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L’ANCE in audizione alla Camera ha evidenziato le enormi potenzialità, con alcuni correttivi migliorativi, della misura che incentiva la rigenerazione energetica e antisismica del patrimonio edilizio. Proposte misure per: rilancio investimenti pubblici, riduzione burocrazia, fiscalità, riorganizzazione aziendale, edilizia privata e lavoro.

Archivio, Governo e Parlamento

DL Rilancio: positiva la misura del “superbonus” al 110% ma manca un “Piano Marshall” per il Paese

29 Maggio 2020
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Si è svolta il 29 maggio c.m. l’audizione informale dell’Ance, presso la Commissione Bilancio della Camera nell’ambito dell’esame, in prima lettura, in sede referente, del disegno di legge di conversione del DL 34/2020 recante “misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19″ (DDL 2500/C, – Relatori gli onorevoli Luigi Marattin del Gruppo IV, Fabio Melilli del Gruppo PD e Carmelo Misiti del Gruppo M5S).

 

L’Ing. Rodolfo Girardi, Vice Presidente per il Centro Studi, ha evidenziato in premessa come, in occasione del Documento di Economia e Finanza, il Governo aveva annunciato il “DL Rilancio” come un decreto contenente le misure urgenti di rilancio economico che avrebbero dovuto rappresentare il primo tassello di una strategia complessiva di rilancio dell’economia italiana a medio termine.

Occorre purtroppo constatare che buona parte delle risorse (55 miliardi di indebitamento netto e 155 miliardi di saldo netto da finanziare) previste dal provvedimento non sono state destinate a questa finalità bensì al rifinanziamento di misure, perlopiù assistenziali, che erano già state previste in particolare dal DL “Cura Italia”.

L’unica eccezione è rappresentata dalla misura relativa al Superbonus al 110%, uno strumento che, accompagnato dall’estensione della cedibilità dei crediti d’imposta a questi correlati e all’operatività dello “sconto in fattura”, ha delle potenzialità enormi.

Dopo tre anni di tentativi a metà, finalmente il Governo ha creduto in questa sfida, che l’Ance porta avanti da tempo, e ha potenziato sia gli incentivi che gli strumenti di cessione del credito.

Circa il 74% degli immobili residenziali, come noto, sono stati costruiti prima dell’entrata in vigore delle norme antisismiche e anche in assenza di requisiti di efficienza energetica. Dati che dimostrano quanto sia urgente e indispensabile promuovere una grande azione di rigenerazione e di consolidamento delle nostre case.

Il superbonus al 110% va certamente in questa direzione e, se sfruttato al meglio, consentirà di avviare finalmente quel piano di manutenzione degli immobili privati, che da anni è ai nastri di partenza e poi di fatto è rimasto praticamente inattuato.

Ne sono convinti anche in Europa tanto che le associazioni di categoria del nostro settore e dei proprietari immobiliari hanno emanato un comunicato congiunto nel quale chiedono alle istituzioni europee e ai Governi nazionali di seguire al più presto l’esempio italiano e di adottare il modello del superbonus su ampia scala per tutti gli immobili dei Paesi membri, al fine di avviare il grande piano di sostenibilità degli edifici previsto dall’European Green Deal.

I potenziali benefici economici, oltre che sociali ed ambientali, sono molto importanti, con 6 miliardi di euro di investimenti nella riqualificazione degli edifici e 21 miliardi di euro di ricadute sull’economia, da qui alla fine del 2021, secondo le stime dell’Ance.

Ma perché tutto funzioni, occorre assicurare efficacia, chiarezza e semplicità nelle procedure attuative da adottare.

Occorre evitare errori fatti in passato con l’adozione di interpretazioni da parte dei soggetti attuatori che hanno finito per limitare la portata e la fattibilità degli interventi.

Efficacia, chiarezza e semplicità sono i termini che devono dettare la linea d’azione per consentire a tutti gli attori (famiglie, imprese, banche, assicurazioni, ecc) di poter cogliere senza timore questa opportunità.

Il Vice Presidente è passato, quindi, ad illustrare le proposte che l’Ance formula al Governo e al Parlamento su tale tematica: estendere a tutto il 2023 l’applicazione del superbonus al 110%, per tenere in debita considerazione tutta la tempistica richiesta per l’esecuzione dei lavori agevolati; estendere il superbonus al 110% anche agli immobili delle società, compresi quelli locati a terzi; consentire l’utilizzo immediato dei crediti d’imposta derivanti da Eco e Sismabonus o dallo “sconto in fattura” per non incidere ulteriormente sulla liquidità delle imprese, già gravemente compromessa dalla situazione emergenziale; eliminare la condizione di destinazione ad abitazione principale degli edifici unifamiliari prevista per l’applicazione dell’Ecobonus potenziato, limitazione che contrasta con l’obiettivo di massimizzare l’efficacia degli incentivi in termini di sviluppo di progetti di riqualificazione degli edifici esistenti; consentire il riporto negli anni successivi dei crediti d’imposta da Ecobonus e Sismabonus non utilizzati nell’anno, che rischia di compromettere il meccanismo della cessione dei bonus; eliminare il principio di “responsabilità in solido” degli acquirenti dei crediti d’imposta corrispondenti ai bonus con i fornitori che effettuano lo “sconto in fattura”; eliminare il rispetto dei criteri ambientali minimi (cd. CAM) per i materiali utilizzati nei lavori agevolati con l’Ecobonus al 110%, trattandosi, per lo più, di prodotti costosi e di difficile reperibilità, la cui obbligatorietà rischia di rallentare i lavori e di incrementarne i costi di realizzo; prevedere l’uso di prezzari riconosciuti dal Ministero dello sviluppo economico per l’asseverazione della congruità delle spese sostenute; completare l’indicazione delle superfici opache che costituiscono l’involucro dell’edificio su cui eseguire gli interventi, includendo quelle inclinate; specificare le motivazioni alla base della impossibilità del doppio passaggio di classe energetica.

 

Il Vice Presidente ha, inoltre, rilevato che complessivamente, il DL Rilancio appare positivo per la misura relativa al superbonus al 110% e per molte delle altre misure di contenimento degli effetti della crisi che contiene mentre appare molto deludente per quello che non contiene.

Non si può infatti parlare di vero rilancio dell’economia senza misure concrete per sostenere gli investimenti pubblici e per sostenere le imprese che devono realizzarli.

Sarebbe invece necessario attuare un vero e proprio Piano Marshall, che consenta di accelerare la realizzazione di tutti gli investimenti, superando la zavorra della burocrazia e, più in generale, tutte le difficoltà che rallentano l’effettivo utilizzo delle risorse destinate agli investimenti nel nostro Paese. Il Piano proposto dall’Ance prevede:

  • L’avvio di un “Piano Italia”, un grande piano di investimenti territoriali, veloce nell’attuazione (con burocrazia zero: erogazione immediata, obbligo di rapido avvio dei lavori e procedure “a monte” della gara ultra semplificate) e orientato alla sostenibilità ambientale e sociale, attraverso la creazione di un mega fondo che permetta l’utilizzo immediato di 39 miliardi di euro di risorse già stanziate dalle ultime leggi di bilancio ma, ancora oggi, inutilizzate e frammentate in molti programmi.
  • L’utilizzo immediato di 3 miliardi di euro destinati alla progettazione di opere da parte degli enti pubblici, già stanziati dalle leggi di bilancio, in modo da incrementare la platea di progetti che potranno essere velocemente posti a base di gara.
  • Lo sblocco dei Contratti di Programma Anas e Rfi che sono incagliati da due anni e mezzo con circa 28 miliardi di euro destinati in particolare alla manutenzione stradale e ferroviaria.

 

Ha, altresì, sottolineato come servano misure per evitare che il Paese finisca in un’irreversibile emergenza economica, capace di comprometterne definitivamente il tessuto produttivo ed, in particolare, il settore delle costruzioni, già stremato da una crisi economica che si protrae da oltre un decennio.

A tal fine, è fondamentale chiarire che l’emergenza sanitaria in atto e i conseguenti provvedimenti adottati dal Governo costituiscono una fattispecie di forza maggiore / factum principis.

E’ necessario adottare una serie di misure per consentire la continuità nei lavori pubblici, tenuto conto dell’oggettivo stato di difficoltà operativo in cui versano sia le pubbliche amministrazioni che gli operatori economici, in ragione delle misure “anticontagio” adottate.

L’obiettivo è quello di far fronte alla crisi economica e di liquidità che si sta generando, prevedendo, per i lavori pubblici in corso di esecuzione delle norme in deroga al Codice dei Contratti, e “a tempo”, ossia valide per i lavori in corso e/o da affidare – fino al 31 dicembre 2021.

In tale ottica, occorre anzitutto prevedere un primo stato di avanzamento “emergenziale, seguito dal SAL mensili; consentendo alle imprese di ricevere pagamenti secondo scadenze ravvicinate, non oltre i 15 giorni dai predetti SAL.

Per i lavori, pubblici e privati, in corso di esecuzione e nell’ottica di evitare il collasso delle imprese di costruzioni, occorre poi prevedere il pagamento dei maggiori oneri, diretti e indiretti, connessi all’emergenza sanitaria relativa alla diffusione del virus COVID-19, ivi inclusi quelli riconducibili all’adesione ai protocolli sanitari siglati in funzione anticontagio, oltreché un’adeguata proroga del termine di ultimazione dei lavori.

 

In materia di rigenerazione urbana, il Vice Presidente Girardi ha rilevato come quadro normativo, andrebbe completato con misure aggiuntive, dirette a massimizzare l’operatività degli incentivi legati all’acquisto di fabbricati “energetici” ed antisismici. Ciò incidendo sull’attuale “sismabonus acquisti” (che dovrebbe essere esteso anche ai fabbricati ristrutturati in chiave antisismica, senza demolizione) e sull’incentivo all’acquisto dei fabbricati energetici, in vigore sino al 2017 e i cui termini di applicabilità andrebbero riaperti sino al 2023.

 

In tema di versamenti fiscali, ha evidenziato la necessità di ripensare il meccanismo di verifica del versamento delle ritenute negli appalti e subappalti, adempimento del tutto ingestibile soprattutto in questo periodo di primo riavvio dei processi produttivi.

Ha, inoltre, ribadito come l’ANCE ritenga essenziale confermare che dal prossimo 1 luglio 2020 cesserà lo split payment che per il comparto dei lavori pubblici ha inciso pesantemente sulla liquidità delle imprese e che appare del tutto inutile da quando è entrata a regime la fatturazione elettronica.

 

Si è, poi, espresso favorevolmente sulle misure contenute nel DL Rilancio per la ricapitalizzazione delle imprese. Dopo le misure emergenziali del Dl Cura Italia, finalizzate a salvaguardare la liquidità delle imprese attraverso la moratoria a vasto spettro sui prestiti, e il sistema di garanzie pubbliche varate con il Dl Liquidità, vengono introdotte misure finalizzate ad aumentare il patrimonio delle aziende, anche attraverso crediti d’imposta.

 

In merito alla politica di coesione, ha sottolineato la necessità che le risorse possano finanziare, oltre alle misure emergenziali di tenuta sociale, anche le misure per la ripartenza dei cantieri (ulteriori costi determinati dall’emergenza Covid-19), il riavvio delle infrastrutture bloccate e nuovi programmi di opere immediatamente cantierabili, con procedure simili a quelle proposte dall’Ance per il cosiddetto “Piano Italia”.

 

Ha, inoltre, espresso apprezzamento per la creazione del Fondo di liquidità da 12 miliardi di euro, per il pagamento dei debiti commerciali certi, liquidi ed esigibili di regioni, province autonome, enti locali ed enti del Servizio sanitario nazionale. La norma offre una prima risposta ad un problema, di dimensioni ben superiori allo stanziamento previsto dal decreto, che rappresenta una forte criticità per le imprese di costruzioni che operano nei lavori pubblici. Basti considerare che solo il settore delle costruzioni vanta nei confronti della PA pagamenti arretrati per lavori regolarmente eseguiti per circa 6 miliardi di euro.

 

Il Vice Presidente è passato quindi ad illustrare le singole misure del provvedimento nonché le specifiche proposte dell’ANCE attinenti la fiscalità in edilizia; la riorganizzazione aziendale; gli appalti pubblici; l’edilizia privata; il lavoro.

 

 

In allegato il Documento con il dettaglio delle osservazioni e proposte dell’ANCE consegnato agli atti della Commissione

Si veda precedente del 28 maggio u.s.

40324-Documento Ance.pdfApri

40324-agenzie audizione Ance dl rilancio.pdfApri
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