[Il Sole 24 Ore – 21/02/2015 – di Alessandro Arona]
Arrivano dal Cipe, nella seduta di ieri, i 600 milioni di euro necessari a finanziare il programma stralcio anti-dissesto idrogeologico per le grandi aree urbane (Roma, Genova, Milano, Venezia, Firenze, Napoli, Torino, Reggio Calabria, Palermo, Bari, Catania, Messina, Cagliari). Le risorse arrivano in gran parte dal Fondo sviluppo e coesione (Fsc) 2014-2020, e aggiungendosi ai 110 milioni già messi a disposizione dal decreto Sblocca Italia (D1133/2014) portano la dote complessiva per il piano stralcio a 700 milioni.
Tale cifra sarà assegnata in realtà solo per 600 milioni alle opere (dovrebbero essere 156 interventi) mentre gli altri 100 milioni sono per un nuovo fondo progettazioni. Il piano stralcio era stato annunciato nel novembre scorso per 700 milioni di euro, ma l`esame da parte dell`Unità di missione delle richieste presentate dalle Regioni il 4 dicembre scorso per elaborare il piano settennale di difesa del suolo (da circa 7 miliardi di euro) ha evidenziato forti ritardi nella progettazione (su richieste per 16.357 milioni di euro, progetti esecutivi solo per 875 milioni). Da qui la scelta di assegnare 100 milioni al fondo, che servirà appunto a finanziare la progettazione delle opere o a far avanzare quella esistente.
Matteo Renzi ha firmato anche il Dpcm che fissa i criteri per la selezione degli interventi a cui assegnare le risorse. Il Cipe ha stabilito un termine (orientativo) di 45 giorni per arrivare al successivo Dpcm di assegnazione effettiva delle risorse . Nel Dpcm ci saranno in realtà due liste: una da 600 milioni, di opere sicuramente finanziate, e una seconda da circa 400 di interventi pronti a partire, e che partiranno effettivamente se – come spera il governo – nel collegato ambientale in approvazione in Parlamento saranno confermati i 400 milioni a questo scopo destinati.
«I primi 700 milioni stanziati dal Cipe – spiega il governo -sono parte di un piano stralcio da 1,1 miliardi di euro per la riduzione del rischio idrogeologico nelle aree urbane e si inserisce, a sua volta, nel più ampio piano nazionale 2015-2020, composto da un lungo elenco di circa 7mila opere per un fabbisogno stimato per 20,5 miliardi, il 90% delle quali ancora da progettare o con progetti ancora molto lontani dal cantiere, che verrà finanziato con il Fsc 2014-20, fondi regionali ed europei. Interventi strutturali come canali scolmatori o casse di espansione accanto a opere di rinaturalizzazione come quelle dei “contratti di fiume”».