Approvato il Documento di economia e finanza 2020 e la Relazione al Parlamento per l’autorizzazione al ricorso all’indebitamento per l’anno 2020 di 55 miliardi di euro.
Il Consiglio dei Ministri nella seduta del 24 aprile u.s. n.42 ha approvato il Documento di economia e finanza (DEF) 2020, previsto dalla legge di contabilità e finanza pubblica (L. 196/2009) nonché la Relazione al Parlamento redatta ai sensi dell’art. 6 della L. 243/2012, da presentare alle Camere, ai fini dell’autorizzazione dell’aggiornamento del piano di rientro verso l’Obiettivo di medio termine (OMT).
In particolare, con la Relazione, sentita la Commissione europea, il Governo richiede to l’autorizzazione al Parlamento al ricorso all’indebitamento per l’anno 2020 di 55 miliardi di euro, 24,85 miliardi di euro nel 2021, 32,75 miliardi di euro nel 2022, 33,05 miliardi nel 2023, 33,15 miliardi di euro nel 2024, 33,25 miliardi di euro dal 2025 al 2031 e 29,2 miliardi di euro dal 2032.
Attraverso le risorse aggiuntive che saranno rese disponibili con lo scostamento, il Governo intende realizzare interventi per aumentare il finanziamento e il potenziamento del sistema sanitario nazionale, delle forze dell’ordine, del sistema di protezione civile e delle altre amministrazioni pubbliche chiamate a dare una efficace risposta alla situazione emergenziale.
Saranno, inoltre, ulteriormente potenziate le misure per il sistema delle garanzie a favore degli operatori economici pubblici e privati, la tutela del lavoro, con particolare riguardo alla sicurezza e alla garanzia della salute dei lavoratori, il sostegno ai settori produttivi maggiormente colpiti dall’emergenza sanitaria, anche attraverso un utilizzo adeguato della leva fiscale ed evitando politiche restrittive, e per il rafforzamento degli strumenti di protezione sociale. È inoltre indispensabile incrementare le risorse a sostegno della ripresa economica e produttiva e il recupero della competitività sui mercati internazionali, con interventi per la capitalizzazione delle imprese.
In questa prospettiva, con il prossimo decreto il Governo intende garantire, pur in un contesto di miglioramento graduale e strutturale della finanza pubblica, la completa eliminazione dell’incremento delle aliquote IVA e delle accise previsto dal 2021.
Il quadro macroeconomico complessivo previsto dal Documento di economia e finanza 2020 prevede, in particolare, il PIL in diminuzione nel 2020 dell’8 per cento e in ripresa nel 2021 del 4,7 per cento.
Considerando le richieste di autorizzazione all’indebitamento e gli effetti sui saldi di finanza pubblica del deterioramento dello scenario macroeconomico, il nuovo livello di indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche viene fissato al 10,4 per cento del PIL nel 2020 e al 5,7 per cento nel 2021.
Il nuovo livello del debito pubblico si attesta al 155,7 per cento del PIL nel 2020 e al 152,7 per cento del PIL nel 2021.
Per gli anni successivi, sarà delineato un percorso di graduale rientro del rapporto debito/PIL, che assicuri comunque un congruo periodo di sostegno e rilancio dell’economia. I principi generali della strategia di rientro saranno, oltre al conseguimento di un adeguato surplus di bilancio primario:
?il rilancio degli investimenti, pubblici e privati, grazie anche alla semplificazione delle procedure amministrative;
?il contrasto all’evasione fiscale;
?la riforma del sistema fiscale, improntata alla semplificazione, all’equità e alla tutela ambientale;
?la revisione e la riqualificazione della spesa pubblica.
Infine, l’azione del Governo sarà indirizzata all’introduzione di innovativi strumenti europei che possano assicurare una risposta adeguata della politica di bilancio alla luce della gravità della crisi e, al contempo, migliorare le prospettive di crescita di lungo termine e la sostenibilità delle finanze pubbliche dei Paesi membri.
Il Consiglio dei Ministri ha, infine, esaminato alcune leggi regionali, deliberando, tra l’altro, l’impugnazione della legge della Regione Lazio n. 1 del 27/02/2020, recante “Misure per lo sviluppo economico, l’attrattività degli investimenti e la semplificazione”, in quanto alcune norme riguardanti gli strumenti urbanistici violano la potestà legislativa riservata allo Stato dall’art. 117, secondo comma, lett. s), della Costituzione in materia di tutela del paesaggio. Il Governo si riserva di valutare un’eventuale rinuncia all’impugnativa all’esito di un nuovo confronto tra le Amministrazioni coinvolte, finalizzato a superare le questioni oggetto di rilievo.
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