
Nel corso della seduta di mercoledì 18 febbraio della Commissione Ambiente della Camera, il sottosegretario per le infrastrutture Ferrante ha risposto all’interrogazione a risposta immediata 5-05059, a prima firma dell’On. Santillo, M5S, relativa alla definizione e all’attuazione del «Piano Casa Italia».
L’atto esordisce descrivendo le dimensioni dell’emergenza abitativa italiana, che avrebbe assunto i “contorni di una vera e propria crisi sociale“. L’interrogante fa riferimento al “Piano Casa Italia”, annunciato dal Governo, introdotto con la legge di bilancio 2025 e integrato da ulteriori 310 milioni con l’ultima legge di bilancio 2026-2028.
L’On. Santillo menziona, inoltre, le ultime dichiarazioni in materia: l’obiettivo del Governo sarebbe la realizzazione di 100 mila case nuove a prezzi calmierati nei prossimi 10 anni e la ristrutturazione di 600.000 appartamenti. Inoltre, il 6 febbraio 2026 è stato convocato un tavolo tecnico per l’avvio della fase operativa della strategia pubblico/privata.
Si sottolinea quindi una forte preoccupazione per “il potenziale sbilanciamento della regia delle politiche abitative verso il mercato immobiliare e la finanza privata, con il rischio che ingenti risorse – inclusi gli annunciati 3,2 miliardi previsti dal Fondo sociale per il clima e i 2,9 miliardi della politica di coesione (2021-2027) – vengano destinati a operazioni speculative piuttosto che al potenziamento strutturale dell’edilizia pubblica e sociale“.
Ciò premesso, si domanda quale sia l’attuale stato di definizione del «Piano Casa Italia» con l’indicazione dei tempi certi di adozione dei decreti attuativi e di quanti alloggi verranno completati ogni singolo anno di operatività del Piano.
Il sottosegretario Ferrante, nella sua risposta, ha assicurato che il Governo sta completando il lavoro di predisposizione del relativo impianto programmatorio. In tale contesto, un passaggio fondamentale è stato segnato dalla legge 30 dicembre 2025, n. 199 che ha ricondotto in un quadro unitario le risorse già stanziate con le precedenti leggi di bilancio, quantificando in 970 milioni di euro la dotazione attualmente disponibile per le finalità del Piano.
Ha inoltre annunciato che lo schema di DPCM necessario all’avvio operativo del Piano è in fase avanzata di predisposizione presso gli uffici tecnici competenti. Inoltre, starebbe proseguendo la messa a terra dei programmi già finanziati, tra cui il PINQuA del PNRR, che consente la riqualificazione di 10.000 alloggi pubblici, e il programma «Sicuro, verde e sociale» del PNC che si propone di riqualificare complessivamente 27.371 alloggi entro dicembre 2026. Inoltre, il Ministero starebbe valutando l’utilizzo di risorse PNRR – orientativamente quantificate in 1 miliardo di euro – per la ristrutturazione di circa 60.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica attualmente non fruibili per carenza di manutenzione. In tale contesto, una delle prime azioni riguarda la riforma delle Aziende Casa, che dovranno diventare strutture più autonome e operative, in grado di collaborare anche con il Terzo Settore.
Ferrante ha tracciato gli elementi caratteristici del Piano Casa, il quale promuove nuovi modelli abitativi, come co-housing, senior housing, mixité e soluzioni intergenerazionali, pensati per adattarsi ai cambiamenti sociali e alle esigenze emergenti. Ulteriore passaggio di interesse, nella sua risposta, attiene alla spinta ai partenariati pubblico-privati, al fine di superare l’idea che l’edilizia sociale debba poggiare esclusivamente sulla spesa pubblica. Le risorse statali diventano così uno strumento per attrarre investimenti aggiuntivi e ampliare la capacità di intervento. A questo si aggiunge l’introduzione di formule di housing con riscatto progressivo, rivolte soprattutto alla cosiddetta «fascia grigia»: famiglie e giovani che non riescono ad accedere a un mutuo ma non rientrano nei criteri dell’edilizia popolare.
Infine, il sottosegretario ha ricordato il Fondo stabile, con una dotazione di 20 milioni di euro all’anno a partire dal 2026, destinato ai genitori separati che non hanno la casa familiare ma hanno figli a carico. La capacità di intervento sarebbe destinata a consolidarsi progressivamente, con una fase iniziale dedicata soprattutto all’impostazione operativa e all’organizzazione dei processi, seguita da un ampliamento delle attività volta a raggiungere livelli produttivi significativi, fino a diverse migliaia di alloggi all’anno tra nuove realizzazioni e interventi di recupero.
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