Ci vuole un impegno forte e serio della politica per portare il settore delle costruzioni fuori dalle secche di una crisi di sistema che negli ultimi dieci anni ha causato la perdita di oltre 600 mila lavoratori e l’uscita dal mercato di più di 100 mila imprese.
E’ questo l’appello lanciato dal presidente dell’Ance Gabriele Buia nel corso dei due incontri con i rappresentanti politici che si sono svolti oggi nella sede dell’Associazione. Il primo, in mattinata, con Raffaele Fitto leader di “Noi con l’Italia-Udc”, e il secondo nel pomeriggio con Beatrice Lorenzin, capolista di “Civica popolare”. Erano presenti ai due appuntamenti anche i vertici delle sigle datoriali e delle professioni della filiera delle costruzioni firmatarie del Manifesto per le elezioni 2018.
Ed è proprio partendo da questo documento, già presentato a tutte le forze politiche candidate alla guida del Paese, che il presidente Buia ha tracciato le strade da imboccare per mettere fine alla crisi più lunga mai vissuta dal settore.
In primo luogo, ha ricordato Buia, vanno finalmente spese per la messa in sicurezza e la manutenzione dei territori e delle città le tante risorse disponibili, sia nazionali che europee, e che oggi restano per oltre il 95% nei cassetti delle amministrazioni pubbliche.
Ma soprattutto è urgente procedere allo sblocco delle procedure e allo snellimento dei meccanismi burocratici e decisionali che di fatto impediscono agli stanziamenti di diventare cantieri.
Un problema gravissimo ha dichiarato Buia che, commentando peraltro positivamente l’approvazione da parte del Cipe del secondo addendum al piano operativo del Mit per la programmazione 2014-2020 del Fondo di sviluppo e coesione, ha ribadito con forza la richiesta di un intervento da parte della politica per sbloccare la macchina burocratica rimettendo in moto le opere che servono al Paese.
E, ancora, drastica revisione del codice appalti, che “nei fatti – ha detto Buia- ha fallito il suo obiettivo”, e riforma della fiscalità, che deve rappresentare una leva per lo sviluppo delle imprese e per la rigenerazione urbana.
Ampia e sostanziale la condivisione espressa dai due leader politici alle questioni sollevate dal presidente dell’Ance e alla richiesta di soluzioni efficaci e urgenti da parte della categoria.
Piena apertura del leader di “Noi con l’Italia-Udc” Raffaele Fitto all’ipotesi di revisione del codice appalti. “Il codice, ha dichiarato Fitto, va modificato in modo sostanziale su molti aspetti fondamentali, aspetti che non funzionano e che hanno portato al blocco di un intero settore.”
Non è accettabile inoltre, ha detto ancora Fitto, che a distanza di anni non ci siano ancora decine di decreti attuativi e va soprattutto rivisto il rapporto con l’Anac previsto dal codice.
Netta la posizione del leader di “Noi con l’Italia-Udc” anche sull’urgenza di accelerare la spesa per investimenti in infrastrutture restituendo efficienza alla pubblica amministrazione e rivedendo le priorità della spesa pubblica.
Anche secondo Beatrice Lorenzin il codice appalti ha prodotto un corto circuito sul fronte della realizzazione delle opere che servono al Paese e va rivisto, come va affrontato il grande nodo di una burocrazia che troppo spesso blocca lo sviluppo.
Un nodo che va sciolto, secondo la leader di Civica popolare, “tornando all’assunzione di responsabilità da parte della politica”, che deve dotarsi di capacità di monitoraggio sull’iter dei processi decisionali e soprattutto di poteri sostitutivi quando questi processi non raggiungono l’obiettivo.
Ma la grande attenzione della Lorenzin è andata all’urgenza di attrezzare il territorio e di ripensare e rigenerare le nostre città in funzione dei grandi cambiamenti climatici e demografici che stanno modificando le esigenze della vita e dell’abitare nei nostri centri urbani.
Sono queste, ha dichiarato la capolista di Civica popolare, “le grandi sfide su cui si gioca il futuro del Paese e che richiedono importanti investimenti che non possono arenarsi per le lentezze della burocrazia.”