Nel documento delle Commissioni Lavoro e Affari sociali della Camera sul pilastro europeo dei diritti sociali proposto un regime di favore per investimenti sociali nel Patto di stabilità e crescita. Tra le osservazioni della Commissione Ambiente del Senato sull’attuazione dell’economia circolare: appalti verdi; fiscalità ambientale; sottoprodotti.
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Comunicazione della Commissione sull’Istituzione di un pilastro europeo dei diritti sociali e Proposta di proclamazione interistituzionale sul pilastro europeo dei diritti sociali
Assegnati alle Commissioni riunite Lavoro e Affari Sociali della Camera
Relatori:
On. Mariano – PD
On. Baruffi – PD
I provvedimenti sono volti a disciplinare l’istituzione di un Pilastro europeo dei diritti sociali.
Il Pilastro reca una serie di principi e diritti fondamentali che si articolano in tre categorie: pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque, protezione e inclusione sociali, volti ad affrontare le sfide sociali emergenti e il mutamento del mondo del lavoro, alla luce di nuovi tipi di occupazione derivanti dalle nuove tecnologie e dalla rivoluzione digitale, e promuovere un rinnovato processo di convergenza verso migliori condizioni di lavoro e di vita in tutta l’Unione.
Per i contenuti si veda precedente del 30 maggio 2017
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Le Commissioni riunite Lavoro e Affari sociali della Camera hanno concluso l’esame dell’ atto europeo approvando un documento finale con osservazioni tra cui, in particolare:
-“il Pilastro non deve ridursi a una mera elencazione di enunciazioni di principio prive di conseguenze di carattere giuridico e di misure da assumere in futuro, sia da parte degli Stati membri che delle Istituzioni europee, a seconda delle rispettive competenze”;
– “è necessario che il Pilastro assuma, all’interno delle politiche dell’Unione europea, una valenza e un’efficacia pari a quelle delle regole relative alla finanza pubblica. In particolare, i parametri e gli indicatori sociali in materia di riduzione della percentuale di popolazione a rischio di povertà e del tasso di disoccupazione, ovvero di miglioramento delle competenze e di sviluppo della formazione e dell’istruzione, dovrebbero acquisire, nell’ambito delle procedure del Semestre europeo, valore vincolante”;
-“occorre anche introdurre un obbligo di procedere a valutazioni di impatto sociale per i pacchetti di riforme proposti dai programmi nazionali di riforma (PNR), per le raccomandazioni specifiche per Paese (RSP) e per le iniziative più rilevanti adottate dall’Unione europea suscettibili di produrre conseguenze sul piano economico-sociale”;
-“ occorre valutare, in questo contesto, l’opportunità di introdurre un meccanismo redistributivo da utilizzare in caso di shock asimmetrici, che contempli le conseguenze sociali delle attuali politiche economiche ed eviti che le ripercussioni siano interamente a carico dei singoli Stati membri, verificando in tale ambito la proposta italiana di costituzione di un «Sussidio europeo di disoccupazione» (European Unemployment Benefit Scheme), volto a sostenere la tenuta sociale nei Paesi colpiti da gravi crisi economiche, al fine di limitarne gli effetti, ovvero la proposta di un fondo di adeguamento avanzata da alcuni Stati”;
-“ occorre applicare un regime favorevole agli investimenti sociali nell’ambito delle regole del Patto di stabilità e crescita e della valutazione dei disavanzi pubblici individuando ambiti e obiettivi di investimento in cui far valere una vera e propria golden rule circa gli obiettivi sociali qualificanti il Pilastro, tra i quali il contrasto della povertà e la disoccupazione di lungo periodo, la formazione, l’occupabilità giovanile e femminile”.
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Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni sull’attuazione del piano d’azione per l’economia circolare
Assegnato alla Commissione Territorio ed Ambiente del Senato
Relatore: Sen. Vaccari (PD)
Obiettivo della Relazione della Commissione è presentare una panoramica completa degli interventi realizzati in relazione al piano d’azione dell’UE per l’economia circolare, dopo la sua adozione nel dicembre 2015, nonché introdurre obiettivi strategici per il 2017.
Per i contenuti si veda precedente del 30 marzo 2017
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La Commissione Territorio e Ambiente del Senato ha concluso l’esame dell’atto europeo approvando una risoluzione con osservazioni, tra cui, in particolare:
in tema di Ecodesign:
“in materia di ecodesign si stimano degli effetti di beneficio netto economico pari a circa 1000 miliardi rispetto alla corrente impostazione “lineare”, con forti impatti in termini di maggiore sostenibilità”;
“alcuni studi evidenziano il concetto di ‘UP-cycle’, anziché di recycle, sottolineando come il riciclo dei materiali comporti un’elevazione della natura e della qualità degli stessi, in larga parte dei casi”;
“si evidenzia che oggi la preparazione per il riutilizzo è rallentata da incertezze normative e condizionamenti culturali: il punto nodale è che spesso quando un oggetto si trasforma in rifiuto diventa molto difficile per l’impostazione normativa valorizzarlo;
“si ritiene necessaria l’adozione di una specifica regolamentazione per evitare incertezze normative e incentivi mirati per accelerare il processo di circolarità”;
“si ritiene utile tenere conto del “ciclo di vita dei prodotti”, evitando di irrigidire le scelte di design dei produttori in funzione dei limiti attuali delle tecnologie di riciclo”;
“si sottolinea la necessità di attivare processi paralleli o preliminari alla gestione dei rifiuti, che allunghino la vita degli oggetti e creino – rispetto al concetto di usato – degli “ex novo products” che contribuiscano a ridurre il consumo di materie in quanto più durevoli e più facilmente riparabili; a livello di mercato, gli “ex novo products” si affiancano ad una tendenza in rapido sviluppo: quella della sharing economy o disownership”.
in tema di incentivazione all’uso dei sottoprodotti:
“si stima che grazie all’utilizzo dei sottoprodotti in molti settori produttivi vi possano essere risparmi di materia prima nell’ordine del 6-7 per cento, risparmi di miscele di materiali che non vengono estratte in natura, una parallela riduzione della quantità di materiali dal ciclo dei rifiuti, nonché una marcata riduzione delle movimentazioni dei mezzi di trasporto pesanti, utilizzati per gli approvvigionamenti delle materie prime, causando quindi un risparmio di combustibili fossili e una riduzione dei gas serra;
“si ritiene necessaria l’introduzione di agevolazioni per l’utilizzo dei residui di produzione come “sottoprodotti”, non configurabili come rifiuti, evitando misure normative che impongano oneri gestionali aggiuntivi rispetto a quanto già previsto dal codice ambientale”;
in tema di fiscalità ambientale:
“si sottolinea la necessità di prevedere forme di fiscalità maggiormente favorevoli per i materiali e i manufatti derivanti da riciclo e un aumento delle forme di agevolazione fiscale nell’ambito di quelle già previste dalla legge di stabilità 2017 (Piano industria 4.0)”;
in tema di appalti verdi:
“si ritiene fondamentale l’adozione di linee guida e indicatori comuni anche a livello europeo, che diano indirizzi chiari agli Stati membri e che contrastino il fenomeno del green washing”;
“a livello nazionale si segnala la necessità che a livello europeo siano adottate omogenee linee di indirizzo agli Stati membri per l’implementazione dei criteri ambientali negli affidamenti e per lo sviluppo degli appalti verdi”;
“occorre procedere ad una estensione del numero di categorie di beni e servizi coinvolti dall’applicazione dei criteri ambientali minimi nel green public procurement”;
in tema di rigenerazione, riparazione e riutilizzo:
“si evidenzia che oggi il riuso è rallentato da incertezze normative e condizionamenti culturali: il punto nodale è che spesso, quando un oggetto si trasforma in rifiuto, diventa molto difficile per l’impostazione normativa valorizzarlo”;
“si ritiene necessaria l’adozione in Italia di una regolamentazione attuativa per incentivare il riutilizzo ,evitare incertezze normative e prevedere incentivi mirati per accelerare il processo di circolarità”;
in tema di responsabilità estesa del produttore:
“il ruolo delle imprese nello sviluppo dell’economia circolare cresce se diviene chiaro che i materiali da rifiuti costituiscono invece una “risorsa“: tale diverso approccio porta agli investimenti privati e cambia la tendenziale presa in carico che sinora interessa per lo più le risorse pubbliche e le PP.AA, soprattutto locali”;
“lo sviluppo di questo nuovo approccio concettuale implica il passaggio dal considerare la singola esperienza imprenditoriale al considerare invece la ‘filiera di imprese’: solo con grandi quantità di materiali si riesce a ottimizzare economie di scala”;
“si rileva pertanto la necessità di una maggiore consapevolezza sul ruolo centrale delle imprese, quali veri artefici di un cambiamento verso una responsabilità di gestione sostenibile con vantaggi per tutta la collettività; anche con riferimento al criterio EPR (Extended producer responsibility) si segnala come l’attuazione possa avvenire solo con i cosiddetti schemi collettivi o “compliance scheme“, che costituiscono la formula più efficace e flessibile (poiché le imprese possono ottenere economie di scala e raggiungere la massima valorizzazione dei materiali raccolti). Occorre quindi promuovere la creazione di tali sistemi collettivi per tutte le filiere anche ove oggi non risultino organizzate”;
“si rileva la necessità per le imprese di una chiarezza del quadro normativo, una certezza delle procedure, una possibilità concreta di ‘fare sistema’ e nuovi criteri per l’organizzazione delle filiere”;
“si sottolinea la necessità di delineare in modo chiaro alle imprese le nuove responsabilità fissando obiettivi, promuovendo un adeguato sistema di tracciabilità e di controlli, vigilando quindi sui benefici, come accade già in alcuni settori come quello edilizio dove il LEED (Leadership in environmental end energy design) delinea una certificazione volontaria contenente una serie di criteri di qualità molto importanti e qualificanti”;
“si ritiene urgente l’elaborazione di un indirizzo comune a livello europeo che risulterebbe un fattore trainante nell’efficacia e nel coordinamento delle politiche degli Stati membri per lo sviluppo delle attività d’impresa”.
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