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L’UE censura la normativa italiana sui pagamenti negli appalti pubblici laddove estende di ulteriori 30 giorni i termini entro cui le autorità pubbliche debbano eseguire i pagamenti non oltre 30 o 60 giorni dalla data di ricevimento della fattura

Archivio, Opere pubbliche

Appalti pubblici:La Commissione Europea chiede all’Italia di conformarsi alle norme UE sui pagamenti

2 Luglio 2018
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La Commissione Europea ha deciso di inviare in data 7 giugno 2018, un parere motivato all’Italia in quanto il suo diritto nazionale non è conforme alla direttiva sui ritardi di pagamento (direttiva 2011/7/UE).
 
La decisione si basa sulle novità introdotte dal cd. decreto correttivo, d.lgs. 56/2017, al Codice dei contratti, d.lgs. 50/2016, e, in particolare, sulla formulazione dell’articolo 113-bis, comma 1, del Codice dei contratti, per il quale il 13 luglio 2017 la Commissione aveva messo in mora l’Italia.
 
A quasi un anno di distanza, l’art. 113-bis citato – nonostante sia stato parzialmente modificato dalla successiva legge di Bilancio 2018 (art. 1, comma 586, legge n. 205 del 2017) – rimane difforme dalla direttiva europea, che impone alle autorità pubbliche di eseguire i pagamenti non oltre 30 o, in casi singolarmente motivati, 60 giorni dalla data di ricevimento della fattura o, se del caso, al termine della procedura di verifica della corretta prestazione dei servizi.
 
La disciplina italiana invece allunga i tempi di pagamento, in contrasto con l’impegno costante della UE volto a garantire la tempestività dei pagamenti a favore degli operatori economici, spesso PMI, e a migliorare l’attuazione della direttiva in tutta l’UE.
 
Secondo la ricostruzione italiana, le nuove disposizioni che estendono i tempi di gestione del pagamento delle fatture per stato avanzamento lavori negli appalti pubblici, sono imposte ai fini delle verifiche, anche qualora siano già state svolte nel corso delle diverse fasi di realizzazione delle opere pubbliche.
 
La Commissione, in mancanza di provvedimenti o spiegazioni soddisfacenti, ha quindi inviato un «parere motivato all’Italia in quanto il suo diritto nazionale non è conforme alla direttiva sui ritardi di pagamento (direttiva 2011/7/UE)».
 
Laddove non sia modificato il Codice, per l’Italia scatta il deferimento alla Corte di giustizia (per l’Italia è la seconda volta sui pagamenti, dopo quella promossa dall’ANCE nel 2014), che in caso di condanna comporta sanzioni, da pagare sul pregresso e per ogni giorno di ritardo nel mettersi in regola.
 
Da notare che proprio l’ANCE è stata fin dall’inizio portabandiera – a livello nazionale ed europeo – nella denuncia della piaga dei ritardati pagamenti in Italia, quantificandone l’enorme portata e i devastanti effetti.
 
L’ANCE è infatti dal 2013 referente privilegiato nei confronti della Commissione Ue sull’attuazione della direttiva pagamenti in Italia.
 
A tale proposito, si ricorda che il 15 maggio 2018 nel corso dell’Audizione preliminare all’esame del Documento di economia e finanza 2018, l’ANCE aveva evidenziato la necessità di riallineare la disciplina sui pagamenti del corrispettivo di appalto alla normativa europea, introducendo un termine massimo per la redazione dei SAL (non superiore a un mese), nonché un termine per il pagamento dei lavori, che deve essere non superiore a 30 giorni dal SAL stesso.
 
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