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Tra le tematiche sottoposte al Governo: attuazione legge Madia; dissesto idrogeologico e bacini idrografici; infrazioni UE discariche di rifiuti; banda larga; recupero del verde urbano; emergenza abitativa –piano recupero immobiliare;DURC; agibilità edifici scolastici post sisma 2016; fiscalità ambientale; bonifiche; concessioni di cava.

Archivio, Governo e Parlamento

Atti di indirizzo e controllo n. 8/2017: interrogazioni, interpellanze, mozioni

28 Febbraio 2017
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Sono stati discussi alla Camera dei Deputati, tra gli altri, i seguenti Atti di indirizzo e controllo:
 
CAMERA DEI DEPUTATI
ATTO e PRIMA FIRMA
OGGETTO
IMPEGNI / RICHIESTE AL GOVERNO
RISPOSTA DEL GOVERNO
3-02790
Interrogazione a risposta orale
 
W. Rizzetto, FdI-AN
 
Attuazione L. 124/2015 -Legge Madia
(sentenza Corte Costituzionale del 25 novembre 2016)
Quali iniziative si intendano adottare a seguito della pronuncia di illegittimità emessa dalla Corte costituzionale in relazione a specifiche disposizioni della legge n. 124 del 2015.
Evidenziato, tra l’altro, che:
-la sentenza della Corte costituzionale del 25 novembre 2016 ha ritenuto non idoneo l’iter di adozione di alcune disposizioni della legge n.124 del 2015 nella parte in cui prevedono che i decreti legislativi attuativi siano adottati previa acquisizione del parere reso in sede di Conferenza Unificata, anziché previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni ovvero in sede di Conferenza Unificata, a seconda, ovviamente, della materia.
–nel sancire, comunque, la piena efficacia dei decreti legislativi già emanati e in vigore, la Corte si è riservata di verificare come il Governo intenda sanare il suddetto vizio procedimentale per dare certezza al quadro normativo attraverso lo strumento del correttivo previsto dalla stessa legge di delega;
-secondo il parere sugli adempimenti da compiere chiesto al Consiglio di Stato, (n. 83 del 17 gennaio 2017), il percorso più ragionevole e compatibile con l’impianto della sentenza «sembra essere quello che il Governo adotti decreti correttivi che intervengano direttamente sui decreti legislativi e che si risolvano nell’applicazione della disciplina della delega, come modificata dalla Corte costituzionale, al processo di riforma in corso»;
– Venerdì 17 febbraio scorso il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare i decreti correttivi sul licenziamento disciplinare e sulle società a partecipazione pubblica, e quanto prima procederà all’esame del decreto correttivo in materia di dirigenza sanitaria.
I provvedimenti correttivi già approvati, nel confermare gli obiettivi principali perseguiti
con il decreto originario, prevedono l’intesa in Conferenza in luogo del parere e introducono alcune norme migliorative.
 
Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Angelo Rughetti
4-13826
Interrogazione a risposta scritta
 
F. Daga, M5S
Dissesto idrogeologico e bacini idrografici
 
Considerato che la L. 221/2015 (cd Collegato ambientale), contiene norme che riguardano l’organizzazione e la governance della prevenzione del rischio idrogeologico prevedendo (art. 51 del Collegato) la riorganizzazione dei distretti idrografici in materia di difesa del suolo e  che a tal fine vengono modificati diversi articoli del codice dell’ambiente (Dlgs 152/2006), che viene predisposto il passaggio dall’attuale situazione, caratterizzata dalla presenza di 39-41 autorità di bacino nazionali, interregionali e regionali, all’assetto distrettuale, programmando l’istituzione di un’autorità di bacino distrettuale per gli otto distretti idrografici responsabili della redazione dei piani di gestione, viene chiesto:
– quale sia la situazione attuale del riordino della governance relativa alla prevenzione del rischio idrogeologico introdotta dal Collegato ambientale;
– se i decreti che definiscono i criteri e le modalità per l’attuazione delle autorità di bacino (art. 63 del Dlgs 125/2006) siano stati emanati, quali e quanti segretari generali siano stati nominati, se tutte le autorità di bacino abbiano provveduto a redigere i piani di gestione e i piani di bacino distrettuale, se tutte le regioni abbiano redatto i piani di tutela per il proprio territorio.
 
 
Evidenziato, tra l’altro, che:
– durante l’elaborazione dello schema di DM con cui sono disciplinati l’attribuzione e il trasferimento alle autorità distrettuali del personale e delle risorse strumentali e finanziarie delle autorità di bacino (GU 239, del 12 ottobre 2016) si sono svolti incontri con le Regioni e le autorità di bacino ricadenti nei vari distretti idrografici, per illustrare le linee generali della riforma, comprendere le specificità e le eventuali problematiche di ciascun distretto, ed impostare l’attività di ricognizione, prevista dal decreto ministeriale e funzionale alla definizione dei contenuti del DPCM che trasferirà il personale e le risorse strumentali e finanziarie;
–tutti gli 8 piani di gestione dei distretti idrografici in cui è ripartito il territorio nazionale (distretto del fiume Po delle alpi orientali, dell’Appennino settentrionale, del fiume Serchio, dell’Appennino centrale, dell’Appennino meridionale, della Sardegna e della Sicilia) sono stati definitivamente approvati in Consiglio dei ministri lo scorso 27 ottobre;
– la necessità per le Regioni di aggiornare le informazioni necessarie alla redazione dei piani di gestione e la previsione di un aggiornamento dei piani di tutela successivamente all’approvazione dei piani di gestione, secondo le disposizioni della L 221/2015, che, all’art.51, ha posticipato al 31 dicembre 2016 l’aggiornamento dei piani regionali di tutela per rendere tale data coerente con l’approvazione dei piani di gestione.

Il Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare: Gian Luca Galletti.

 
4-08858
Interrogazione a risposta scritta
 
F. D’Inca, M5S
MOSE
 
Considerate le criticità legate al funzionamento del sistema di dighe mobili (Mose) viene chiesto:
– se non si ritenga opportuno sottoporre a revisione il progetto complessivo del MoSE sul piano prima funzionale e poi tecnico, prima di procedere ulteriormente con il completamento dell’opera, anche in modo da comprendere dove la corruzione è intervenuta per far avanzare le decisioni e i finanziamenti di un’opera che non ha mai avuto un progetto esecutivo unitario;
– chi abbia la responsabilità scientifica di non aver dato seguito alla valutazione di impatto ambientale negativa del 1998 e quali siano implicazioni future della intrusione irreversibile rappresentata dall’affondamento degli enormi cassoni di cemento attraverso i canali di porto e a profondità definite per sempre.
Evidenziato, tra l’altro, che:
– il Provveditorato interregionale fa presente che la scelta progettuale delle barriere mobili costituisce garanzia di mantenimento dell’attuale equilibrio idrodinamico e morfologico.
– a valle del completamento della posa dei cassoni di barriera del sistema Mose, è prevista la continuazione del monitoraggio periodico dell’assetto topografico degli stessi, nell’ambito delle relative attività di manutenzione;
– durante i lavori di completamento delle barriere, tale monitoraggio è eseguito – a carico dell’impresa – da topografi con stazioni totali di alta precisione, utilizzando capisaldi esterni ed interni alla barriera, con il supporto di dati rilevati da appositi sensori previsti nei rispettivi progetti esecutivi; 
– dopo gli interventi di posa e completamento cassoni le attività di monitoraggio, controllo e validazione dati dovranno rientrare nelle competenze del soggetto gestore;
– ad ogni monitoraggio topografico segue la fase di verifica dei risultati delle misure ottenute con quelle rilevate in continuo dai sensori;
– l’attività di verifica, monitoraggio e controllo del «comportamento del sistema» sarà estesa alle bocche di porto di Malamocco e Chioggia ad ultimazione della posa delle paratoie;
– le operazioni, sulle quali il Provveditorato interregionale opera la propria attività istituzionale di alta sorveglianza, troveranno conclusione entro il mese di dicembre 2017 con la redazione dei rapporti finali. 
 
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Graziano Delrio.
 
4-13970
Interrogazione a risposta scritta
 
F. Daga, M5S
Emergenza abitativa –piano recupero immobiliare
 
 
Considerato che:
– il DL 47/ 2014 convertito dalla L 80/2014 all’art.1 prevede il finanziamento di due fondi, tra cui in particolare quello nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, istituito dalla L 431/1998;
– l’art. 10 del decreto introduce misure volte a favorire la riduzione del disagio abitativo attraverso l’aumento dell’offerta di alloggi sociali in locazione;
– l’art. 4 del DL 47/ 2014 prevede l’approvazione di un decreto attuativo volto a promuovere un programma di recupero di immobili e alloggi di edilizia residenziale pubblica;
– l’art. 14, del cosiddetto decreto-legge «giubileo», recante «Interventi in materia di edilizia residenziale pubblica», prevede: «Al fine di incentivare il programma di recupero di immobili e alloggi di edilizia residenziale pubblica anche per prevenire fenomeni di occupazione abusiva, è autorizzata la spesa di 25 milioni di euro per l’anno 2015 da ripartire sulla base del programma redatto ai sensi dell’art. 4 del DL47/ 2014;
-all’inizio del dicembre 2015, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha provveduto a mettere a disposizione dei bilanci regionali le prime risorse finanziarie limitatamente agli interventi di lieve entità per le annualità 2014-2015 con importo complessivo di 25 milioni di euro”, viene chiesto di:
 
– fornire i dati sullo stato di attuazione dell’intero provvedimento e, in particolare, relativamente allo stato di attuazione del programma di recupero previsto dall’articolo 4 del decreto-legge n. 47 del 2014.
 
 
Evidenziato tra l’altro che:
-Per quanto concerne l’articolo 10 del DL 47 del 2014 (convertito dalla L.80 del 2014) solo alcune regioni hanno comunicato di aver dato attuazione alle disposizioni ivi previste e per quanto riguarda poi gli adempimenti comunali attivati per il recepimento delle normative regionali il Ministero non possiede dati puntuali essendo la materia esclusivamente di competenza locale;
– in merito all’attuazione del programma di recupero di immobili e di alloggi di edilizia residenziale pubblica (art. 4 DL 47/ 2014) che ha un valore complessivo di 492,9 milioni (inizialmente 467,9 milioni ai quali si sono aggiunti 25 milioni del DL 185/2015) si possono mettere in campo interventi strutturali che possono ridurre fortemente il disagio abitativo anche per quanta concerne gli sfratti;
– Il programma di recupero e razionalizzazione degli immobili di proprietà di comuni e degli ex Iacp renderà disponibili complessivamente circa 26.000 alloggi di cui circa 5.800 in tempi brevi;
– ad oggi le risorse, complessivamente erogate in relazione alla linea a), – lavori di lieve entità – ammontano ad euro 47.406.553,47 compresa l’anticipazione dell’annualità 2017 resa possibile utilizzando le risorse provenienti dal DL 185/2014.
– per gli interventi più impegnativi (ripristino e manutenzione straordinaria – linea b) che dovranno essere avviati entro 12 mesi dall’assegnazione del finanziamento e presumibilmente entro il 2017 le risorse trasferite alle regioni ammontano a oltre 189 milioni;
– la rendicontazione in tempo reale del programma di recupero, è consultabile sul sito web del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti direttamente accessibile dalla home page dove compare il contatore dalla linea A.
 
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio
 
Sono stati presentati alla Camera dei Deputati, tra gli altri, i seguenti Atti di indirizzo e controllo:
 
CAMERA DEI DEPUTATI
ATTO e PRIMA FIRMA
OGGETTO
IMPEGNI/RICHIESTE AL GOVERNO
1-01512
Mozione
 
F. Alberti, M5S
Finanziamenti OO PP della legge obiettivo
 
 
 
Assumere iniziative normative al fine di escludere la possibilità di realizzare opere pubbliche mediante lotti costruttivi, abrogando tutte le disposizioni di legge che prevedono il finanziamento delle opere pubbliche per «lotti costruttivi» di cui all’art.2, commi 232, 233 e 234, della L. 191/2009 (stabilità 2010), e all’art.1, comma 76, L.147/2013 (stabilità 2014).
2-01668
Interpellanza urgente
 
C. Mannino, M5S
Procedure europee infrazione discariche di rifiuti
 
 
Considerato che:
– nel 2007, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha dichiarato con sentenza che l’Italia è venuta meno, in modo generale e persistente, agli obblighi relativi alla gestione dei rifiuti stabiliti dalle direttive relative ai rifiuti, ai rifiuti pericolosi e alle discariche di rifiuti;
– nella sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 2 dicembre 2014, la Corte ha concluso che l’Italia non ha adottato tutte le misure necessarie a dare esecuzione alla sentenza del 2007 e ha condannato l’Italia a pagare una somma forfettaria di 40 milioni di euro, e ha ritenuto opportuno infliggere una penalità decrescente, il cui importo è ridotto progressivamente in ragione del numero di siti che saranno messi a norma, conformemente alla sentenza;
– l’Italia ha pagato 40 milioni di euro come multa forfettaria e 39.800.000, 33.400.000, 27.800.000 euro come multe relative al primo, secondo e terzo semestre successivo alla sentenza;
– il 2 dicembre 2016 è scaduto il quarto semestre successivo alla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea in merito alla causa c-196/13, viene chiesto:
– quale sia l’ammontare della quarta multa semestrale relativa alla causa c-196/13 e quale sia il numero delle discariche ancora non conformi alla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 2 dicembre 2014.
 
4-15690
Interrogazione a risposta scritta
 
A. Prodani, Misto
Banda larga
 
Viene chiesto, nell’ottica del potenziamento degli effetti della «Strategia per la crescita digitale 2014-2020»:
– quali iniziative si intenda assumere per permettere all’Italia di trasformarsi in una società digitalizzata pienamente inclusiva, assicurando uno sviluppo omogeneo sul territorio e garantendo parità di accesso ai servizi da parte dei cittadini;
-se si intenda assumere le iniziative idonee a garantire la realizzazione delle reti a banda larga, attraverso la rimozione degli ostacoli legati in particolar modo ai tempi eccessivamente lunghi necessari al rilascio dei permessi da parte degli enti proprietari (comuni, province, Anas e Rete ferroviaria italiana) delle aree interessate dalla realizzazione delle nuove infrastrutture.
 
4-15698
Interrogazione a risposta scritta
 
S. Matarrese, CI
Calo bandi pubblici (citato l’ANCE)
 
 
 
Considerato, tra l’altro, che: 
– secondo le analisi condotte dall’Ance, nel 2016 i bandi pubblici in regione Puglia hanno fatto registrare un calo del 60 %. In particolare la regione pugliese si attesta a 1.092 bandi per un importo di 668 milioni di euro, con un calo del 36,2 per cento in termini di numero e del 60,5 per cento, di importo rispetto al 2015; 
– i dati analizzati disegnano un quadro che evidenzia un’ «Italia a due velocità» nella quale le principali regioni del Nord segnano una ripresa del comparto grazie alle performance positive di Toscana (+ 54,6 % il valore dei bandi rispetto al 2015), Veneto (+ 40 %), Emilia Romagna (+ 26,5 %) e Lombardia (+ 16,5 %), e quelle centro-meridionali che faticano ancora, in particolare Lazio (- 34,4 %), Campania (- 31,9 %) e Calabria (- 21,6 %), viene chiesto:
 
– quali iniziative di competenza si intenda adottare affinché sia possibile attuare gli investimenti programmati e invertire il trend di drastica riduzione dei bandi di gara rispetto a quanto programmato.
 
4-15680
Interrogazione a risposta scritta
 
M. G. Gadda, PD
Recupero del verde urbano
 
 
-Assumere iniziative per introdurre misure volte a favorire il recupero e l’incremento del verde urbano, in particolare promuovendo la « depavimentazione » della superficie impermeabilizzata e la piantumazione di alberi nei centri urbani e nelle vicinanze delle principali arterie di comunicazione urbane, prevedendo incentivi fiscali per i soggetti privati e risorse adeguate per gli enti locali.
 
5-10638
Interrogazione a risposta in Commissione
 
G. Rostellato, PD
DL Fiscalità – DURC
 
 
Considerato che:
– l’impresa che richiede l’accesso alla definizione agevolata delle cartelle esattoriali relative a contributi previdenziali, in base a quanto previsto dal DL 193/2016, risulta con documento unico di regolarità contributiva (Durc) irregolare fino a quando non paga la prima o unica rata prevista dal piano messo a punto con Equitalia, con la conseguenza che risulta pregiudicata la partecipazione a gare e appalti e a tutti gli adempimenti che richiedono un Durc in corso di validità; 
– che pertanto le aziende che hanno presentato l’istanza di «rottamazione», se pur ammesse all’agevolazione, saranno considerate prive della regolarità contributiva ai fini del rilascio del Durc e, quindi, si vedranno bloccare i pagamenti delle forniture dei propri servizi; 
– sarebbe auspicabile che l’azienda che ha presentato l’istanza venisse ritenuta «regolare» almeno fino alla prima scadenza prevista a luglio 2017 e che l’irregolarità eventualmente venisse registrata in caso di mancato versamento della prima rata o, in alternativa, che l’azienda potesse versare la prima rata a sua scelta dal momento della richiesta e fino al 31 luglio, in modo che, se in tale lasso di tempo avesse necessità di richiedere il Durc, potrebbe adeguarsi effettuando prima il pagamento della prima rata e non risultando quindi irregolare, viene chiesto se:
–  si intenda assumere urgentemente le iniziative di competenza affinché tale situazione venga al più presto risolta.
5-10654
Interrogazione a risposta in Commissione
 
A. Galgano, CI
Sisma – edifici scolastici agibilità
Considerato, tra l’altro, che a causa del Sisma che tra agosto e ottobre 2016 ha colpito l’Italia centrale, risultano essere numerose le scuole dichiarate inagibili, che a settembre 2016 la Protezione civile certificava che su 480 edifici scolastici censiti, 149 non potevano ospitare studenti e 30 addirittura risultavano completamente inagibili, viene chiesto:
– quali iniziative si intenda assumere al fine di acquisire dai Comuni colpiti e da quelli a maggior rischio la documentazione relativa alla agibilità e alla sicurezza degli edifici scolastici per il regolare svolgimento dell’anno scolastico.
7-01191
Risoluzione in Commissione
 
S. Fregolent, PD
Fiscalità ambientale
 
-Compiere scelte di politica fiscale idonee a preservare l’equilibrio ambientale, nel rispetto del principio di neutralità fiscale e tenuto conto della disciplina vigente negli enti territoriali, regioni e comuni;
 –per quanto riguarda il settore dei trasporti:
-compiere scelte di politica fiscale che, attraverso meccanismi di mercato, siano idonee a conseguire gli obiettivi di decarbonizzazione, tenendo conto di potenzialità e costi delle diverse tecnologie del settore dei trasporti e, in particolare:
 -favorire, in linea con le raccomandazioni della Commissione europea, lo sviluppo di un quadro normativo e fiscale stabile che agevoli gli investimenti (anche infrastrutturali) di medio e lungo termine nel settore della mobilità sostenibile;
 -assumere iniziative per mantenere una fiscalità di favore verso i carburanti a minor impatto emissivo;
 per quanto riguarda le fonti rinnovabili:
-assumere iniziative per prevedere un adeguato sistema di incentivazione (non solo di carattere economico), privilegiando i progetti a maggiore contenuto tecnologico, innovativo e di efficienza;
 -per quanto riguarda la copertura assicurativa del rischio ambientale:
 -prevedere l’assicurabilità del rischio ambientale per tutte le attività produttive potenzialmente inquinanti, non solamente quelle a rischio d’incidente rilevante, incluso il trasporto di merci pericolose, in ciò dando più puntuale attuazione alla disposizione dell’articolo 14 – garanzia finanziaria –della direttiva 2004/35/CE, la quale prevede appunto il ricorso all’assicurabilità del rischio ambientale e conseguentemente il ristoro del danno ambientale, consentendo la bonifica e il ripristino dei siti inquinati da parte di chi ha prodotto l’inquinamento attraverso l’intervento di un terzo garante;
-adottare iniziative per prevedere l’intervento diretto del terzo garante per l’intervento di ripristino ambientale e in ragione di ciò:
 -assumere iniziative per stabilire un’aliquota fiscale considerevolmente inferiore a quella attualmente vigente per la copertura assicurativa sulla responsabilità civile in materia ambientale;
-adottare iniziative per prevedere l’intervento del terzo garante, unitamente agli organi deputati ai controlli in materia (Arpa, Asl, vigili del fuoco), al verificarsi del sinistro ambientale, per una puntuale caratterizzazione dello stato d’inquinamento che faciliti il ripristino ambientale;
 per quanto riguarda gli strumenti finanziari a sostegno della sostenibilità ambientale:
-promuovere, nell’ambito di un pacchetto di interventi legati alla fiscalità ecologica, misure volte a favorire la canalizzazione del risparmio privato (domestico e/o internazionale) verso prodotti finanziari sostenibili e innovativi (come i green insurance bond), che potrebbe dare un impulso al ciclo economico nazionale in chiave di sostenibilità, coinvolgendo in tale processo tutti i soggetti interessati, banche, assicurazioni, investitori, imprese, pubblica amministrazione e terzo settore, definendo un modello di riferimento condiviso ed equilibrato rispetto a tutti gli interessi in gioco, nonché favorendo la creazione in Italia di una piazza finanziaria di riferimento per la finanza green con ricadute positive generali.
7-01192
Risoluzione in Commissione
 
M. F. De Rosa, M5S
Bonifiche ambientali
 
 
-Assumere iniziative normative affinché, al superamento dei valori di concentrazione soglia di contaminazione (CSC), siano effettuati gli interventi di bonifica e, se sussistano ancora contaminazioni residue che superano gli anzidetti valori, sia disposta un’analisi di rischio di carattere oggettivo per stabilire il rischio per la salute pubblica e per l’ambiente, condotta secondo un modello concettuale di riferimento e mediante l’adozione di metodiche riconosciute a livello internazionale;
– modificare la definizione di «bonifica» di un sito contaminato, intendendo quest’ultima come l’insieme degli interventi atti a eliminare o a isolare le fonti di inquinamento ovvero a ridurre le sostanze inquinanti presenti nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque superficiali e sotterranee a un livello uguale o inferiore ai valori delle concentrazioni soglie di contaminazioni (CSC) – e non alle concentrazioni soglia di rischio (CSR), così come ora previsto dalla legislazione vigente;
– introdurre, conseguentemente, una nuova definizione di «sito non contaminato» quale sito nel quale la contaminazione rilevata nelle matrici ambientali risulti inferiore ai valori di concentrazioni soglie di contaminazioni o se superiore, risulti comunque inferiore ai valori di concentrazione residua verificati a seguito dell’analisi di rischio adottata con criteri oggettivi;
– prevedere che i valori delle CSC di cui all’allegato V della parte quarta, titolo V, del Dlgs 152/2006, siano sottoposti a verifiche periodiche effettuate almeno ogni cinque anni e accompagnate da una relazione sull’evoluzione delle conoscenze tecnico-scientifiche, delle risultanze dei controlli e dei monitoraggi disponibili predisposta dall’Istituto superiore di sanità e dall’Ispra;
– assumere le necessarie iniziative normative affinché i piani di cui all’art. 239, comma 3, del citato Dlgs, contenenti interventi di bonifica e ripristino ambientale per le aree caratterizzate da inquinamento diffuso:
 siano adottati entro tempi certi nel rispetto delle linee guida, dei criteri generali e degli standard stabiliti;
 ne sia data adeguata e tempestiva notizia mediante avviso pubblicato nel sito internet istituzionali degli enti interessati;
 gli si applichi la procedura di cui alla parte seconda del Dlgs 152/2006 in materia di valutazione ambientale strategica (VAS);
 in caso di inerzia della regione venga previsto che  il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente, previa diffida ad adempiere in tempi congrui, adotta, in via sostitutiva, i provvedimenti necessari all’elaborazione e all’approvazione del piano per le aree caratterizzate da inquinamento diffuso.
 
SENATO DELLA REPUBBLICA
ATTO e PRIMA FIRMA
OGGETTO
IMPEGNI/RICHIESTE AL GOVERNO
3-03515
Interrogazione a risposta orale
 
L. Orellana, Aut
Concessioni di cava
 
 
– Rafforzare la tutela del territorio e la legalità, attraverso una legge quadro nazionale, che stabilisca le aree in cui l’attività di cava è vietata e obblighi il recupero contestuale delle aree;
– stabilire un canone minimo nazionale per le concessioni di cava per equilibrare i guadagni pubblici e privati e tutelare il paesaggio;
– ridurre il prelievo da cava, attraverso il recupero degli inerti provenienti dall’edilizia, per andare nella direzione prevista dalla normativa europea e riuscire così ad aumentare il numero degli occupati e risparmiare la trasformazione di altri paesaggi.
 
Si veda precedente del 20 febbraio 2017
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