quali, “su un valore della produzione dell’intero settore delle costruzioni stimato in 174,6 mld di euro (comprensivi degli investimenti in impianti da fonti energetiche rinnovabili – impianti FER, ed escluse le spese per i trasferimenti di proprietà) la spesa in interventi di manutenzione straordinaria e ordinaria ammonterebbe a 116,8 mld di euro, pari pertanto al 66,9 per cento dell’intero fatturato dell’edilizia, con un significativo incremento delle risorse investite rispetto alle previsioni elaborate nell’autunno del 2013”.
Viene quindi analizzato l’impatto positivo anni delle misure di incentivazione negli ultimi anni (dal 2011) ed in particolare, il significativo aumento dell’importo dei lavori detraibili del 2013 che appare riconducibile alle evoluzioni del quadro normativo.
 
Ulteriore priorità individuata riguarda l’attivazione di un piano nazionale per l’occupazione giovanile per una green economy. Al riguardo, in particolare, occorrerebbe “promuovere l’occupazione giovanile riducendo per almeno tre anni, il prelievo fiscale e contributivo per l’impiego di giovani” e varare un piano nazionale per lo sviluppo dell’occupazione giovanile che passi attraverso, in particolare:  tra cui:
-una revisione e riallocazione in chiave di green economy e di ecoinnovazione degli incentivi distribuiti all’industria;
-un rafforzamento in chiave green delle principali filiere produttive tra cui il settore delle costruzioni.
 
Riguardo al contesto europeo nel testo viene, in particolare, evidenziato come “l’Europa debba diventare un punto di riferimento avanzato sul terreno dell’innovazione e della costruzione di una nuova sintesi tra le ragioni dello sviluppo e della crescita e quelle della tutela dell’ambiente”. Al riguardo viene citato il rapporto della Agenzia europea dell’ambiente (AEA) in cui si rileva la necessità di una decisa spinta alle politiche ambientali, incoraggiando tra l’altro nascita e diffusione delle tecnologie verdi. In proposito viene, quindi, individuata la nuova programmazione comunitaria 2014-2020 quale opportunità per intraprendere tale direzione e, riguardo al semestre di presidenza italiana dell’UE, viene affermata la necessità di porre, nei prossimi mesi, al centro dell’agenda UE alcuni temi e alcune priorità in grado di sviluppare e accelerare politiche di promozione della green economy, tra cui, in particolare:
–misure europee di fiscalità ecologica sia per migliorare l’efficacia delle politiche ambientali, sia per alleggerire la pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese;
-discussione, durante il semestre di Presidenza italiana dell’UE, sulla Comunicazione della Commissione Europea sull’uso efficiente delle risorse e i rifiuti;
– Consolidamento a livello europeo delle politiche per una green economy.
 
A quest’ultimo riguardo, viene, altresì, auspicato che le conclusioni della Presidenza italiana prevedano, nell’ambito dell’analisi annuale della crescita, “di considerare con particolare attenzione le opportunità di nuovo sviluppo create dalle politiche ambientali e inserendo altresì tra le politiche prioritarie in materia di crescita e occupazione lo sviluppo di una green economy, consentendo l’esclusione degli investimenti in ricerca e ecoinnovazione dai vincoli del Patto di Stabilità”.
 
Si vedano precedenti del 7 novembre 2013 e del 10 settembre 2014.
 
 
In allegato il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva.

17645-Documento conclusivo dell’indagine.pdfApri
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