Le Commissioni Industria del Senato e Attività Produttive della Camera dei Deputati hanno reso, come previsto dall’art. 10 della L. 124/2015 (c.d. “Legge Madia”), il secondo parere al Governo, sullo Schema di decreto legislativo recante “Riordino delle funzioni e del finanziamento delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura”, (Atto n. 327-bis, Relatori l’On. Luigi Taranto e il Sen. Salvatore Tomaselli, entrambi del Gruppo parlamentare PD).
Il provvedimento, dopo l’espressione del primo parere parlamentare (le Commissioni di Camera e Senato hanno reso due pareri analoghi con condizioni ed osservazioni, si vedano, al riguardo, le Sintesi n.43/C e n.43/S), è stato approvato dal Consiglio dei Ministri del 9 novembre u.s., in secondo esame preliminare. La legge delega ha, infatti, previsto un parere del Parlamento c.d. “rinforzato”, per cui laddove il Governo non si conformi alle indicazioni del Parlamento, dovrà trasmettere nuovamente il testo alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, (corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione) per il secondo parere, da rendersi entro 10 giorni.
I pareri analoghi resi dalle Commissioni parlamentari contengono una condizione volta a sollecitare il Governo a recepire nello schema di decreto le condizioni già previste nei primi pareri approvati, con specifico riguardo, ad alcuni aspetti.
Al riguardo, in particolare, viene rilevata la necessità che:
– “sulla scorta della condizione di cui alla lettera a) del suddetto parere, vi sia una attenta ponderazione della misura del contributo camerale, il cui eccessivo contenimento non può condurre a sacrificare importanti funzioni svolte dalle camere sul territorio”.
La condizione, cui si fa riferimento, sollecitava il Governo a rivedere l’abrogazione della possibilità per le Camere di commercio, sentite le associazioni di categoria maggiormente rappresentative, di aumentare per gli esercizi di riferimento la misura del diritto annuale fino a un massimo del 20%, per il cofinanziamento di specifici progetti aventi per scopo l’aumento della produzione e il miglioramento delle condizioni economiche della circoscrizione territoriale di competenza.
– “sulla scorta della condizione di cui alla lettera b) del suddetto parere, vi sia un meccanismo di compensazione delle misure di contenimento delle spese operate dalle camere, tale da garantirne la sostenibilità per il sistema”.
La condizione, cui si fa riferimento, chiedeva al Governo di esonerare gli enti del sistema camerale dal versamento al bilancio dello Stato dei risparmi conseguiti in ragione delle vigenti disposizioni di legge per il contenimento della spesa concernenti i soggetti inclusi nell’elenco ISTAT delle pubbliche amministrazioni, finalizzando l’impiego di detti risparmi all’esercizio.
Lo Schema è stato, quindi, approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 24 novembre scorso.