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Audizioni e proposte, Governo e Parlamento

Roma Capitale, Ance: “Poteri chiari, risorse stabili e una regia unica per accelerare gli investimenti”

30 Ottobre 2026
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Una riforma che riconosca a Roma poteri adeguati, ma che soprattutto assicuri risorse finanziarie strutturali, chiarezza delle competenze e una capacità amministrativa all’altezza delle nuove responsabilità. È questa la posizione espressa dall’Ance nel corso dell’audizione presso la Commissione Affari costituzionali del Senato sul progetto di riforma di Roma Capitale. A rappresentare l’Associazione, in sostituzione del presidente nazionale Antonio Ciucci, è stata Francesca De Sanctis, presidente di Ance Roma – Acer. A lei il compito di illustrare le proposte dei costruttori per rendere effettiva l’autonomia della Capitale e trasformarla in una concreta opportunità di sviluppo.

«Roma non ha bisogno di poteri sulla carta, ma di strumenti per decidere e risorse economiche e umane per mettere in atto gli investimenti», ha sottolineato De Sanctis, evidenziando la necessità che il riconoscimento costituzionale della specialità della Capitale sia accompagnato da condizioni operative e finanziarie adeguate.

L’Ance accoglie positivamente l’attribuzione a Roma Capitale di potestà legislative in materie strategiche come il governo del territorio, la valorizzazione dei beni culturali e ambientali, il trasporto pubblico locale, il turismo, l’edilizia residenziale pubblica e l’organizzazione amministrativa. Ambiti che incidono direttamente sulla capacità della città di programmare e realizzare le proprie trasformazioni.

Dal modello Giubileo una lezione da rendere strutturale

Tra le esperienze da cui partire, l’Associazione indica il modello sperimentato con il Giubileo e con gli interventi del Pnrr. «In presenza di risorse definite, scadenze chiare, una regia istituzionale riconoscibile e poteri adeguati attribuiti al Sindaco, la città è riuscita ad accelerare i processi decisionali, coordinarsi con amministrazioni diverse e altri enti, trasformando così la programmazione in opere e cantieri».

Per l’Ance, si tratta di un’esperienza positiva da consolidare e trasferire nell’ordinamento: «Proponiamo di trasferire nell’ordinamento ciò che di positivo abbiamo sperimentato». Un modello fondato sulla convergenza istituzionale, sulla disponibilità di finanziamenti e sulla capacità di coordinare i diversi soggetti coinvolti, che dovrebbe diventare un riferimento anche per la gestione degli investimenti futuri.

Programmazione, progettazione e rafforzamento della macchina amministrativa

Il primo nodo da affrontare riguarda la programmazione. Secondo l’Associazione, risorse finanziarie certe e maggiori poteri devono rappresentare la base per una pianificazione stabile ed efficace, in grado di ridurre i tempi di realizzazione delle opere pubbliche. A confermare la portata del problema sono i dati del Rapporto Nuvec sui tempi di attuazione degli investimenti pubblici: la durata media è di 4,4 anni, ma sale progressivamente con l’importo degli interventi, passando da meno di tre anni per le opere più piccole fino a 15,7 anni per quelle superiori a 100 milioni di euro.

«Il vero nodo spesso si colloca prima della gara», ha osservato De Sanctis, richiamando le criticità che interessano l’identificazione dell’investimento, la programmazione, la progettazione e l’acquisizione di pareri e autorizzazioni.

Per questo, programmare deve significare seguire l’intero ciclo dell’investimento, dalla decisione iniziale fino alla messa in esercizio. Occorre poter contare su «progetti maturi, risorse certe, strutture tecniche adeguate, una regia amministrativa capace di superare i tempi di attesa e un presidio effettivo della fase esecutiva».

Un obiettivo che richiede anche un investimento sulle capacità dell’amministrazione capitolina. L’attribuzione di nuove competenze dovrà infatti accompagnarsi al rafforzamento della macchina amministrativa, attraverso personale adeguato, un’organizzazione efficiente e una maggiore capacità operativa. «La riforma deve quindi investire anche sulle persone, sull’organizzazione e sulla capacità operativa dell’Ente», ha precisato la presidente di Ance Roma – Acer.

Competenze chiare per evitare sovrapposizioni e rallentamenti

Un secondo aspetto centrale riguarda il riordino delle competenze. Il nuovo assetto istituzionale dovrà evitare che la sovrapposizione tra Stato, Regione Lazio, Città metropolitana, Roma Capitale e Municipi generi nuovi conflitti e ulteriori ritardi. «La riforma deve semplificare, non aggiungere un altro livello decisionale», ha affermato De Sanctis. Per le imprese e per chi investe, infatti, è fondamentale sapere con chiarezza «chi decide, entro quali tempi e con quale responsabilità».

L’attribuzione di potestà legislative a Roma Capitale dovrà quindi essere accompagnata da un riordino coerente delle funzioni amministrative e da una disciplina attenta dei rapporti tra la legislazione regionale e quella futura della Capitale.

In particolare, il testo prevede che le leggi della Regione Lazio continuino ad applicarsi fino all’esercizio delle nuove competenze legislative da parte di Roma Capitale. Un passaggio che, secondo l’Ance, dovrà essere regolato con precisione per evitare vuoti normativi, contenziosi e interpretazioni contrastanti.

«Su materie come il governo del territorio, ogni incertezza si traduce in immobilismo». E i costi di questa situazione ricadono direttamente sullo sviluppo della città: si bloccano gli investimenti, diventa più difficile rispondere alla domanda abitativa, rallenta il recupero delle aree degradate e si riduce la competitività del territorio.

Autonomia finanziaria e fondo strutturale per la Capitale

Il terzo pilastro della proposta associativa riguarda le risorse. «Non può esistere autonomia reale senza autonomia finanziaria», ha rimarcato De Sanctis, chiedendo che alle nuove funzioni attribuite a Roma corrispondano risorse certe, strutturali e proporzionate alle responsabilità da esercitare.

La presidente ha ricordato come la Capitale sostenga costi che non dipendono soltanto dalle esigenze dei residenti, ma anche dalla presenza delle istituzioni nazionali, dalle necessità di sicurezza, dai grandi eventi, dai flussi turistici, dalla tutela di un patrimonio culturale di rilevanza mondiale e dal ruolo di rappresentanza internazionale del Paese. «Questi costi non possono gravare esclusivamente sulla fiscalità locale». Da qui la richiesta di prevedere una compartecipazione strutturale dello Stato al finanziamento delle funzioni della Capitale, attraverso meccanismi stabili, non affidati ogni anno alla negoziazione politica o alle singole leggi di bilancio.

Nel dettaglio, l’Ance chiede che alla riforma costituzionale facciano seguito una dotazione finanziaria strutturale, una dotazione organica di personale adeguata alle nuove competenze, una programmazione pluriennale delle risorse e la continuità dei finanziamenti destinati alle infrastrutture e alla rigenerazione urbana.

La stabilità finanziaria dovrà inoltre essere accompagnata da una rendicontazione trasparente dei risultati. «Non significa chiedere risorse senza controllo, ma mettere Roma nella condizione di assumere impegni, programmare gli interventi e rispondere dei risultati».

L’Associazione sollecita anche un intervento immediato, senza attendere il completamento dell’iter costituzionale e dei successivi provvedimenti attuativi. In questa fase transitoria, ritiene infatti necessario prevedere risorse finanziarie aggiuntive per Roma Capitale, indispensabili per garantire la continuità degli investimenti e affrontare le urgenze più rilevanti.

L’attuazione della riforma deve partire subito

Per l’Ance, infine, è fondamentale che la riforma non si fermi al riconoscimento costituzionale, ma sia accompagnata fin da subito dalla definizione degli strumenti necessari alla sua attuazione. L’iter previsto dall’articolo 138 della Costituzione richiederà tempi e maggioranze impegnativi. Successivamente sarà necessario intervenire con una disciplina statale sull’ordinamento della Capitale, sull’autonomia finanziaria e sul decentramento. Per questo, secondo l’Associazione, occorre lavorare già ora ai contenuti della legislazione attuativa, che rappresenterà il vero banco di prova della riforma.

«Roma ha bisogno di una visione, ma ha soprattutto bisogno della capacità di attuarla», ha osservato De Sanctis, ribadendo la disponibilità del settore delle costruzioni a contribuire alla trasformazione della città con competenze, capacità realizzativa, innovazione e investimenti. Una partecipazione che, tuttavia, presuppone un quadro pubblico credibile e stabile: «Il mercato può accompagnare la trasformazione della città soltanto se esiste un quadro pubblico credibile, stabile e coerente».

L’obiettivo, ha concluso la presidente di Ance Roma – Acer, è dare alla Capitale poteri adeguati, risorse stabili e una reale capacità di programmazione. Una riforma che non rappresenta una richiesta di trattamento privilegiato, ma un investimento nell’efficienza e nella credibilità dell’intero Paese. Da qui l’auspicio per una rapida approvazione, sostenuta dalla più ampia convergenza tra le forze politiche.

 

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Tel. 06 84567 417 / 464
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